2 Luglio 2026
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“Assistenza legale gratis”, poi il conto da 250mila euro: avvocato di Tropea a processo insieme al figlio (NOMI)

Secondo la Procura di Vibo, ricevute fiscali mai emesse e una fattura con partita Iva chiusa da anni per sottrarre denaro a una famiglia di Parghelia. La richiesta di altri 163mila euro fa scattare anche l'accusa di tentata estorsione

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Il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, ha disposto il rinvio a giudizio di Vincenzo Epifanio, 71 anni, nato in Argentina nel ma domiciliato a Tropea, e del figlio Riccardo Epifanio, 39 anni, entrambi difesi dagli avvocati Nicola D’Agostino e Giuseppe Di Renzo. I due dovranno comparire davanti al Tribunale di Vibo Valentia, in composizione monocratica, giudice Claudia De Santi, all’udienza fissata per il 15 settembre 2026.

L’accusa: “Artifizi e raggiri” sulle spese legali

Il cuore dell’imputazione riguarda una presunta truffa ai danni di una famiglia di Parghelia, provincia di Vibo Valentia. Secondo la contestazione, gli imputati, in concorso tra loro, avrebbero rassicurato dapprima i due coniugi e successivamente il figlio della coppia, sulla prestazione di assistenza legale a titolo gratuito, fatta eccezione per spese vive, marche da bollo e contributi unificati. Per l’accusa, però, quella promessa sarebbe stata accompagnata da artifizi e raggiri.

Nel decreto si fa riferimento all’esibizione sistematica di documentazione e ricevute dell’Agenzia delle Entrate che, secondo gli inquirenti, non sarebbero mai state emesse dall’amministrazione finanziaria e avrebbero falsamente attestato pagamenti di marche da bollo o contributi unificati in misura ritenuta esorbitante rispetto al valore delle singole cause.

Le fatture contestate e la partita Iva cessata

Tra gli episodi indicati nel capo d’imputazione figurano anche due fatture. La prima, datata 29 giugno 2015, dell’importo di 4.872 euro, sarebbe stata emessa a titolo di sole spese anticipate per assistenza in una causa civile. La seconda, del 3 luglio 2017, dell’importo di 8.624 euro, avrebbe riguardato spese anticipate per una causa davanti al Tar di valore inferiore a un milione di euro.

In entrambi i casi, secondo l’accusa, le fatture riportavano una partita Iva ritenuta falsa perché cessata il 31 dicembre 2007. La Procura contesta agli imputati di avere indotto in errore i clienti sulla regolarità delle operazioni e del rapporto professionale, procurandosi un presunto ingiusto profitto complessivo di 250mila euro, che sarebbe stato corrisposto in contanti. Contestata anche l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità e dell’abuso di prestazione d’opera.

La seconda accusa solo per Vincenzo Epifanio

Solo a Vincenzo Epifanio viene contestato anche il reato di tentata estorsione. Secondo l’imputazione, dopo la revoca dei mandati difensivi da parte della famiglia, avrebbe inviato diffide e intimazioni di pagamento, minacciando di instaurare azioni giudiziarie ritenute temerarie in caso di mancato pagamento di onorari che, per l’accusa, non erano dovuti.

La somma richiesta sarebbe stata pari a 162.998,17 euro a titolo di onorari professionali. L’evento non si sarebbe verificato per la scelta delle persone offese di non pagare e di rivolgersi alle forze dell’ordine. L’inchiesta, condotta dal Nucleo Mobile della Tenenza della Guardia di Finanza di Tropea, ruota quindi attorno al legame di amicizia tra i due coniugi di Parghelia e l’avvocato rinviato a giudizio. Un rapporto che secondo l’accusa si sarebbe trasformato in un raggiro sistematico e i fatti contestati sarebbero avvenuti a Tropea tra il 29 maggio e il 4 giugno 2021. Nel procedimento risultano persone offese i due coniugi e la figlia.

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