27 Ottobre 2026
27 Ottobre 2026
Pubblicità – facebook.com
Pubblicità

Caso Facciolla, cade anche il ricorso sul falso. Ora il Csm deve eseguire la sentenza del Consiglio di Stato e ricollocare il magistrato

Inammissibile l'impugnazione della Procura contro l'assoluzione dell'ex procuratore di Castrovillari, già definitiva sul fronte della corruzione. Sulla carriera la parola torna al Csm, chiamato a eseguire la sentenza con cui ad agosto il Consiglio di Stato ha bocciato il no alla conferma nell'incarico

Pubblicità – autobencivenni.com
Pubblicità

I giudici di secondo grado di Salerno, in un collegio presieduto da Ubaldo Perrotta, hanno dichiarato inammissibile il ricorso con cui la Procura salernitana contestava l’assoluzione di Eugenio Facciolla dall’accusa di falso.
Per l’ex procuratore della Repubblica di Castrovillari cade così l’ultimo pezzo di un’accusa che i pubblici ministeri hanno impugnato soltanto a metà, perché la parte della sentenza che lo scagiona dalla corruzione non è mai stata appellata ed è già definitiva, per lui come per il poliziotto Vito Tignanelli e per la moglie Marisa Aquino.

Da Castrovillari a Potenza

La storia inizia il 13 novembre 2015, quando Facciolla, magistrato cosentino in servizio dal 1993, si insedia alla guida della Procura del Pollino.
Nel 2017 è il suo ufficio a ottenere la riesumazione del corpo di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto nel 1989 sulla statale Ionica, passaggio dal quale scaturirà il processo per omicidio contro l’ex fidanzata Isabella Internò.
Nell’autunno del 2019, a quattro anni dall’insediamento, la sezione disciplinare del Csm lo trasferisce in via cautelare a Potenza con cambio di funzioni, da capo di una procura a giudice civile.

L’inchiesta nata da “Stige”

L’indagine che lo travolge germoglia a Catanzaro, accanto all’operazione “Stige” con cui nel gennaio 2018 la Dda colpisce il locale di ‘ndrangheta di Cirò e le sue proiezioni nel Nord Italia e in Germania.
Il 7 luglio dello stesso anno viene arrestato, con l’accusa di concorso esterno, il maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco, comandante della stazione di Cava di Melis, in Sila, ed è proprio Greco a chiamare in causa il procuratore, sostenendo di aver manipolato atti d’indagine con il suo avallo.
Le carte prendono la strada di Salerno, competente per i magistrati del distretto di Catanzaro, dove l’iniziale ipotesi di abuso d’ufficio si trasforma in un processo per corruzione e falso.

La Stm e le intercettazioni

Secondo l’accusa, tra il 2016 e il 2018 Facciolla affida il noleggio delle apparecchiature per le intercettazioni alla Stm srl, intestata ad Aquino e gestita di fatto da Tignanelli, al quale lo legano rapporti personali che i pubblici ministeri fanno risalire a vent’anni prima; una nota della Guardia di finanza quantifica in 761.837,99 euro quanto la società ha incassato dalla sola Procura di Castrovillari.
In cambio il magistrato avrebbe ottenuto l’uso di un’utenza telefonica intestata alla donna e due videocamere installate nel parcheggio davanti all’ingresso della sua abitazione cosentina.
Durante l’istruttoria la contestazione viene ridimensionata in corruzione impropria, e il 18 luglio 2025 il Tribunale di Salerno la cancella con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste, respingendo la richiesta di tre anni avanzata dal procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale e dalla sostituta Francesca Fittipaldi, che per Tignanelli e Aquino ne avevano chiesti due ciascuno.

L’annotazione retrodatata

Più intricata la vicenda del falso, che ruota attorno a un’annotazione datata 31 dicembre 2017, un giorno in cui Greco risulta fuori servizio, nella quale il maresciallo riferisce informazioni raccolte mesi prima dall’imprenditore boschivo di San Giovanni in Fiore Antonio Spadafora, finito anch’egli nella rete di “Stige”.
Gli accertamenti sul computer del sottufficiale collocano l’ultima modifica del file al 19 febbraio 2018. Per la Procura, Facciolla e Greco avrebbero concordato quella retrodatazione, ma il dibattimento esclude che il suggerimento sia partito dal procuratore, che viene assolto per non aver commesso il fatto, mentre il maresciallo è condannato a un anno e il carabiniere Alessandro Nota, accusato di aver attestato una falsa data di ricezione della nota, a otto mesi, entrambi con la sospensione condizionale.
Su quel capo la Procura propone appello, e la sua ammissibilità finisce in discussione già davanti alla sezione disciplinare del Csm, che nel luglio 2026 precisa di non avere titolo per pronunciarsi.

Il fronte disciplinare

Nel novembre 2022 la sezione disciplinare infligge a Facciolla la censura, limitata alle interlocuzioni con il collega di Castrovillari Luca Primicerio su dati utili alla sua difesa personale contenuti nel procedimento a carico di familiari di Greco.
Nello stesso giudizio il magistrato viene assolto per scarsa rilevanza del fatto dall’accusa di aver rivelato a Nicola Inforzato che avrebbe dovuto sentire a Roma il collaboratore di giustizia Franco Bruzzese, e con formula piena da quella di aver alimentato una campagna mediatica contro alcuni magistrati calabresi. La Procura generale della Cassazione aveva chiesto la perdita di sei mesi di anzianità e il trasferimento.
Il 21 luglio 2026 la stessa sezione revoca il trasferimento cautelare del 2019, aderendo al parere della Procura generale della Cassazione: la sentenza salernitana, si legge nell’ordinanza, “ridimensiona il ruolo” del magistrato e, insieme al tempo trascorso, fa venir meno ogni esigenza cautelare.

Il no del Csm e la bocciatura di Palazzo Spada

Sul versante della carriera la strada è altrettanto accidentata. Il 7 febbraio 2024 il Csm nega a Facciolla la conferma nell’incarico direttivo al termine del primo quadriennio, scaduto il 13 novembre 2019, per carenza delle “imprescindibili condizioni di indipendenza ed equilibrio”, e fonda il giudizio su due addebiti: l’inserimento, in un fascicolo di cui il procuratore era coassegnatario, dell’annotazione considerata falsa o comunque anomala, e una presunta attività volta a screditare i colleghi della Dda di Catanzaro.
Il Tar del Lazio annulla la delibera nel febbraio 2026 con la sentenza 2256, e il 24 agosto la Settima sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 6590, respinge l’appello del ministero della Giustizia e dello stesso Csm, condannati in solido a cinquemila euro di spese.

Per Palazzo Spada l’autonomia dell’organo di autogoverno incontra “un limite ontologico nell’esistenza dei fatti medesimi”, sicché un episodio escluso dal giudice penale non può continuare a sorreggere una valutazione amministrativa, e il Csm che sceglie di decidere senza attendere l’esito del processo si assume il rischio di essere smentito.
Quanto al discredito verso la Dda, la delibera richiama esposti e una relazione inviata nel luglio 2018 al procuratore generale di Catanzaro senza descriverne il contenuto, e ignora la memoria del 21 ottobre 2023 con cui Facciolla ha negato di aver mai presentato esposti, spiegando che i contatti con il pg riguardavano una richiesta di chiarimenti seguita a un’interrogazione parlamentare e una nota riservata sul mancato coordinamento investigativo dopo un arresto.

Il nodo della ricollocazione

Ora la pratica torna a Palazzo dei Marescialli, chiamato a eseguire la sentenza del Consiglio di Stato e a decidere la ricollocazione del magistrato.
L’annullamento della delibera non comporta il ritorno automatico al vertice della Procura di Castrovillari, guidata dal 2021 da Alessandro D’Alessio, e toccherà al Csm stabilire dove e con quali funzioni Facciolla riprenderà servizio.

Pubblicità – facebook.com
Pubblicità – scaranogroup.it

LASCIA UN COMMENTO

ARTICOLI CORRELATI

Pubblicità
Pubblicità – cisal.org
Pubblicità – autobencivenni.com

ULTIME NOTIZIE

Pubblicità – micheleaffidato.it
× Sponsor