La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna per calunnia pronunciata in primo grado nei confronti del senatore di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani. La sentenza di secondo grado lascia invariato il verdetto emesso nel settembre 2023 dal Tribunale di Castrovillari, che aveva riconosciuto la responsabilità dell’esponente politico e disposto una pena di un anno e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite nel procedimento.
Nel giudizio di primo grado il tribunale aveva inoltre concesso le attenuanti generiche, la sospensione condizionale della pena e il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.
L’appello e la conferma del verdetto
Dopo la pronuncia del Tribunale di Castrovillari, il parlamentare aveva impugnato la decisione attraverso il proprio difensore, chiedendo alla Corte d’Appello una revisione del giudizio. I magistrati di secondo grado hanno tuttavia confermato l’impianto della sentenza già pronunciata nel 2023, mantenendo inalterate le conclusioni raggiunte dal giudice monocratico.
L’origine dell’inchiesta
La vicenda giudiziaria affonda le sue radici nel 2017, anno in cui Rapani presentò una denuncia sostenendo che un assegno intestato a suo nome fosse stato sottratto e successivamente utilizzato in maniera illecita da persone sconosciute.
Nel corso delle indagini e dell’istruttoria processuale, gli accertamenti si sono concentrati sulle circostanze legate alla disponibilità del titolo di credito e ai rapporti con alcune persone coinvolte nell’organizzazione di un evento pubblico svolto nell’area di Corigliano-Rossano, nel periodo in cui era in corso il percorso che avrebbe portato alla fusione dei due comuni.
Secondo quanto emerso nel procedimento, il senatore aveva negato di avere consegnato quell’assegno ai soggetti interessati dalla vicenda. Gli sviluppi investigativi hanno poi portato all’apertura del procedimento penale conclusosi con la condanna confermata anche in appello.
Dagli accertamenti della Procura al giudizio
Le prime verifiche furono avviate dalla Procura della Repubblica di Cosenza, che raccolse gli elementi investigativi successivamente confluiti nel fascicolo processuale esaminato dai giudici nei diversi gradi di giudizio.
Con la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, il procedimento registra dunque una nuova tappa giudiziaria, confermando integralmente la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Castrovillari.








