“Alla fine qual è il disegno unico? È quello di creare uno scudo soprattutto per i potenti”. Nino Di Matteo, sostituto procuratore presso la Direzione Investigativa Antimafia, usa parole pesanti nell’intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio. Secondo il magistrato, la riforma non protegge solo la classe politica, ma un intero sistema di potere consolidato tra alta finanza e grande economia, ormai distante dal dettato costituzionale. Il rischio è l’istituzione di un “doppio binario” giudiziario: “una magistratura che può essere efficace e rigorosa, talvolta spietata, nei confronti dei reati degli ultimi della società, e una magistratura con le armi spuntate nei confronti invece delle manifestazioni criminali del potere”.
Fibrillazione politica e spettri del passato
L’analisi di Di Matteo si sposta poi sul contesto sociale e internazionale, definendo il clima attuale “assolutamente di fuoco”. Il magistrato esprime forte preoccupazione per l’instabilità politica e l’atteggiamento dell’Italia nello scacchiere mondiale. Un monito che affonda le radici nella storia d’Italia: “La storia ci insegna che gli attentati e i delitti eccellenti si sono verificati sempre nei momenti di maggiore fibrillazione politica e sociale, questo è il momento”. Sebbene precisi che si tratti di una constatazione da osservatore e non di un giudizio basato su atti di fatto, il richiamo ai periodi più bui della Repubblica resta netto.
Il regalo alle mafie e la “mistificazione”
Per Di Matteo, ogni intervento che limita l’autonomia delle toghe è “manna che cade dal cielo per i mafiosi”. La criminalità organizzata, spiega il pm, ha sempre temuto il magistrato indipendente e dotato di strumenti d’indagine efficaci. La narrazione secondo cui la separazione delle carriere servirebbe a evitare errori giudiziari clamorosi è, per il magistrato, una menzogna pericolosa: “Far credere che questa è una riforma della giustizia che eviterebbe i casi Tortora o il caso Garlasco o chissà quale altro errore giudiziario, è una mistificazione, una falsificazione”.
Il controllo della politica
In chiusura, il sostituto procuratore ribadisce l’obiettivo ultimo che le cosche perseguirebbero attraverso la delegittimazione della magistratura. Secondo Di Matteo, l’interesse di Cosa Nostra e delle altre organizzazioni criminali coincide con il desiderio di una giustizia depotenziata e, soprattutto, assoggettata al potere esecutivo: “La mafia ha sempre avuto interesse a che la magistratura non goda della fiducia dei cittadini perbene e che sia controllabile dalla politica”.








