Il Tribunale di Vibo Valentia ha emesso un provvedimento di incandidabilità per due turni elettorali nei confronti dell’ex sindaco di Stefanaconi, Salvatore Solano, in applicazione della normativa antimafia. La decisione giunge a compimento del percorso giudiziario avviato con lo scioglimento degli organi elettivi del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, decretato nel luglio 2024 e causa della contestuale decadenza di Solano anche dalla carica di presidente della Provincia di Vibo Valentia. La misura dissolutoria ha trovato piena conferma nelle pronunce del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato, che hanno ravvisato la presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti di condizionamento mafioso nell’amministrazione comunale, con conseguente grave pregiudizio per l’interesse pubblico e per la legalità dell’azione amministrativa.
Gli affidamenti diretti e i rilievi di Prefettura e Viminale
Gli accertamenti condotti dalla Prefettura di Vibo Valentia e recepiti dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, hanno portato alla luce un quadro di pervasiva mala gestio all’interno dell’ente locale. Nello specifico, le relazioni dettagliate redatte dagli organi di garanzia hanno evidenziato come l’amministrazione guidata da Solano sia ricorsa nell’arco di un solo anno a 82 affidamenti diretti di lavori pubblici in assenza di procedure di gara, dei quali 19 risultati assegnati a imprese contigue ad ambienti della ‘ndrangheta. Le informative firmate dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato hanno inoltre documentato un lungo elenco di controlli sul territorio e frequentazioni abituali dei componenti degli organi elettivi con soggetti inseriti nella mappa della criminalità organizzata locale.
Le relazioni con le cosche e il sostegno elettorale accertato
A pesare in modo determinante sulla pronuncia di incandidabilità sollecitata dal Ministero dell’Interno sono stati i riscontri giurisprudenziali fissati dal Consiglio di Stato, che ha qualificato la figura dell’ex primo cittadino come chiaramente compromessa con esponenti di spicco delle consorterie criminali del territorio. I giudici amministrativi hanno ritenuto provato il sostegno elettorale garantito a Solano in occasione delle consultazioni provinciali dell’ottobre 2018 da parte di imprenditori contigui alla ‘ndrangheta e suoi legati da vincoli di parentela – nello specifico i cugini Giuseppe e Antonio D’Amico, condannati in sede penale per associazione mafiosa rispettivamente a 16 e 15 anni di reclusione. Sulla base di tale impianto probatorio, il Tribunale di Vibo ha accolto l’istanza del Viminale, sancendo l’interdizione dell’ex amministratore dalla vita politica per le prossime tornate elettorali.














