Nessun avvertimento, nessuna intimidazione ad un agente della Polizia penitenziaria, nessun ricatto. Il giudice del Tribunale monocratico di Catanzaro ha assolto Francesco Galati, 49enne, di Catanzaro, dall’accusa di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale con formula ampia “perché il fatto non sussiste, come richiesto dall’avvocato difensore Vincenzo Cicino. Crolla l’impianto accusatorio nei confronti del detenuto, convolto nelle inchieste Molo 13 e Kleopatra, secondo cui all’interno della casa circondariale Ugo Caridi avrebbe costretto un poliziotto ad omettere un atto dell’ufficio usando la forza nel chiedergli di poter usufruire del locale docce. L’agente, vedendolo ancora vestito gli avrebbe detto che sarebbe passato dopo aver terminato l’apertura ad altri distretti e Galati, secondo le accuse, con fare minaccioso gli avrebbe risposto: “ti suono ogni 10 minuti, così va vanti e indietro … figlio di puttana, bastardo, pisciaturo”.
Nessuna minaccia, per lo più frasi ingiuriose
Dagli atti acquisiti, secondo il giudice che ha emesso il verdetto assolutorio, non emergono elementi o circostanze idonee a palesare l’inattendibilità della ricostruzione del fatto avvenuto il 10 ottobre 2023 da parte degli agenti della Polizia penitenziaria che hanno redatto i verbali, che di certo non avevano interesse a mentire. Si è trattato di uno scambio di battute, come riferito dall’imputato nel corso del processo rilasciando dichiarazioni spontanee, di frasi fastidiose, per lo più ingiuriose, ma nulla che abbia a che fare con chi usa violenza, minaccia a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio nel costringerlo ad un atto contrario ai propri doveri e ad omettere un atto del proprio ufficio.








