10 Luglio 2026
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Reati ambientali, la Cassazione conferma le assoluzioni per l’inchiesta “Erebo Lacinio”. Trionfo della linea difensiva

Cala definitivamente il sipario sulle accuse di traffico illecito di rifiuti e truffa sugli incentivi legati all'impianto di biogas "Le verdi praterie". La Suprema Corte convalida i precedenti giudizi di merito, sancendo la totale regolarità dell'attività industriale

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La Corte di Cassazione ha messo la parola fine a una delle più complesse e discusse inchieste in materia di reati ambientali legate al settore delle energie rinnovabili nel Mezzogiorno. I giudici della Suprema Corte hanno confermato l’assoluzione con formula piena per tutti gli imputati coinvolti nel procedimento battezzato dagli inquirenti “Erebo Lacinio”, incentrato sulle presunte irregolarità gestionali di un importante impianto per la produzione di biogas. Il pronunciamento valida in via definitiva una linea difensiva che ha superato indenne ogni grado di giudizio, raccogliendo il parere favorevole di diciassette magistrati complessivi che hanno sancito la totale regolarità dell’attività industriale svolta dall’azienda “Le verdi praterie”.

La pronuncia degli ermellini non si limita a scagionare i vertici societari, ma delinea un perimetro normativo chiaro per l’intero comparto della transizione ecologica. “Grazie ad uno straordinario lavoro di squadra che ha coinvolto altri ottimi avvocati ed eccellenti consulenti – commenta l’avvocato Francesco Verri, Partner di Ontier – siamo riusciti a smentire accuse che la Procura della Repubblica ha sostenuto con vigore in ogni sede. Accogliendo la nostra tesi, la Cassazione ha messo fine a una vicenda giudiziaria che ci ha visto impegnati con successo per finti anni. È stato fissato un importante principio di diritto: non si può scomodare il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti per (tentare di) sanzionare l’utilizzo di prodotti e sottoprodotti nel settore della produzione di energie rinnovabili e di recuperare gli incentivi percepiti dai titolari degli impianti”.

Il quadro accusatorio e i dettagli dell’indagine “Erebo Lacinio”

L’impianto accusatorio, originariamente coordinato per competenza territoriale dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ipotizzava l’esistenza di una presunta associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e l’ambiente. Al centro delle indagini vi era la gestione della società “Le verdi praterie”, guidata da Antonella Stasi, finita sotto la lente d’ingrandimento per l’introduzione nell’impianto a biomasse di materiali di origine vegetale e animale ritenuti non conformi dalle tesi degli inquirenti.

Secondo l’ipotesi investigativa iniziale, l’azienda avrebbe utilizzato procedure difformi da quelle previste per lo smaltimento dei residui e per la produzione di fertilizzante, un meccanismo che, secondo i calcoli della Procura, avrebbe consentito alla società di percepire indebitamente incentivi pubblici erogati dal Gestore del Servizio Elettrico (GSE) per un valore superiore ai 14 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2011 e il 2018.

La linea scientifico-documentale e il pool difensivo

Il successo processuale ha trovato le sue fondamenta in un approccio metodologico multidisciplinare che ha unito la rigorosa analisi documentale alle evidenze scientifiche. Il pool difensivo ha visto impegnati importanti penalisti del panorama nazionale come gli avvocati Vincenzo Ioppoli, Francesco Laratta, Vincenzo Cardone, Nicola Cantafora e Sergio Rotundo, affiancati dall’avvocato Francesco Verri dello studio Ontier, quest’ultimo con un’esperienza ventennale nei grandi processi ambientali del Mezzogiorno.

La difesa ha scardinato il teorema accusatorio producendo in giudizio l’intera cronologia delle comunicazioni ufficiali indirizzate al GSE, che non erano state precedentemente acquisite nel fascicolo degli inquirenti. Tali documenti hanno dimostrato la trasparenza operata dall’azienda e il pieno rispetto delle normative vigenti. A consolidare il quadro sono intervenute quattro consulenze tecniche di matrice accademica e scientifica firmate dai professori Massardo, Dell’Anno e Campanile, insieme ai dottori Caccavari e Mazzei. I dati scientifici hanno provato come l’impianto crotonese abbia generato esclusivamente energia pulita e fertilizzanti naturali benefici per l’ecosistema, escludendo qualsiasi forma di inquinamento o pericolo per la salute pubblica.

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