3 Luglio 2026
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La Corte costituzionale salva il decreto Cutro: legittime le pene per morte e lesioni dei migranti

La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità. Secondo la Consulta, resta però possibile valutare caso per caso la posizione dei cosiddetti migranti-scafisti costretti ad agire

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La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale relative alle pene previste dal cosiddetto decreto Cutro per il reato di morte o lesioni conseguenti ai delitti in materia di immigrazione clandestina. La decisione è contenuta nella sentenza n. 120, depositata oggi, con cui la Consulta si è pronunciata sulle questioni sollevate dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa nell’ambito di un procedimento riguardante il trasporto via mare di 34 migranti. Durante le operazioni di soccorso, in seguito alla collisione tra l’imbarcazione e una motovedetta, persero la vita tre persone mentre altre dieci rimasero ferite.

Pene severe ma proporzionate

La normativa introdotta nel 2023 prevede una pena compresa tra 20 e 30 anni di reclusione per chi favorisce l’ingresso irregolare nel territorio nazionale quando dal trasporto derivano, anche senza volontà dell’autore, la morte di più persone oppure la morte di una persona e lesioni gravi o gravissime ad altre.

La Corte ha riconosciuto che il legislatore ha previsto una risposta sanzionatoria di particolare severità, ma ha escluso che essa sia manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità delle condotte punite. La disciplina riguarda infatti casi in cui il trasporto avviene esponendo i migranti a gravi pericoli per la vita o l’incolumità oppure sottoponendoli a trattamenti inumani o degradanti.

Le indicazioni sui cosiddetti migranti-scafisti

La sentenza contiene anche alcuni chiarimenti interpretativi evidenziati dal professore di diritto penale Stefano Zirulia, dell’Università degli Studi di Milano. Secondo il giurista, la decisione della Consulta lascia spazio alla possibilità di riconoscere lo stato di necessità nei confronti dei migranti che, pur avendo condotto le imbarcazioni, siano stati costretti a farlo a causa di violenze o minacce da parte delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani.

Inoltre, la Corte ha evidenziato che, nei casi di naufragio, la posizione di chi abbia avuto un ruolo marginale e abbia agito in condizioni di soggezione psicologica rispetto ai trafficanti potrebbe essere valutata ai fini dell’applicazione dell’attenuante del contributo di minima importanza, con una possibile riduzione della pena.

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