1 Luglio 2026
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Maxiprocesso Maestrale, il Tribunale di Vibo assolve l’ex dirigente Asp Cesare Pasqua. La Dda aveva chiesto 14 anni

L’ex capo del Dipartimento Prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia era stato arrestato nel settembre 2023. Da fine aprile era tornato libero dopo la revoca dei domiciliari. Cadono tutte le accuse

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Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha assolto Cesare Pasqua, 77 anni, ex capo del Dipartimento Prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia, originario di Nicotera, imputato nel maxi processo Maestrale-Carthago. Il verdetto è arrivato al termine di uno dei procedimenti più rilevanti celebrati negli ultimi anni nel distretto giudiziario di Catanzaro.

Pasqua era finito al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con accuse pesantissime: concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dalle finalità mafiose e minaccia aggravata dall’uso di un’arma e dal metodo mafioso. Accuse che, all’esito del primo grado di giudizio, non hanno portato a una condanna.

Dall’arresto alla liberazione

Il dirigente sanitario era stato arrestato nel settembre del 2023 e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Una misura rimasta in vigore fino a fine aprile, quando il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Rossella Maiorana, aveva accolto l’istanza proposta dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Vincenzo Pasqua, disponendo la revoca dei domiciliari e l’immediata liberazione dell’imputato. Quella decisione era arrivata nella fase conclusiva del dibattimento, quando il processo si avviava ormai verso la sentenza. Oggi, con il verdetto di assoluzione, si chiude almeno in primo grado la vicenda giudiziaria che ha riguardato una delle figure più note della sanità vibonese.

Le accuse della Dda

Secondo l’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro, Cesare Pasqua, nella sua qualità di dirigente del Servizio di Prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia, avrebbe intrattenuto negli anni rapporti stretti con ambienti della criminalità organizzata vibonese, in particolare con la cosca Mancuso di Limbadi, con la cosca Fiarè di San Gregorio d’Ippona e con alcune articolazioni mafiose dell’area di Mileto. L’accusa sosteneva che Pasqua avrebbe messo la propria funzione pubblica a disposizione di interessi riconducibili alle consorterie mafiose, intervenendo in occasione di problematiche burocratiche, controlli, sequestri e procedure amministrative di competenza dell’Asp. Un quadro accusatorio che riguardava anche il settore della gestione del ristoro ospedaliero negli ospedali di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno.

La vicenda delle mense ospedaliere

Uno dei capitoli centrali del processo riguardava proprio il settore delle mense ospedaliere. Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, Pasqua avrebbe orientato la propria azione amministrativa in funzione di presunti equilibri mafiosi, ostacolando imprenditori non riconducibili al sistema ipotizzato dagli inquirenti e agevolando invece altri soggetti ritenuti vicini alle cosche. In questo contesto erano state contestate anche le ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso e corruzione aggravata dalla finalità agevolativa. L’accusa sosteneva che Pasqua si sarebbe impegnato ad aiutare l’imprenditore Domenico Colloca nell’attività legata alla preparazione dei pasti per gli ospedali di Tropea e Vibo Valentia, in cambio della promessa di procacciare voti per il figlio candidato alle elezioni regionali del 2020.

Il verdetto di primo grado

Il Tribunale collegiale, al termine della camera di consiglio durata circa 4 ore, ha però pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex dirigente dell’Asp. Un verdetto che arriva dopo un percorso giudiziario lungo e pesante, iniziato con l’arresto del settembre 2023 e proseguito con mesi di restrizione domiciliare, fino alla revoca della misura cautelare disposta a fine aprile. Per Cesare Pasqua, difeso dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Vincenzo Pasqua, il processo di primo grado si chiude dunque senza condanna. Resta ora da attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, che chiarirà le ragioni della decisione assunta dal Tribunale di Vibo Valentia.

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