Il 13 luglio 2022 i Carabinieri della Stazione di Gizzeria Lido, nell’ambito di una mirata attività investigativa finalizzata al contrasto delle coltivazioni di Cannabis Indica, hanno effettuato una serie di rastrellamenti in alcune aree rurali ritenute favorevoli alla realizzazione di piantagioni illecite.
I militari, risalendo e costeggiando il torrente Zinnavo, dopo avere individuato alcuni “indicatori” utilizzati dai coltivatori per controllare eventuali passaggi di persone — come ostacoli lungo i percorsi obbligati e fili di inciampo — hanno localizzato una vasta coltivazione di marijuana, distribuita su più piazzamenti.
Quattro arresti e 400 piante sequestrate
Dopo una serie di servizi di osservazione occulta da posizione tatticamente favorevole, i carabinieri hanno individuato quattro uomini intenti a lavorare e coltivare la piantagione.
Ritenendo sussistenti i presupposti previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, i militari hanno proceduto all’arresto obbligatorio di quattro lametini, identificati con le iniziali G.G., V.I., G.M. e A.G., accusati di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di circa 400 piante di marijuana, alte tra i 150 e i 200 centimetri.
Sul posto vennero inoltre rinvenuti un bivacco utilizzato come essiccatoio e un sistema di irrigazione collegato al vicino corso d’acqua situato a monte della piantagione. L’intera sostanza stupefacente fu sequestrata per le successive analisi chimico-tossicologiche.
La misura cautelare e il processo a Lamezia Terme
Il pubblico ministero di Lamezia Terme aveva richiesto per tutti e quattro gli indagati — difesi dall’avvocato Antonio Larussa — la custodia cautelare in carcere, contestando anche l’aggravante dell’ingente quantità.
Il gip del Tribunale di Lamezia Terme, accogliendo la tesi difensiva, escluse però l’aggravante e dispose per gli indagati la misura degli arresti domiciliari, successivamente revocata per due di loro dopo il riesame.
Scarcerati dopo la fase cautelare, gli imputati vennero processati davanti al Tribunale Collegiale Penale di Lamezia Terme per l’ipotesi di coltivazione illegale di marijuana aggravata dall’ingente quantità, ai sensi dell’articolo 80 comma 2 del DPR 309/90.
Al termine del processo il Tribunale escluse nuovamente l’aggravante dell’ingente quantità, ma condannò tre imputati a tre anni di reclusione e uno a due anni di carcere.
La Corte d’Appello conferma le condanne
Nell’ottobre 2025 la Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro confermò integralmente la sentenza di primo grado.
La decisione venne quindi impugnata davanti alla Suprema Corte di Cassazione dalla difesa degli imputati.
La Cassazione annulla tutto: disposto un nuovo giudizio
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, accogliendo integralmente le argomentazioni difensive avanzate dall’avvocato Antonio Larussa del Foro di Lamezia Terme, ha annullato la sentenza di condanna.
Secondo la Suprema Corte, la decisione impugnata dovrà essere riesaminata attraverso “un nuovo compiuto esame delle doglianze non adeguatamente considerate”, con particolare riferimento, tra gli altri aspetti, all’esatta qualificazione giuridica dei fatti e al riconoscimento della recidiva.
Alla luce della decisione della Cassazione, la vicenda giudiziaria che nell’estate del 2022 aveva suscitato forte eco mediatica per il sequestro delle 400 piante di marijuana dovrà ora affrontare un nuovo giudizio.








