10 Luglio 2026
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Feto morto a Polistena: il gip respinge l’archiviazione per il ginecologo. I nonni si costituiscono parte civile

Svolta nell'inchiesta sul decesso del piccolo Matteo, avvenuto nel luglio 2024. Il Tribunale di Palmi ordina nuove indagini semestrali sulla condotta del medico di turno, mentre i familiari preannunciano la citazione per danni contro l'Asp di Reggio Calabria.

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Una drammatica vicenda di presunta colpa medica avvenuta nelle corsie dell’ospedale di Polistena si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario che ne ridefinisce i confini di responsabilità. La sera del 26 luglio 2024, presso l’ospedale di Polistena, F.S. – alla quarantesima settimana di una gravidanza decorsa in maniera del tutto fisiologica – veniva ricoverata per il travaglio. Intorno alle ore 20,30 il ginecologo di turno visitava la paziente, disponeva la somministrazione di ossitocina, prescrivendo un monitoraggio cardiotocografico in continuo. A partire dalle ore 21,25, il tracciato cardiotocografico iniziava a registrare una prolungata e profonda decelerazione bifasica della frequenza cardiaca fetale, con lento ritorno alla linea di base e bradicardia inferiore ai 100 bpm.

Secondo le Linee Guida della SIGO del 2018, si trattava di un tracciato di “tipo 3” – patologico – che imponeva un intervento assistenziale immediato entro trenta minuti. Secondo le conclusioni del pm di Palmi le ostetriche di turno quella sera, non riconoscevano i segni di sofferenza fetale, non richiedevano l’intervento del ginecologo e, in aperto contrasto con le indicazioni del ginecologo e delle Linee Guida, interrompevano il tracciato cardiotocografico tra le ore 22,20 e le 23,55. Solo alle 23,55 veniva intrapreso un nuovo breve monitoraggio, che mostrava ulteriori decelerazioni non rassicuranti, ma ormai era troppo tardi.

Il feto decedeva per anossia cerebrale intrapartum acuta tra le ore 00,15 e le 00,23 del 27 luglio 2024. Secondo la consulenza medico-legale disposta dalla Procura, a firma del dottor Giovanni Andò e della professoressa Alfonsa Pizzo, qualora le ostetriche avessero rispettato le prescrizioni, sarebbe stato possibile estrarre il feto mediante taglio cesareo entro le ore 22,30, permettendogli di nascere vivo, con un “elevato grado di probabilità prossimo alla certezza”. Le ostetriche sono state rinviate a giudizio innanzi al GUP del Tribunale di Palmi per il delitto di omicidio colposo in cooperazione, per imprudenza e negligenza.

Il supplemento d’indagine per il medico e la responsabilità d’équipe

Parallelamente al binomio processuale principale, la Procura aveva chiesto l’archiviazione per altri cinque indagati il ginecologo, il pediatra e tre sanitari in servizio presso l’Ospedale di Polistena. Gli avvocati Antonino Napoli, difensore del nonno paterno Giovanni Russo, e Francesco Cardone, difensore dei nonni materni Isabella Minniti e Giuseppe Sorrenti, hanno proposto opposizione alla richiesta di archiviazione come anche le altre persone offese. L’opposizione si fondava, in particolare, sul principio della responsabilità d’équipe il cui obbligo di diligenza del ginecologo, secondo la consolidata giurisprudenza della Cassazione, non si esaurisce nella mera reperibilità, ma impone una vigilanza attiva sull’evoluzione delle condizioni della partoriente.

La gip Francesca Mirabelli ha accolto l’opposizione nei confronti del ginecologo ritenendo non sufficientemente approfondita la condotta del ginecologo tra la visita delle 20,30 e l’ingresso in sala parto, ordinando al Pubblico Ministero di effettuare ulteriori indagini entro sei mesi, con particolare riguardo alla collocazione temporale di una seconda visita del ginecologo alla madre (emersa dalle dichiarazioni testimoniali), alla verifica della conformità della sua condotta alle regole cautelari e alle linee guida e all’approfondimento circa i dati inseriti nella cartella clinica (indice APGAR indicato in 3 anziché 0).

L’azione risarcitoria dei nonni e il ruolo dell’Asp reggina

Sul fronte civile e delle tutele parentali, l’udienza preliminare in cui sono imputate le due ostetriche, fissata per il 9 luglio 2026 e rinviata al 29 ottobre 2026 per un difetto di notifica ad una delle imputate, ha registrato l’attivazione formale dei parenti prossimi. I nonni di Matteo hanno preannunciato la propria costituzione di parte civile nel procedimento a carico delle ostetriche. Giovanni Russo, nonno paterno, difeso dall’avvocato Antonino Napoli, Giuseppe Sorrenti e Isabella Minniti, nonni materni, difesi dall’avvocato Francesco Cardone, hanno preannunciato l’intenzione di costituirsi parte civile con richiesta di citazione del responsabile civile. Infatti, entrambi gli atti di costituzione di parte civile indicano quale responsabile civile l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, datrice di lavoro delle imputate.

I risvolti risarcitori si poggiano su una giurisprudenza ormai consolidata a tutela del nascituro e dei legami di sangue. Gli atti richiamano l’orientamento della Corte di Cassazione secondo cui il danno da perdita del feto è assimilabile al danno da perdita del rapporto parentale e risarcibile anche in favore dei nonni. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto familiare viene ad esistere già durante la vita prenatale e che la perdita del frutto del concepimento determina una “intensa sofferenza interiore” risarcibile non solo ai genitori ma anche ai nonni. Il procedimento prosegue innanzi al Tribunale di Palmi. Resta ferma la presunzione di innocenza del ginecologo e le imputate sino a sentenza definitiva.

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