“Rinnoviamo l’appello al Presidente Occhiuto di sospendere le preaperture della stagione di caccia 2026 in Calabria. Ricordiamo che il Tar Calabria ha già accolto la richiesta cautelare per la sospensione di quella al Colombaccio, come richiesto dall’associazione Earth ODV e sottolineiamo che oltre diecimila persone in pochi giorni hanno aderito alla petizione online per chiedere l’annullamento della stagione venatoria 2026 in Calabria“. Lo affermano il consigliere regionale Ferdinando Laghi e l’Opat, Osservatorio Permanente Ambientee Territorio.
Il Dataset non disponibile
Che aggiungono: “Risulta inspiegabile e ingiustificabile come la Regione abbia potuto approvare il calendario venatorio (con annessa preapertura…) se, ad oggi, non ci sono i dati ufficiali, attendibili e recenti, sulla situazione faunistico-ambientale della nostra Regione. Sono infatti del tutto assenti, nella relazione ufficiale della Regione, di accompagno al calendario venatorio, sia la superficie complessiva degli incendi boschivi, che un piano faunistico aggiornato: l’ultimo risale al 2003! Carenze inaccettabili, oltre che scientificamente imbarazzanti. Noi chiediamo con forza la piena applicazione della legge 353 del 2000, che vieta per 15 anni qualsiasi modifica di destinazione d’uso alle aree incendiate, vieta la caccia e obbliga all’istituzione di un apposito catasto per censire e mappare costantemente tutte le particelle boschive colpite dagli incendi, per rendere effettivi i divieti e i vincoli. Improvvide dichiarazioni pubbliche parlano di un catasto sugli incendi boschivi già esistente in Calabria, ma basta cercare su Google, per accorgersi che la pagina (che dovrebbe essere aggiornata continuamente e consultabile dal cittadino senza problemi) in realtà non esiste (https://geoportale.regione.calabria.it/dataset/aree-percorse-dal-fuoco-catasto-incendi : Dataset non disponibile!). Già nei primi mesi del 2026 la Calabria si è confermata la seconda regione italiana più colpita dagli incendi boschivi, con 1.900-2.000 ettari interessati dalle fiamme e con i roghi della seconda metà di luglio si sarebbero aggiunti altri 1.500 ettari, portando il totale a circa 3.500 ettari di patrimonio boschivo andati in fumo. In totale si tratta di una superficie pari a circa 5.000 campi da calcio. E l’estate non è ancora conclusa… In Calabria però, solamente 67 comuni sui 404 totali possiedono un catasto incendi regolarmente aggiornato. Ci chiediamo il perché. Di certo, questo scenario favorisce comportamenti illegali, a danno dei diritti di tutti. Non occorrono nuove leggi, ma quelle esistenti vanno applicate con puntualità e rigore”.
Una decisione “al buio”
Poi concludono: “Perché la nostra Regione che non riesce ad arginare la piaga degli incendi, autorizza invece, pur mancandone le precondizioni, addirittura l’apertura anticipata della stagione venatoria, per la gioia della lobby dei cacciatori? Quali le motivazioni che hanno spinto a questa decisione “al buio”, con un piano faunistico vecchio addirittura di 23 anni e dunque assolutamente non rappresentativo della realtà odierna? Il Presidente Occhiuto ha dichiarato che: “Il livello di civiltà di una comunità si misura anche da come si trattano gli animali“, e, allora, come si giustifica l’aggressione venatoria, addirittura anticipata, nei confronti degli animali selvatici sopravvissuti, stremati da questa estate di aridità e incendi continui? Eppure, Regioni e Province autonome hanno il pieno potere di vietare o ridurre la caccia per periodi prestabiliti, come previsto dall’articolo 19 della legge statale 157 del 1992, proprio per tutelare la fauna selvatica, in presenza di particolari condizioni climatiche, ambientali o sanitarie. Non solo gli oltre diecimila sottoscrittori della petizione contro la caccia, ma la stragrande maggioranza dei calabresi, auspicano un piano straordinario di ripopolamento faunistico e la tutela degli animali superstiti, che contribuiscano a rispristinare gli equilibri dell’ecosistema regionale. Questa sarebbe una manifestazione reale e concreta di civiltà e di umanità e un ascolto alle reali istanze della collettività, per il bene comune. Infine, ricordiamo a tutti che continua la raccolta firme per i due referendum di iniziativa popolare contro la caccia, firmabili con spid o carta di identità elettronica, al www.noddlcaccia”.












