27 Ottobre 2026
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Inchiesta sulla banca occulta, l’ex autista del Tribunale di Milano respinge le accuse

Domenico Bruno, ai domiciliari nell’inchiesta della Dda, sostiene di non aver effettuato gli accessi abusivi al sistema informatico. La difesa presenta documenti e chiede la revoca della misura cautelare

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Nega di aver effettuato gli accessi informatici contestati e sostiene di non aver mai conosciuto le persone indicate dagli investigatori come vertici della cosiddetta “banca occulta” delle mafie. Domenico Bruno, ex autista dell’ufficio gip del Tribunale di Milano con mansioni anche di operatore giudiziario, ha respinto le accuse nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Luca Milani. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari il 21 ottobre nell’ambito della maxi inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dalla Guardia di finanza, che ha portato complessivamente a 30 arresti e al sequestro di beni per 21 milioni di euro.

La difesa: «In quei giorni era impegnato come autista»

Al centro delle contestazioni ci sarebbe l’accesso abusivo al sistema informatico protetto del Tribunale per consultare un elenco di persone indagate, contenente informazioni coperte da segreto investigativo. Secondo l’ipotesi accusatoria, Bruno avrebbe acquisito i dati e contribuito a far conoscere gli esiti delle ricerche ai principali indagati nell’inchiesta sulla banca occulta.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Grittini, ha contestato la ricostruzione degli investigatori, depositando documentazione per sostenere che il proprio assistito non avrebbe potuto effettuare gli accessi nei giorni indicati, il 9 e il 18 dicembre 2025. “Abbiamo prodotto documenti e certificati per provare che lui in quei giorni non ha potuto effettuare quegli accessi perché era da un’altra parte, svolgeva il servizio di autista”, ha spiegato il legale. Un altro elemento evidenziato dalla difesa riguarda le credenziali informatiche: secondo quanto riferito dall’avvocato, anche altre persone erano abilitate ad accedere al sistema. La circostanza viene richiamata per contestare l’attribuzione degli accessi al suo assistito.

Il presunto passaggio delle informazioni attraverso un avvocato

Secondo l’impianto accusatorio, i dati acquisiti sarebbero stati comunicati, attraverso l’avvocato Rocco Romellano, ai principali indagati nell’inchiesta sulla banca occulta. Romellano, noto per aver difeso esponenti della ’ndrangheta, si trova a sua volta agli arresti domiciliari ed è stato interrogato. Agli indagati sarebbe arrivata anche una fotografia dell’elenco delle persone sotto indagine, attraverso la quale avrebbero appreso dell’esistenza dell’inchiesta che li riguardava. Bruno è accusato di accesso abusivo a un sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio. Il suo nome era già comparso in un’altra indagine riguardante anche il precedente incarico di gestione di beni congelati e depositati presso il Fondo unico giustizia. L’ex autista ha sostenuto di essere stato soltanto amico di Romellano e di non aver conosciuto le tre persone ritenute al vertice della struttura finanziaria occulta.

Chiesta la revoca degli arresti domiciliari

Al termine dell’interrogatorio, la difesa ha chiesto al giudice la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari, facendo leva sulla documentazione presentata e sulle circostanze indicate per contestare la ricostruzione degli accessi informatici. La posizione di Bruno resta al centro degli accertamenti giudiziari: le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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