Il Tribunale di Crotone apre le porte per la prima udienza sul naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023. Sei militari, quattro della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, affrontano i capi d’imputazione di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Tra loro figurano i vertici operativi del Roan di Vibo Valentia, Giuseppe Grillo e Alberto Lippolis, l’ufficiale Antonino Lopresti, il comandante Nicolino Vardaro (Taranto), oltre a Francesca Perfido (Centrale operativa Roma) e Nicola Nania (Capitaneria di Reggio Calabria).
A presiedere il collegio giudicante è Alfonso Scibona, affiancato dai giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni. L’accusa vede schierato in aula il Procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, insieme al pubblico ministero Matteo Staccini.
La paralisi tra burocrazia e “regole d’ingaggio”
Le indagini dei Carabinieri delineano uno scenario di inefficienze sistemiche. Gli inquirenti ipotizzano una fatale catena di sottovalutazioni e carenze strumentali, esacerbata dal mancato coordinamento tra i corpi coinvolti. Al centro del dibattito giuridico siedono le rigide “regole di ingaggio” del Regolamento UE 656/2014 e l’accordo tecnico del 2005, riformulato dal governo Draghi nel 2022.
Secondo la tesi accusatoria, il rigore nel distinguere tra operazioni di polizia e soccorso (Sar) avrebbe paralizzato l’azione: i militari non avrebbero attivato tempestivamente né l’una né l’altra procedura. Un’omissione che avrebbe violato l’obbligo primario di salvaguardia della vita umana, prevalente persino davanti alle condotte criminali degli scafisti.
Una folla di parti civili contro lo Stato
Il processo vede la partecipazione di 86 parti civili, tra sopravvissuti, familiari delle vittime, Ong e associazioni. La portata politica e istituzionale del caso è evidenziata dalla citazione dei ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture come responsabili civili, in quanto datori di lavoro degli imputati. Coinvolte nel giudizio anche Consap e Sara Assicurazioni.
Mentre l’aula inizia a esaminare le negligenze di quella notte drammatica, resta il monito di una strage che si sarebbe potuta evitare se la tutela della dignità umana avesse prevalso sulla burocrazia del mare.









