Sulla banchina è rimasta una piccola barca sventrata. Il nastro bianco e rosso della Capitaneria di Porto ne impedisce l’accesso, ma non riesce a nascondere ciò che racconta lo scafo: la fiancata aperta, la poppa devastata, le attrezzature ancora a bordo. Maschere da immersione, bottigliette, gli oggetti lasciati da chi pensava di rientrare dopo una giornata trascorsa in mare. È ciò che resta della tragedia avvenuta intorno alle 19.30 del 14 agosto, davanti all’imboccatura del porto di Vibo Marina. Un gommone di circa dieci metri, spinto da motori per una potenza indicata in circa 300 cavalli, ha raggiunto e travolto una piccola imbarcazione sulla quale viaggiava un gruppo di giovani. Secondo le ultime ricostruzioni a bordo del natante c’erano otto persone tutte provenienti dalla provincia di Cosenza. Tra i ragazzi presenti sulla barca c’era Domenico Campana, 25 anni, originario di Mirto Crosia, nel Cosentino. Il giovane si trovava nella parte posteriore quando il gommone l’ha raggiunta. L’urto ha aperto uno squarcio nello scafo e Domenico è stato investito con una violenza che non gli ha lasciato scampo.
La foto al tramonto e poi lo schianto
La giornata in mare stava per finire. Secondo quanto emerso dalle prime testimonianze, i ragazzi avrebbero rallentato o fermato la piccola imbarcazione per scattare alcune fotografie al tramonto prima di rientrare. Poi, in pochi secondi, il rumore dei motori, le urla e l’impatto. La ricostruzione è ancora affidata alle dichiarazioni di chi si trovava sui pontili e lungo la banchina. Versioni che la Capitaneria sta raccogliendo e confrontando con i danni riportati dai mezzi, le testimonianze degli occupanti e gli eventuali dati tecnici disponibili.
Alcuni presenti descrivono il gommone mentre procedeva a velocità sostenuta e con la prua sollevata. “È partito a razzo“, racconta un testimone. Un altro riferisce che il mezzo sarebbe apparso talmente “alto”, per effetto dell’accelerazione, da poter limitare la visuale davanti al conducente. Sono dichiarazioni che convergono su un particolare: dalla piccola barca qualcuno avrebbe tentato disperatamente di richiamare l’attenzione di chi era ai comandi del gommone. “Fermo, fermo, fermo“, avrebbero gridato i ragazzi pochi istanti prima dello schianto. L’allarme, però, non sarebbe bastato.
Il gommone sale sulla barca
La collisione è stata devastante. Il gommone avrebbe centrato la parte posteriore e laterale del piccolo natante, finendo parzialmente sopra lo scafo. “La barchetta era proprio sventrata“, racconta una donna che ha assistito alle fasi immediatamente successive. Le tracce lasciate sulle due imbarcazioni rappresentano ora una parte decisiva dell’inchiesta. Gli investigatori dovranno stabilire l’angolo dell’impatto, la posizione dei mezzi, la velocità alla quale procedevano e quale parte del gommone abbia aperto lo squarcio nella barca. Anche l’ancora collocata a prua viene osservata con particolare attenzione, ma soltanto gli accertamenti tecnici potranno indicare con precisione la sequenza della collisione. Domenico sarebbe stato scaraventato o trascinato nella traiettoria di una delle eliche. Ha riportato ferite gravissime alla testa e a un fianco, oltre a una profonda lesione nella zona femorale. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo. Il giovane è stato poi trasportato all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, ma ogni tentativo di salvarlo si è rivelato inutile.
La ragazza ricoverata a Catanzaro
Nell’impatto è rimasta gravemente ferita anche una giovane che viaggiava con Campana. Si chiama Maria Francesca. Soccorsa in condizioni serie ma cosciente, è stata trasferita durante la notte all’ospedale di Catanzaro, dove si trova ricoverata nel reparto di Ortopedia. Ha riportato una frattura al bacino e ferite alla testa, a un braccio e alle gambe. Le sue condizioni vengono definite stabili e non sarebbe in pericolo di vita. Altre persone coinvolte hanno riportato contusioni di varia natura e sono state accompagnate in ospedale a Vibo per le cure e per gli accertamenti medico-legali disposti dagli investigatori. Tutti dimessi dopo una nottata sotto osservazione. Il racconto di uno dei primi soccorritori restituisce la concitazione di quei momenti: la giovane “era abbastanza grave, ma è rimasta lucida”. Sempre vigile e cosciente ci ha riferito chi ha avuto modo di prenderla in cura allo Jazzolino di Vibo prima del trasferimento a Catanzaro. Se la caverà ma non dimenticherà più ciò che è accaduto quel tragico 14 agosto all’imboccatura del porto di Vibo Marina.
Il chirurgo ai comandi del gommone
Alla guida del gommone, secondo quanto apprende Calabria7, si trovava un giovane chirurgo che lavora a Bologna e ha origini calabresi. Il professionista sarebbe stato regolarmente in possesso della patente nautica necessaria a condurre un mezzo di quelle caratteristiche. Nelle ore successive all’incidente è stato accompagnato all’ospedale di Vibo Valentia e sottoposto ad alcoltest e narcotest. Si tratta di accertamenti medico-legali previsti per ricostruire ogni aspetto della vicenda. Al momento non sono noti gli esiti degli esami e non è possibile trarne alcuna conclusione. Insieme a lui sul gommone c’era un’altra persona, una donna, verosimilmente la compagna.
La posizione del conducente è al centro degli approfondimenti della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, che procede per l’ipotesi di omicidio nautico. Nelle prossime ore il nome del professionista potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati. Un passaggio che, soprattutto in vista degli accertamenti irripetibili, avrebbe natura di garanzia e non rappresenterebbe un’anticipazione di responsabilità.
L’autopsia per ricostruire gli ultimi istanti
La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo di Domenico Campana. L’esame dovrà chiarire la causa esatta della morte, distinguere le lesioni provocate dall’impatto da quelle eventualmente prodotte dall’elica e stabilire la successione dei traumi. Il dato medico-legale dovrà poi essere messo in relazione con gli accertamenti tecnici sui due mezzi, entrambi posti sotto sequestro. La piccola imbarcazione conserva lo squarcio lasciato dalla collisione; il gommone, ancora segnato dal sangue e dall’urto, potrà offrire elementi sulla direzione seguita e sul punto preciso del contatto.
Gli investigatori stanno inoltre verificando le manovre compiute dal gommone prima dell’incidente. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto accelerare, rallentare e cambiare direzione nello specchio d’acqua vicino ai pontili. Una persona riferisce che il conducente avrebbe fatto girare il mezzo su se stesso prima di dirigersi verso l’uscita. Anche queste dichiarazioni dovranno essere confrontate con gli altri elementi raccolti.
Le domande ancora senza risposta
L’inchiesta dovrà stabilire innanzitutto chi avesse diritto di rotta, dove si trovasse esattamente la piccola barca e quale velocità avesse raggiunto il gommone. Dovrà chiarire se la prua sollevata dall’accelerazione abbia impedito al conducente di vedere il natante davanti a sé e se vi fosse ancora il tempo materiale per cambiare direzione o arrestare la corsa. Resta da comprendere anche se siano state rispettate le prescrizioni sulla navigazione in prossimità dell’imboccatura portuale, un tratto nel quale la prudenza deve essere massima per la presenza contemporanea di imbarcazioni in entrata e in uscita.
Per il momento non ci sono risposte definitive. Ci sono una piccola barca squarciata, due mezzi sotto sequestro e le parole dei testimoni che continuano a tornare sugli stessi, terribili secondi: il gommone con la prua alzata, le grida provenienti dal natante e quell’ultimo avvertimento rimasto sospeso sull’acqua prima dello schianto. L’ultima immagine immortalata negli occhi dei chi era presente prima della tragedia.












