31 Luglio 2026
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Buco da un milione di euro al Comune di Vazzano, invito a dedurre della Corte dei conti per sei: ecco chi sono (NOMI)

Secondo la Procura contabile, tra il 2015 e il 2024 i mandati di pagamento sarebbero stati manipolati sostituendo gli Iban dei beneficiari. Coinvolti anche due ex sindaci e tre revisori

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Un presunto sistema di depauperamento delle casse pubbliche, andato avanti per quasi dieci anni attraverso la manipolazione dei mandati di pagamento del Comune di Vazzano. La Procura regionale della Corte dei conti della Calabria ha notificato un invito a dedurre a sei persone, contestando un danno erariale complessivo di 1.098.806,48 euro. Si tratta di tre pubblici ufficiali appartenenti all’ente locale e tre soggetti che, nella ricostruzione contabile, rivestivano la qualifica di incaricati di pubblico servizio. Nei confronti dell’ex responsabile dell’area Affari generali è stato inoltre eseguito un sequestro conservativo fino a 228mila euro, disposto dal presidente della Sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti. Il vincolo riguarda disponibilità finanziarie, immobili e beni mobili registrati, entro il limite della somma stabilita dal provvedimento.

I sei nomi ricostruiti attraverso gli incarichi

I ruoli indicati coincidono, tuttavia, con quelli descritti nell’avviso di conclusione della parallela indagine penale condotta dalla Procura di Vibo Valentia. Le sei posizioni sono riconducibili a Domenico Antonio Buggisano, 70 anni di Seminara, già responsabile dell’area Affari generali; Domenico Villì, 56 anni di Vazzano, ex sindaco e responsabile pro tempore del servizio finanziario dal marzo 2015 al giugno 2017; Vincenzo Massa, 70 anni di Vazzano, sindaco e responsabile pro tempore dello stesso settore dal giugno 2017 al novembre 2024; e ai tre revisori dei conti Giuseppe Galati, 46 anni di Montepaone, in carica dal gennaio 2015 al gennaio 2018, Roberto Gigliotti, 69 anni di Lamezia Terme, revisore dal gennaio 2018 al gennaio 2021, e Giovanna Chiarelli, 52 anni di Rende, componente dell’organo di revisione dal marzo 2021 all’aprile 2024. La contestazione della Corte dei conti costituisce una prospettazione ancora provvisoria: attraverso l’invito a dedurre i destinatari potranno presentare osservazioni, documenti e controdeduzioni prima che la Procura contabile decida se procedere con la citazione in giudizio.

La presunta sostituzione degli Iban

Al centro dell’ipotizzato sistema viene collocato Buggisano, che, secondo gli investigatori, tra il 2015 e il 2024 avrebbe avuto accesso alla firma digitale del responsabile del servizio finanziario. Questo sarebbe avvenuto, sostiene la Procura contabile, con il consenso o per la presunta omissione dei controlli spettanti agli altri soggetti coinvolti. L’ex responsabile avrebbe così potuto intervenire sui mandati presenti nel sistema contabile prima della loro trasmissione telematica alla banca incaricata del servizio di tesoreria. L’operazione contestata consisteva nella presunta sostituzione dell’Iban del legittimo beneficiario con quello dello stesso ex funzionario o di soggetti terzi ritenuti a lui riconducibili. Attraverso questo meccanismo sarebbe stato generato un ammanco di 845.235,75 euro.

Le presunte omissioni di sindaci e revisori

Secondo la prospettazione degli inquirenti contabili, l’architettura fraudolenta sarebbe stata resa possibile anche dalla mancata vigilanza sulla gestione finanziaria. In questo quadro vengono collocate le posizioni dei due sindaci pro tempore, che nei rispettivi periodi ricoprivano anche l’incarico di responsabile del servizio finanziario, e dei tre revisori dei conti succedutisi nell’arco temporale esaminato. A questi ultimi non viene attribuita la materiale percezione del denaro. La contestazione riguarda invece il presunto mancato esercizio dei controlli che, secondo la Procura, avrebbero potuto impedire o almeno interrompere le uscite ritenute irregolari. Le singole condotte e il rapporto causale tra le presunte omissioni e il danno dovranno però essere valutati nel contraddittorio con le difese.

Il danno da disservizio

Al presunto ammanco diretto di 845.235,75 euro, la Procura regionale aggiunge un danno da disservizio di 253.570,73 euro, calcolato nella misura del 30 per cento del danno principale. Quest’ultima voce sarebbe collegata alla grave compromissione del buon andamento dell’attività amministrativa e alle conseguenze che il presunto sistema avrebbe prodotto sull’organizzazione dell’ente. Il totale contestato raggiunge così 1.098.806,48 euro, arrotondato a 1,1 milioni nel comunicato ufficiale della Corte dei conti.

Le indagini della Guardia di finanza

L’inchiesta contabile nasce da una segnalazione di danno erariale predisposta dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Vibo Valentia. Gli elementi erano emersi durante le precedenti indagini svolte insieme ai carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Vibo, che ha successivamente autorizzato la trasmissione degli atti alla magistratura contabile. Gli ulteriori accertamenti sono stati affidati al Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Vibo Valentia e coordinati dal pubblico ministero contabile Costantino Nassis.

La stessa vicenda è al centro dell’indagine penale per la quale la Procura di Vibo Valentia ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a 28 persone fisiche, oltre a otto enti. In quella sede sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di peculato, autoriciclaggio e riciclaggio. Il procedimento davanti alla Corte dei conti è autonomo rispetto a quello penale e riguarda l’eventuale responsabilità per il danno arrecato alle finanze pubbliche.

Ora la parola passa alle difese

L’invito a dedurre non rappresenta una condanna e non coincide con una sentenza di responsabilità amministrativa. I sei destinatari potranno esaminare le contestazioni, depositare le proprie deduzioni, produrre documenti e chiedere di essere ascoltati. Soltanto dopo questa fase la Procura regionale deciderà se archiviare le singole posizioni oppure promuovere il giudizio davanti alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti. Le responsabilità restano quindi da accertare nel pieno contraddittorio e separatamente rispetto agli esiti della parallela inchiesta penale.

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