Con le elezioni referendarie fissate per il 22 e 23 marzo 2026, il dibattito pubblico sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia è entrato nella sua fase decisiva. La riforma della giustizia, approvata dal Parlamento e sottoposta a conferma popolare, riguarda principalmente la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oltre ad altri aspetti dell’ordinamento giudiziario italiano.
Per i promotori del Comitato “Sì Riforma”, votare Sì non significa sostenere un partito o una linea politica, ma difendere e rafforzare i principi costituzionali alla base di un giusto processo.
Le ragioni principali del Sì
Il Comitato che sostiene le ragioni del Sì, presieduto dal Nicolò Zanon, ha come portavoce Alessandro Sallusti e riunisce professionisti del diritto, magistrati e cittadini con l’obiettivo di rilanciare efficienza e credibilità della giustizia.
Rafforzare l’indipendenza del giudice
La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici consente al giudice di mantenere una piena autonomia rispetto all’accusa, un elemento ritenuto essenziale per garantire processi equi, imparziali e realmente terzi.
Maggiore trasparenza e responsabilità
La riforma prevede anche l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma, con meccanismi di nomina pensati per garantire imparzialità e responsabilità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie.
Allineare l’Italia agli standard costituzionali e internazionali
Per i sostenitori del Sì, la riforma completa l’attuazione della Costituzione e allinea l’Italia alle democrazie europee, nelle quali esiste una chiara distinzione tra funzione giudicante e funzione requirente.
Questi principi sono alla base del “Decalogo del Sì”, diffuso dai penalisti e dai promotori del Comitato, che definiscono la riforma storica e attesa da decenni.
Le dichiarazioni di Isabella Bertolini e Claudia Eccher
Tra i fondatori del Comitato figurano le consigliere laiche del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), Isabella Bertolini e Claudia Eccher, le quali hanno spiegato che la decisione di aderire nasce da un senso di responsabilità istituzionale e dal rispetto per l’etica professionale, che ritengono debba guidare chi ricopre incarichi pubblici.
Coinvolgimento nel dibattito pubblico
Secondo le due consigliere del CSM, la partecipazione al Comitato per il Sì rappresenta una scelta “doverosa”, volta a contribuire in modo trasparente, competente e qualificato al dibattito sul futuro della giustizia italiana, evitando che il confronto venga ridotto a slogan o posizioni ideologiche.
Un messaggio per i cittadini
Il Comitato “Sì Riforma” intende spiegare agli elettori che la riforma non è un attacco alla magistratura, ma un’occasione per rafforzare le garanzie costituzionali e restituire fiducia nel sistema giudiziario.
Per i promotori, votare Sì significa sostenere una giustizia più equilibrata, trasparente e terza, nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini.








