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23 Aprile 2026
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Dal giorno maledetto alla telefonata dei carabinieri, il calvario di Martino Ceravolo: “Filippo ha salvato tutti gli altri”

Il padre del giovane ucciso per errore dalla 'ndrangheta a Pizzoni nel 2012 dopo l'arresto dei presunti killer: "Una vittoria della magistratura e dei carabinieri, hanno indagato come se fosse un loro figlio"

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Era in Svizzera con sua moglie quando i carabinieri lo hanno chiamato per comunicargli l’arresto dei presunti killer di suo figlio Filippo. Martino Ceravolo, padre del giovane innocente ucciso per errore dalla ‘ndrangheta a Pizzoni nel 2012, ha raccontato quel momento nell’intervista rilasciata al caporedattore del Tgr Calabria Riccardo Giacoia. “Neanche ce l’avevo, che una cosa tipo non arrivava mai questa notizia”, ha detto Martino, la voce spezzata. “E poi siamo messi a piangere”.

“Questa montagna non si scalava mai”

Quasi quattordici anni di attesa, di dolore, di speranza tenuta in vita a fatica. Alla domanda su quale sia stato il momento più difficile in tutti questi anni, Martino non ha esitato. “Che questa montagna non si scalava mai, è stata veramente dura”. Poi, quasi a voler restituire onore a chi ha lavorato nell’ombra: “Una vittoria della magistratura, dei carabinieri, hanno fatto le indagini come se fosse un loro figlio”.

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Il giorno maledetto: “Arrivo e mi vedo centinaia di persone”

Il ricordo di quel giorno di dodici anni fa rimane nitido e lacerante. “Mi ricordo, mi precipito a Pizzoni tutto velocemente con la macchina”, ha raccontato. «Arrivo là e mi vedo centinaia di persone che mi hanno massacrato un figlio”.

Martino Ceravolo sa distinguere con lucidità tra la soddisfazione per gli arresti e il vuoto che nulla potrà colmare. “Tante volte sembro forte ma sono pure debole. Rendiamoci conto che non c’è un ragazzo di 19 anni, non c’è nessuno da festeggiare”. Poi aggiunge, con una consapevolezza che pesa come un macigno: “Da festeggiare che li hanno presi, speriamo di condannarli. E per il resto, il regalo a vita ce l’abbiamo noi — i familiari, le vittime”.

Le parole più dure, quelle che sintetizzano tutto, arrivano alla fine: “Filippo mio non doveva morire, Filippo doveva essere qua. Mi hanno spezzato il cuore. Il cuore che vedi in questa casa, il suo profumo, le sue foto, i suoi ricordi, le sue carezze. Qua era un ragazzo veramente speciale”.

“Filippo ha salvato gli altri”

Martino Ceravolo ha allargato lo sguardo oltre il dolore privato, rivolgendosi alla sua comunità. “I cittadini di Soriano sono veramente persone che vogliono una nuova vita, vogliono uscire”, ha detto. “Con l’arresto dei presunti assassini di Filippo si cambia un capitolo, le strade sono più libere. Filippo ha salvato gli altri“. Un’ultima parola, prima di congedarsi, per ringraziare chi in questi anni non lo ha lasciato solo: “Voglio dire pubblicamente grazie a voi tutti che siete stati sempre vicini. Grazie”.

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