Iniziati gli interrogatori di garanzia per alcuni degli indagati nell’inchiesta sui presunti illeciti all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Si indaga su un sistema parallelo di visite a pagamento in nero, con accuse pesantissime: associazione per delinquere, truffa aggravata, falsi, peculato e persino riciclaggio.
L’infermiere Riccardo Sperlì torna libero (quasi)
Il primo a comparire davanti al giudice Mario Santoemma è stato Riccardo Sperlì, infermiere in servizio presso il reparto di Oculistica dell’ospedale “Pugliese”. Difeso dagli avvocati Maria Jiritano e Francesco Iacopino, ha reso dichiarazioni spontanee e prodotto una corposa documentazione volta a dimostrare l’inattualità delle esigenze cautelari.
La strategia difensiva ha puntato su nuovi elementi che, a detta dei legali, avrebbero fatto venire meno i pericula libertatis, ovvero i rischi legati alla libertà personale. Di conseguenza, è stata chiesta la revoca degli arresti domiciliari o, in subordine, una misura meno afflittiva.
Il giudice ha accolto l’istanza, anche grazie al parere favorevole del procuratore aggiunto Giulia Pantano, e ha disposto la sostituzione della misura con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Anna Rita Procopio rompe il silenzio
Ha invece deciso di rispondere alle domande l’infermiera Anna Rita Procopio, in servizio anch’ella presso il reparto di Oculistica fino ad aprile 2025. Accompagnata dai legali Sergio Rotundo e Teresa Matacera, ha fornito la sua versione dei fatti, tentando di respingere gli addebiti a suo carico. Le sue dichiarazioni verranno valutate nei prossimi giorni per stabilire l’eventuale incidenza sul quadro accusatorio.
Silenzio assoluto per Scicchitano e Gigliotti
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il medico oculista Marco Scicchitano, assistito dall’avvocato Antonio Torchia, e l’imprenditore cosentino Maurizio Gigliotti, ex rappresentante legale della società Emmegi Hospital S.r.l., coinvolta nella gestione parallela delle prestazioni sanitarie. La loro scelta di non parlare potrebbe preludere a una strategia difensiva attendista, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari o di eventuali atti di garanzia da parte della Procura.
Un sistema collaudato di visite “in nero”
Secondo gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Catanzaro e dalla Guardia di Finanza, si sarebbe trattato di un lucroso giro di visite specialistiche pagate in contanti e senza ricevute, sfruttando in modo illecito il sistema dell’intramoenia allargata. Le indagini hanno evidenziato accessi abusivi ai sistemi informatici, false attestazioni, uso di fatture per operazioni inesistenti e doppie prenotazioni.
I reati ipotizzati a vario titolo comprendono: associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, falsità materiale, peculato, falsa attestazione di presenza in servizio, emissione e utilizzo di fatture false, riciclaggio e autoriciclaggio.
Gli interrogatori proseguono
Gli interrogatori di garanzia proseguiranno anche nella giornata odierna. Gli indagati che compariranno oggi davanti al GIP di Catanzaro per l’interrogatorio di garanzia Oggi compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari di Catanzaro: Giuseppe Mauro (difeso dall’avvocato Carlo Petitto), Roberto Iuliano (difeso dagli avvocati Vincenzo Arnò e Vincenzo Ioppoli); Rossella Viscomi (difesa dall’avvocato Eugenio Felice Perrone); Mariateresa Debora Lanatà (difesa dagli avvocati Eugenio Felice Perrone e Sara Spanò); Luigi Mancuso (difeso dall’avvocato Antonio Ludovico); Giuseppe Perri (difeso dall’avvocato Antonio Torchia).
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