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15 Aprile 2026
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Martino Ceravolo e quella telefonata attesa 14 anni: “Hanno preso gli assassini di mio figlio. Spero nel fine pena mai”

Era in Svizzera quando ha ricevuto la chiamata dei carabinieri: “Una giornata emozionante”. Il grazie al procuratore Curcio, ai magistrati e alle forze dell’ordine

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La notizia arriva mentre è in auto, lontano dalla Calabria. Martino Ceravolo è in Svizzera, sta rientrando dopo aver trascorso qualche giorno da parenti, quando riceve la telefonata che aspettava da quattordici anni. A chiamarlo sono i carabinieri. Gli comunicano che, nell’ambito dell’operazione antimafia scattata all’alba, sono stati arrestati i presunti responsabili dell’omicidio di suo figlio Filippo Ceravolo, il ragazzo di 19 anni ucciso il 25 ottobre 2012 a Pizzoni, in provincia di Vibo Valentia. È un momento che il padre aveva immaginato molte volte. Svegliarsi a Soriano, sentire le sirene, vedere finalmente assicurati alla giustizia gli assassini del figlio. Quel momento è arrivato, ma lo sorprende lontano da casa.

“Una giornata emozionante”

Poco dopo aver ricevuto la notizia, Martino Ceravolo affida le sue parole a un video. Sono parole semplici, ma cariche di peso. “Sono in Svizzera e sto rientrando in Calabria, mi hanno chiamato i carabinieri per informarmi dell’arresto degli assassini di mio figlio Filippo. Dopo tanti anni di battaglia questa è una giornata emozionante. Spero che adesso si vada fino in fondo e per chi ha ucciso Filippo ci sia il fine pena mai”. Nel messaggio c’è tutto: l’attesa, la fatica, la determinazione di una famiglia che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia.

Quattordici anni di attesa

L’omicidio di Filippo Ceravolo è rimasto per anni una ferita aperta. Un ragazzo ucciso per errore, nel contesto di una faida tra clan, mentre tornava a casa. Da allora, per la famiglia, è iniziato un percorso lungo e complesso. Indagini, inchieste, sviluppi giudiziari, ma anche momenti di silenzio e incertezza. In questo tempo, Martino Ceravolo non ha mai abbassato la voce. Ha continuato a chiedere che si arrivasse alla verità, che venissero individuati i responsabili. Nel suo intervento, il padre di Filippo ha voluto rivolgere un ringraziamento a chi ha lavorato sull’indagine: il procuratore Curcio, i magistrati che si sono occupati del caso negli anni, le forze dell’ordine. Un riconoscimento che arriva in un momento cruciale dell’inchiesta, dopo l’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il minuzioso lavoro investigativo dei carabinieri di Vibo.

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