25 Settembre 2026
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Inchiesta “Glicine-Acheronte”, torna in libertà l’ex consigliere regionale Enzo Sculco

Revocati i domiciliari dopo oltre tre anni di misura cautelare. Il Tribunale di Crotone accoglie l'istanza della difesa: "Cessate le esigenze cautelari e il pericolo di recidiva"

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Dopo oltre tre anni trascorsi in custodia cautelare domiciliare, torna in libertà l’ex consigliere regionale calabrese Vincenzo Sculco. La decisione è stata assunta dal collegio penale del Tribunale di Crotone, presieduto dal giudice D’Ambrosio con i giudici Daminelli e Crisci a latere, che ha accolto pienamente l’istanza presentata dal difensore dell’imputato, l’avvocato Mario Nigro. I giudici hanno revocato la misura restrittiva alla quale Sculco era sottoposto dal giugno 2023 nell’ambito della maxiinchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, denominata “Glicine-Acheronte”. La stessa Procura antimafia ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, ritenendo ormai venute meno le esigenze cautelari.

Il quadro accusatorio e il decorso del processo

Sculco era l’ultimo tra gli esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori ancora sottoposto a misura restrittiva nell’ambito del procedimento avviato nell’ottobre 2024 davanti al Tribunale di Crotone, che vede a giudizio un centinaio di imputati. Nel provvedimento di revoca, il collegio giudicante ha sottolineato come “il tempo trascorso e il corretto comportamento processuale di Sculco consentono allo stato di ritenere eliso il pericolo di recidiva”. L’impianto accusatorio della Dda contesta all’ex consigliere regionale i reati di associazione a delinquere, corruzione e voto di scambio politico-mafioso, indicandolo come la figura di riferimento di un presunto sistema politico-affaristico in grado di condizionare l’operato delle istituzioni locali e degli enti territoriali, dal Comune di Crotone alla Provincia, fino all’Asp e all’Aterp, con il presunto coinvolgimento di altri volti noti della politica regionale e di contatti con ambienti della criminalità organizzata locale.

I ritardi sulle perizie e la svolta procedurale

La revoca della misura arriva dopo che le precedenti istanze di scarcerazione erano state sempre respinte. La situazione di prolungata detenzione domiciliare aveva spinto lo stesso Sculco, nei mesi scorsi, a chiedere paradossalmente il trasferimento in carcere per evitare di gravare sul nucleo familiare. Nell’ordinanza, i giudici hanno anche evidenziato il “prolungamento dei tempi processuali per il mancato deposito integrale della perizia delle intercettazioni”, accordando un ulteriore rinvio ai periti incaricati di completare la complessa trascrizione della vasta mole di materiale d’intercettazione su cui si fonda il dibattimento.

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