Non una spettatrice, ma una donna che si dava da fare per risolvere i problemi dell’associazione capeggiata dal principino Antonio Gallo, impegnata nel suo business con le società cartiere e le attività fraudolente. Sarebbe stata il ponte di collegamento tra il mondo in cui gravitava l’imprenditore, ristretto al 41bis e la società civile in cui lei si muoveva, “forte della sua immagine immacolata, di imprenditrice di successo, lontana dagli ambienti criminali”. Non era solo a conoscenza di fatti e informazioni privati riguardanti la vita personale di Gallo “con il quale all’epoca dei fatti ha intrattenuto una relazione sentimentale”, ma sarebbe stata al corrente “del contesto criminale-mafioso in cui lo stesso si muoveva con grande abilità e disinvoltura”.
Le intercettazioni schiaccianti
Sono pesanti le motivazioni dei giudici di appello che spiegano in una corposa sentenza la pena a 2 anni e nove mesi di reclusione inflitta, nel processo Basso Profilo, a Glenda Giglio, all’epoca dei fatti responsabile degli acquisti e direttore tecnico dell’aeroporto di Lamezia Terme. Un verdetto ribaltato, rispetto all’assoluzione ottenuta in primo grado, perché per la Corte di appello il giudice di prime cure non ha valutato bene gli atti, non ha considerato le intercettazioni schiaccianti che inchioderebbero l’ex presidente dei giovani industriali di Crotone. Gallo era colui che informava Giglio delle qualificate, solide entrature di cui godeva nelle più potenti cosche di ‘ndrangheta radicate nel territorio, descriveva i rapporti fiduciari intrattenuti con gli organi di vertice, si compiaceva della stima e della considerazione ricevuta da figure criminali di grosso calibro. L’imprenditore le raccontava “di essere intervenuto in favore di suo padre direttamente con il capo della locale di Cutro Nicolino Grande Aracri”. Tra i due ci sarebbe stato un rapporto di totale e incondizionata fiducia e a differenza di quanto sostenuto dal giudice di prime cure, la conoscenza da parte dell’imputata “del criminale sistema societario” messo in piedi da Gallo è provata.
Consapevole del sistema fraudolento messo in piedi da Gallo
Lui l’avrebbe messa al corrente di tutto, dei suoi timori per le inchieste in corso e non solo perché destinatario di un avviso di conclusione indagini in Borderlard, ma anche perché aveva già saputo dal luogotenente della Guardia di finanza Ercole D’Alessandro che gli investigatori lo stavano tenendo d’occhio, perché volevano provare il riciclaggio. L’ulteriore riprova della conoscenza dell’imputata del sistema fraudolento un dialogo in cui Gallo affida ai commercialisti Francesco Le Rose e Giuseppe Bonofiglio l’incarico di intestare ad una testa di legno una società della Giglio perché doveva fallire, essendo gravata da un cartella esattoriale di 64mila euro. “Aveva piena consapevolezza di tale sistema non potendosi ragionevolmente ritenere che la decisione di dismettere la società mediante la fraudolenta intestazione fittizia a una cittadina straniera sarebbe stata attuata da Gallo e Lerose all’insaputa della Giglio, così come sostiene il Tribunale”. E ancora Gallo parla con Tommaso Rosa, dicendo che avrebbe chiesto aiuto a Giglio per avere a disposizione un dispositivo anti bonifica per trovare le cimici, facendo riferimento “non ad un intendimento, ma a un fatto riscontrato e rispetto al quale non si vedono le ragioni per cui Gallo dovesse millantare con Rosa”. Inoltre vi è una conversazione nella quale si fa riferimento alla necessità dell’imprenditore di poter accedere nell’area riservata, nell’area imbarchi dell’aeroporto di Lamezia Terme, “lui dice di avere del denaro occultato nel portafoglio e dalle conversazioni risulta che lei si mette a disposizione per poter far sì che Gallo potesse entrare”. La donna, per i giudici, avrebbe sostenuto il principino nel reperire un notaio di fiducia per il rogito di atti riguardanti albanesi, venuti in Italia per intestarsi società ed andare via. Intestazioni fittizie che dovevano andare in porto senza che il professionista si accorgesse di nulla. Per la Corte di appello l’imputata ha fornito all’associazione diretta da Gallo un contributo fondamentale per consentire alla stessa di mantenersi in vita e continuare ad operare.












