Imprese fittiziamente intestate a terzi, ripulendo il denaro provento da altre attività illecite e imponendo il controllo del territorio, piegando amministrazioni locali e altre ditte concorrenti. Nelle carte dell’ordinanza vergata dal gup distrettuale Mario Santoemma che ha portato su richiesta della Dda di Catanzaro a 7 misure cautelari in carcere nell’ambito dell’inchiesta Artemis 2, che conta complessivamente 23 indagati è dominante la longa manus della cosca Cracolici negli appalti pubblici del taglio boschivo (LEGGI QUI). In particolare emerge come si muove l‘impresa gestita di fatto dal boss Domenico Crocolici e fittiziamente attribuita alla moglie, Domenica Maria Maiorana, da cui prende il nome la ditta boschiva, sottoposta a sequestro preventivo insieme alla cooperativa sociale Coop Cortale-Ente del terzo settore, predominio che discende, per ammissione dello stesso capocosca, da un’investitura operata da Rocco Anello, boss del sodalizio egemone su Filadelfia.
Le imprese prestanome
Domenico Cracolici avrebbe condizionato l’andamento di tre appalti pubblici indetti dal Comune di Cortale, dalla pubblicazione del bando fino alla aggiudicazione definitiva in favore della moglie, con la complicità di quest’ultima, dell’agronomo Enzo Larussa, Giovanni Sestito e del responsabile dell’Ufficio tecnico manutentivo del comune di Cortale Giuseppe Vinci. Tre aste turbate. Come? Il boss non potendo concorrere all’asta per mancanza di requisiti materiali e giuridici, avrebbe “dissuaso” gli altri concorrenti dal partecipare alla procedura selettiva, mandandola deserta. E in occasione del secondo bando, schermando la propria partecipazione alla gara di appalto, avrebbe concorso al bando con imprese prestanome. Siamo in una fase in cui l’impresa Maiorana Domenica non aveva ancora perfezionato l’iscrizione all’ Albo delle ditte boschive della Regione Calabria e previo accordo con Giovanni Sestito, Domenico Cracolici avrebbe partecipato occultamente alla gara facendo concorrere fittiziamente la ditta “Chiaravalle Legnami”, salvo poi eseguire il taglio con personale e mezzi propri.
Cracolici e Sestito avrebbero concertato le offerte da presentare, stabilendo un rialzo del 4% sulla base d’asta, fissata in euro 32.840,57 da parte dell’impresa Maiorana e del 3% da parte della Chiaravalle Legnami, conseguendo un duplice vantaggio: maggiori possibilità di aggiudicazione e la calmierazione del gioco dei rialzi.
Il nome dei Catarisano e dei Vallelunga per eliminare la concorrenza
In tutte e tre le competizioni pubbliche, il boss avrebbe impedito ed ostacolato la libera partecipazione alla gara da parte degli altri imprenditori del settore, minacciando i legali rappresentanti delle imprese interessate, in forza della cosca Cracolici da lui diretta e facendo leva su altre famiglie di ‘ndrangheta: i Catarisano di Borgia o i Vallelunga di Serra San Bruno, clan che lo avrebbero agevolato nell’aggiudicazione del bando o coadiuvato a individuare e eliminare altri potenziali concorrenti dal presentare offerte per la gara. Per intimorire eventuali concorrenti alla gara, Cracolici avrebbe parcheggiato la propria auto o il proprio trattore davanti al Municipio di Cortale in concomitanza con lo svolgimento di atti procedimentali per segnalare ai terzi la propria presenza. Avrebbe perlustrato le strade del paese per individuare e avvicinare eventuali imprenditori boschivi, pedinando, i veicoli sospettati di appartenere a concorrenti nella gara o incaricava terzi di seguire il presunto concorrente per monitorarne gli spostamenti e le azioni. Il giorno della scadenza del termine per la presentazione delle offerte, avrebbe vigilato l’eventuale presenza di concorrenti all’interno della casa comunale e incarico i suoi sodali di informare eventuali imprenditori che, in caso di aggiudicazione dell’appalto, sarebbero stati oggetto di una richiesta estorsiva.
Organi comunali e Forestali complici
Il boss insieme a Larussa, Maiorana, Sestito e Vinci. complottando con gli organi comunali e con esponenti dei Carabinieri forestali, “rei” di omissioni nell’eseguire i controlli avrebbero compiuto atti di concorrenza con minaccia, finalizzati a conseguire il controllo o comunque condizionare il settore del taglio boschivo nella zona compresa fra Girifalco e Cortale, stringendo, anche con consorterie mafiose operanti in territori diversi, un accordo collusivo finalizzato all’accaparramento, in regime di oligopolio, delle sezioni di taglio attraverso l ‘alterazione sistematica delle aste pubbliche di assegnazione dei lotti, l ‘esclusione dal mercato di imprese non partecipanti all’accordo, o l’imposizione di tributi estorsivi agli eventuali vincitori di gara non autorizzati.









