× Sponsor
1 Febbraio 2026
6.9 C
Calabria
spot_img

“La Riforma della Giustizia battaglia di civiltà”. Le ragioni del Sì spiegate dalle Consigliere del CSM Bertolini e Eccher

Verso il referendum del 22 e 23 marzo 2026, il Comitato “Sì Riforma” rilancia le ragioni del voto favorevole sulla separazione delle carriere

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Con le elezioni referendarie fissate per il 22 e 23 marzo 2026, il dibattito pubblico sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia è entrato nella sua fase decisiva. La riforma della giustizia, approvata dal Parlamento e sottoposta a conferma popolare, riguarda principalmente la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oltre ad altri aspetti dell’ordinamento giudiziario italiano.

Per i promotori del Comitato “Sì Riforma”, votare non significa sostenere un partito o una linea politica, ma difendere e rafforzare i principi costituzionali alla base di un giusto processo.

Le ragioni principali del Sì

Il Comitato che sostiene le ragioni del Sì, presieduto dal Nicolò Zanon, ha come portavoce Alessandro Sallusti e riunisce professionisti del diritto, magistrati e cittadini con l’obiettivo di rilanciare efficienza e credibilità della giustizia.

Rafforzare l’indipendenza del giudice

La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici consente al giudice di mantenere una piena autonomia rispetto all’accusa, un elemento ritenuto essenziale per garantire processi equi, imparziali e realmente terzi.

Maggiore trasparenza e responsabilità

La riforma prevede anche l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma, con meccanismi di nomina pensati per garantire imparzialità e responsabilità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie.

Allineare l’Italia agli standard costituzionali e internazionali

Per i sostenitori del , la riforma completa l’attuazione della Costituzione e allinea l’Italia alle democrazie europee, nelle quali esiste una chiara distinzione tra funzione giudicante e funzione requirente.

Questi principi sono alla base del “Decalogo del Sì”, diffuso dai penalisti e dai promotori del Comitato, che definiscono la riforma storica e attesa da decenni.

Le dichiarazioni di Isabella Bertolini e Claudia Eccher

Tra i fondatori del Comitato figurano le consigliere laiche del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), Isabella Bertolini e Claudia Eccher, le quali hanno spiegato che la decisione di aderire nasce da un senso di responsabilità istituzionale e dal rispetto per l’etica professionale, che ritengono debba guidare chi ricopre incarichi pubblici.

Coinvolgimento nel dibattito pubblico

Secondo le due consigliere del CSM, la partecipazione al Comitato per il Sì rappresenta una scelta “doverosa”, volta a contribuire in modo trasparente, competente e qualificato al dibattito sul futuro della giustizia italiana, evitando che il confronto venga ridotto a slogan o posizioni ideologiche.

Un messaggio per i cittadini

Il Comitato “Sì Riforma” intende spiegare agli elettori che la riforma non è un attacco alla magistratura, ma un’occasione per rafforzare le garanzie costituzionali e restituire fiducia nel sistema giudiziario.

Per i promotori, votare significa sostenere una giustizia più equilibrata, trasparente e terza, nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE