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23 Aprile 2026
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“Amava la vita ma dopo il terzo figlio non stava più bene”: il parroco racconta l’angoscia silenziosa di Anna

La Procura accelera sulle indagini e anticipa le autopsie sui corpi delle tre vittime all'Università Magna Grecia. La Polizia analizza le telecamere: le immagini non inquadrano però il balcone

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Nel pomeriggio di oggi, 23 aprile, saranno eseguite all’Università Magna Grecia di Catanzaro le autopsie sulle salme della donna di 46 anni e dei suoi due figli — un bambino di 4 anni e uno di 4 mesi — morti nella notte tra martedì e mercoledì. Il pm Graziella Viscomi ha affidato l’incarico alla dottoressa Isabella Aquila, direttrice della scuola di specializzazione di medicina legale dell’ateneo. I tre esami dovranno accertare l’esatta dinamica dei fatti e le cause della morte.

L’intervento chirurgico e le indagini della Polizia

Prima di essere trasferita al Gaslini di Genova, la figlia maggiore della donna — quasi sei anni, unica sopravvissuta — era stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico all’ospedale di Catanzaro. Con lei, sul volo militare, anche il padre, che non ha lasciato la bambina. Le indagini sono state delegate alla Polizia, che sta analizzando le immagini degli impianti di videosorveglianza installati nelle vicinanze dell’abitazione. Le telecamere, tuttavia, secondo quanto emerso, non inquadrerebbero il balcone dal quale la donna si è lanciata nel vuoto insieme ai bambini.

La veglia in parrocchia: “Le avevo detto di farsi aiutare”

Nella chiesa del Santissimo Salvatore di Catanzaro si è tenuta una veglia di preghiera per ricordare la 46enne. Il parroco, don Vincenzo Zoccoli, che la conosceva da anni, ha tracciato un ritratto di una donna solare e generosa, consumata però da un’angoscia silenziosa che si era aggravata dopo la nascita dell’ultimo figlio. “Amava la vita, ma dopo il terzo figlio non stava più bene”, ha raccontato il sacerdote. “Aveva questa stanchezza, questa depressione angosciante. Mi diceva che era insicura quando portava i bambini all’asilo, perché aveva paura che qualcuno facesse loro del male”.

Don Vincenzo aveva cercato più volte di rassicurarla, spingendola a cercare aiuto professionale. “Le ho detto di farsi aiutare, che non poteva continuare così. Le ho detto di rivolgersi a uno psicologo o di andare dal suo medico». L’ultimo incontro risale a lunedì scorso. «Dopo il battesimo dell’ultimo figlio, il 19 marzo, era sempre più stanca”.

In parrocchia, ricorda il sacerdote, la donna era molto conosciuta: si era sposata lì, aveva festeggiato lì. “Era solare, generosa, disponibile. Certamente con questa sofferenza che non esprimeva, non comunicava”. Un pensiero commosso anche per la bambina ricoverata a Genova: “Aveva la voglia di vivere, come gli altri due. Sorridevano sempre quando arrivavano a messa. Mi auguro che ce la faccia”.

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