6 Novembre 2026
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Fuochi illegali, maxi sequestro nel Salento: una tonnellata di esplosivi spedita anche dalla Calabria

Dieci spedizioni intercettate, cinque persone denunciate e un laboratorio clandestino scoperto in un garage. Nel mirino della Polizia un circuito di vendita online e trasporto irregolare di materiale pirotecnico

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Una rete di vendita di materiale pirotecnico illegale, organizzata attraverso i social network e le applicazioni di messaggistica, è finita sotto la lente della Polizia di Stato in provincia di Lecce. Le indagini, avviate nell’ambito dei controlli preventivi in vista delle festività natalizie, hanno portato al sequestro di circa una tonnellata di prodotti esplodenti, provenienti da aziende situate prevalentemente in Campania e Calabria e destinati a diversi acquirenti del territorio salentino.

Il bilancio dell’operazione comprende dieci spedizioni intercettate, sei perquisizioni domiciliari e cinque persone denunciate per ipotesi di fabbricazione o commercio abusivi di materiali esplodenti. A queste contestazioni si aggiunge quella di attentato alla sicurezza dei trasporti nei confronti del titolare di una delle aziende mittenti.

L’attività investigativa è stata intensificata dal questore di Lecce, Giampietro Lionetti, con il coinvolgimento delle diverse articolazioni della Questura e sotto la direzione della Procura della Repubblica.

Le vendite attraverso social e messaggistica

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema commerciale utilizzava piattaforme social e canali di messaggistica per pubblicizzare i prodotti, raccogliere le prenotazioni e organizzare le consegne. Gli ordini venivano poi affidati ai normali circuiti di spedizione, attraversando diversi centri logistici prima di raggiungere i destinatari.

Nel flusso di merci individuato dagli investigatori figuravano fuochi d’artificio, petardi, razzi e altri articoli pirotecnici appartenenti a differenti categorie. Il problema non riguardava soltanto la natura del materiale trasportato, ma anche le modalità con cui veniva confezionato per eludere i controlli.

Le spedizioni viaggiavano infatti su strada all’interno di imballaggi apparentemente ordinari. In alcuni casi, le scatole venivano assemblate al contrario per nascondere le indicazioni e i simboli identificativi del contenuto. In altri, il materiale era inserito in un doppio involucro, con uno scatolone collocato dentro un altro e ulteriormente coperto da carta bianca.

Modalità che, secondo la ricostruzione della Polizia, avrebbero consentito di dissimulare la presenza di merci pericolose, esponendo potenzialmente a rischi anche gli addetti alla movimentazione e al trasporto, oltre agli stessi destinatari.

Un laboratorio clandestino nel garage di casa

Tra gli elementi più rilevanti emersi durante le perquisizioni c’è la scoperta di un laboratorio clandestino per la fabbricazione di bombe carta, allestito all’interno del garage di un’abitazione.

Il proprietario, titolare di una licenza di fuochino, avrebbe organizzato uno spazio attrezzato per produrre artigianalmente manufatti esplodenti senza le necessarie autorizzazioni e in condizioni di particolare pericolosità.

Nel corso dell’intervento sono stati sequestrati complessivamente circa 1.000 chilogrammi di materiale pirotecnico, contenenti 142 chilogrammi di massa attiva. Tra i prodotti recuperati figurano 650 bombe carta e 720 manufatti artigianali.

Per il proprietario del laboratorio è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria. Su proposta della Divisione Polizia amministrativa della Questura è stato inoltre disposto il ritiro della licenza di fuochino e di quella per il porto di fucile a uso tiro a volo. Le misure hanno comportato anche il ritiro delle armi e delle munizioni legalmente detenute.

Ritirate licenze, armi e munizioni

Provvedimenti analoghi hanno interessato un secondo soggetto, denunciato per violazioni della normativa sulla fabbricazione di materiali esplodenti. Nei suoi confronti sono stati ritirati la licenza di porto di fucile per uso caccia, le armi e le relative munizioni.

La posizione delle altre persone coinvolte e delle aziende mittenti resta oggetto di ulteriori accertamenti. Gli investigatori stanno approfondendo eventuali responsabilità aggiuntive e verificando la sussistenza dei presupposti per l’applicazione delle sanzioni amministrative, pecuniarie e accessorie previste dalla normativa.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica, punta dunque a ricostruire l’intera filiera, dalla commercializzazione attraverso i canali digitali fino alla spedizione e alla produzione artigianale dei manufatti.

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