Davanti al Tribunale di Lamezia Terme, il pm della Dda di Catanzaro, Silvia Peru, ha avanzato 78 richieste di condanna nell’ambito del processo denominato “Droga Parlata”, per un totale complessivo che sfiora i 600 anni di reclusione. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e uso di armi e tentata estorsione, con presunti collegamenti a fornitori nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria.
Le pene richieste
Tra coloro per i quali il pm ha chiesto pene più severe figurano Gianluca Adone, per il quale è stata avanzata una richiesta di condanna di 11 anni, 4 mesi e 15 giorni; Francesco Angotti detto “Ciccio”, a 11 anni e 2 mesi; Stefano Apa alias “Stefano Santori”, a 6 anni e 4 mesi più 28.000 euro di multa; Flavio Bevilacqua, a 6 anni con 26.000 euro di multa; e suo fratello Sandro Bevilacqua detto “Sasà”, a 6 anni e 2 mesi più 27.000 euro di multa.
Altri imputati per i quali il pm ha avanzato richieste di condanna significative sono Antonio Bonaddio, a 2 anni, e Immacolata Bonali, a 11 anni e 2 mesi; Luigi Buccinnà, a 6 anni con 26.000 euro di multa; Pasquale Buffone, a 13 anni, 6 mesi e 15 giorni; Felice Cadorna detto “Zio Tonino”, a 30 anni; Marco Caligiuri, a 6 anni con 26.000 euro di multa; e Pietro Antonio Caruso, a 2 anni e 2 mesi con 6.200 euro di multa.
Il pm ha inoltre chiesto pene per Michele Caruso, 6 anni e 6 mesi più 29.000 euro di multa, e per Antonio Cerra, 21 anni, 3 mesi e 15 giorni; Davide Cerra, 6 anni e 2 mesi più 27.000 euro di multa; Marco Antonio Cerra, 11 anni, 2 mesi e 15 giorni; Andrea Chirico, 2 anni più 4.000 euro di multa; Fernando Cittadino alias “Pilusena”, 2 anni e 2 mesi con 5.000 euro di multa; Alessio Cortese alias “Red”, 6 anni e 4 mesi più 28.000 euro di multa; e Bruno Cortese, 2 anni più 5.200 euro di multa.
Tra gli altri soggetti coinvolti, con richieste variabili tra 2 e 16 anni, figurano Domenico Cracolici detto “Mimmo”, Salvatore Curcio, Carlo Davoli detto “Carletto”, Giovanni De Fazio, Francesco Filippini alias “Bazzarino”, Giacomo Gallo, Francesco Galluzzi, Giancarlo Gelsomino detto “Carlo”, Francesco Giampà detto “Ciccio il meccanico”, Mario e Pasquale Gigliotti, Raffaella Gigliotti, Erik Grillo, Hans Georg Holzhausen, Samuel Iannelli detto “Samuelino” alias “Puzzella”, Luigi Iannì, Lorenzo Isabella Valenzi, Fabrizio Lezoche, Mario Maiolo, Mario Marciano, Peppino Marrazzo, Maurizio Mazza, Antonio Mendicino detto “Picuni”, Antonio Mercuri, Sergio Montuoro, Fortunato Moretti, Manuel Motta, Fabio Murone, Carmine Vincenzo Notarianni detto “Enzariellu” alias “Pilosci”, Luigi Notarianni alias “Pilosci”, Luigi Notarianni detto “Gino”, Giuseppe Osso detto “Pino”, Redentore Pacienza, Caterina Pagliuso detta “Zia Rina”, Raffaele Pagliuso, Gianluca Paradiso alias “Pitorro”, Antonio Perri detto “Tonino”, Luciano Pesce, Danilo Pileggi, Francesco Porco detto “Ciccio”, Iolanda Pulice, Saverio Pulice, Fausto Raso, Giovanni Roberto, Davide Saladino, Giuseppe Saladino detto “Peppe”, Claudio Scardamaglia, Luigi Simerano, Claudio Strangis, Vincenzo Taccone, Santo Talarico detto “Sandrino”, Pasquale Taverna alias “Chirichella”, Angelo Torcasio detto “Nello”, Antonio Torcasio alias “Gnaffi”, Eugenio e Ugo Torcasio, Franco Trovato, Valentino Vesci.
Il collegio difensivo
Va sottolineato che tutte le persone citate sono presunte innocenti fino a sentenza definitiva. Ogni imputato ha diritto alla difesa e al ricorso in appello secondo quanto previsto dall’ordinamento penale italiano. La difesa degli imputati è stata affidata a un gruppo articolato di professionisti del foro. Tra gli avvocati che compongono il collegio difensivo figurano, tra gli altri, Francesco Gambardella, Michele Cerminara, Antonio Larussa, Domenico Folino, Bernardo Marasco, Mario Murone, Salvatore Cerra, Debora Molinaro, Renzo Andricciola, Francesco Domenico Murone, Giuseppe Spinelli, Luciano Domenico Sinopoli, Lucio Canzoniere, Aldo Ferraro, Leopoldo Marchese, Teresa Bilotta e Gianluca Careri, ognuno impegnato a tutelare le posizioni degli assistiti nell’ambito del procedimento in corso.
Origine dell’indagine
L’inchiesta nasce dal 17 febbraio 2022, quando furono eseguiti arresti in flagranza che portarono alla luce una presunta rete di spaccio attiva nella piazza Mercato Vecchio di Lamezia Terme, con rifornimenti di cocaina provenienti da Vibo Valentia e Gioia Tauro. L’operazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra Squadra Mobile, Commissariato, unità cinofile e Reparto Prevenzione Crimine.







