31 Agosto 2026
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Il mistero della polaroid fantasma: la Procura di Locri indaga sulla scomparsa degli atti nel caso Giorgi

Dopo trent'anni di ombre giudiziarie, un'inchiesta punta a far luce sulla sparizione di reperti fotografici determinanti per la donata definitiva di Paolo Giorgi per l'omicidio Aguì

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Una fotografia polaroid, citata nei verbali e richiamata nelle sentenze di condanna, che però non è mai stata vista da nessuno. Un fantasma che infesta la vicenda giudiziaria di Paolo Giorgi, l’uomo di San Luca condannato in via definitiva a 28 anni di reclusione per l’omicidio di Giuseppe Aguì, avvenuto nel novembre del 1991. Oggi, a distanza di decenni e dopo che il condannato ha già interamente scontato la propria pena, il caso torna al centro dell’attenzione: la Procura della Repubblica di Locri ha aperto un fascicolo d’inchiesta, per ora contro ignoti, per far luce sulla scomparsa di questo e forse di altri atti processuali.

L’apertura del fascicolo e le anomalie denunciate


L’inchiesta, assegnata al magistrato Eleonora Mazzitelli, nasce da una denuncia-querela presentata nel maggio scorso da Paolo Giorgi, assistito dall’avvocato Antonio Russo. Il procedimento (modello 44) ha lo scopo di verificare le anomalie segnalate dalla difesa e accertare se la scomparsa della documentazione fotografica possa configurare ipotesi di reato.

La richiesta di ulteriori approfondimenti non si ferma qui: il legale di Giorgi ha depositato lo scorso 10 luglio una nuova istanza volta a ricostruire meticolosamente le attività investigative compiute dai Carabinieri della stazione di San Luca e del Comando di Locri, nonché dalla Polizia del commissariato di Bovalino, nel delicato lasso temporale intercorso tra l’omicidio di Giuseppe Aguì e il riconoscimento fotografico che inchiodò il sanluchese. Negli ultimi due anni, le ricerche effettuate presso gli uffici competenti hanno dato esito negativo: i fascicoli storici risultano, di fatto, privi delle effigi fotografiche originali.

La cronologia di un caso giudiziario complesso

Tutto ebbe inizio il 10 ottobre 1991, quando nella gioielleria dei fratelli Meduri a Bosco Sant’Ippolito, frazione di Bovalino, si consumò una rapina finita nel sangue con la morte di uno dei rapinatori, Francesco Strangio, cugino di Paolo Giorgi. Pochi giorni dopo, il 29 novembre, un gruppo armato fece irruzione davanti all’abitazione dei Meduri, uccidendo lo zio dei titolari, Giuseppe Aguì, e ferendo i fratelli. Il giorno successivo, il riconoscimento fotografico portò all’identificazione di Giorgi, aprendo la strada a un lungo iter processuale conclusosi con la condanna definitiva. La questione centrale, rimasta insoluta per trent’anni, resta la localizzazione di quella Polaroid numero 2, scelta dai militari dopo le indicazioni di un testimone.

Dalla foto singola al mistero dei verbali mancanti

L’analisi dei fascicoli, tuttavia, suggerisce che il problema potrebbe essere ben più vasto. Emergono infatti tre distinti verbali di ricognizione fotografica che coinvolgono il nome di Giorgi: uno relativo alla rapina del 10 ottobre e due successivi all’omicidio Aguì.

Dall’esame di questi documenti emerge una criticità di fondo: non sarebbe sparita solo la Polaroid numero 2 del 29 novembre, ma sembrerebbe mancare all’appello anche la fotografia numero 4, richiamata esplicitamente in un’altra procedura di identificazione eseguita dalla Polizia. Se la tesi della difesa trovasse riscontro, l’inchiesta della Procura di Locri non si limiterebbe alla sparizione di un singolo reperto, ma si estenderebbe alla mancanza di molteplici documenti fotografici essenziali, citati negli atti ma mai effettivamente presenti nei fascicoli processuali.

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