3 Novembre 2026
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Naufragio Cutro, il testimone di Frontex: “Segnalai il dubbio sulla presenza di migranti”. Ma il reparto chiedeva una relazione

Il maresciallo Pascalicchio ricostruisce il confronto con la Capitaneria e le comunicazioni inviate la sera del 25 febbraio 2023: in aula il racconto delle valutazioni nella sala operativa di Varsavia e della richiesta di una verifica in mare

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“Il dubbio mio è che ci fossero persone sotto”. È uno dei passaggi centrali della testimonianza resa da Walter Vincenzo Pascalicchio, maresciallo della Guardia di finanza, davanti ai giudici del processo sui presunti ritardi nei soccorsi del naufragio di Steccato di Cutro, nel quale persero la vita 94 persone. All’epoca dei fatti, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, Pascalicchio era in servizio a Varsavia, nella sala operativa di Frontex, con il ruolo di esperto di Law enforcement. Oggi presta servizio presso il Gan di Taranto. Nel corso dell’udienza, rispondendo alle domande del pubblico ministero Matteo Staccini, il finanziere ha ripercorso le valutazioni maturate durante il monitoraggio del caicco. In particolare, ha riferito del confronto con un collega della Capitaneria di porto, Magistri, che dopo aver visionato le immagini dell’imbarcazione avrebbe sostenuto che «naviga bene, è tuo».

Una valutazione che Pascalicchio non avrebbe condiviso. Il militare ha spiegato di aver segnalato la presenza di una risposta termica, ipotizzando che a bordo potessero esserci migranti, forse siriani in fuga dopo il terremoto. Secondo il suo racconto, sarebbe stato necessario costruire la risposta operativa partendo proprio dalla possibilità che l’imbarcazione trasportasse persone.

La comunicazione alle autorità italiane e il nodo della classificazione

Nel corso della deposizione, Pascalicchio ha chiarito anche il significato della dicitura possible people on board, inserita nel messaggio trasmesso alle autorità italiane. Una formulazione che, a suo giudizio, era coerente con le informazioni disponibili in quel momento, pur senza che fosse stata accertata una situazione di pericolo o la certezza di un evento Sar, ovvero di ricerca e soccorso. Il finanziere ha inoltre spiegato che una classificazione anticipata dell’imbarcazione come attività di Law enforcement avrebbe potuto compromettere il dispiegamento dei mezzi più adeguati alle condizioni meteorologiche. La decisione, ha precisato, spettava all’Icc e all’Imrcc.

Un altro passaggio della testimonianza riguarda i contatti con la struttura operativa italiana. Poco dopo le 22.40 del 25 febbraio 2023, con l’obiettivo di assicurare la circolazione delle informazioni e favorire una verifica condivisa con la Guardia costiera, Pascalicchio inviò alcuni messaggi in chat al suo ex comandante, all’epoca responsabile della sezione Operativa del Coan della Guardia di finanza di Pratica di Mare. “Anche se vedevo la mancanza di distress ho chiesto una verifica in situ, nell’area dove si poteva trovare il caicco”, ha riferito in aula. A preoccuparlo, ha aggiunto, era la possibilità che l’imbarcazione finisse per avvicinarsi alla costa in condizioni meteorologiche difficili.

La relazione sull’interrogatorio mai redatta

Nel corso dell’udienza è emerso anche un ulteriore episodio, relativo a un interrogatorio svolto dal maresciallo. Pascalicchio ha raccontato al pm che dal suo reparto era arrivata la richiesta di una relazione sul colloquio, ma di non averla mai preparata. “Al reparto volevano una relazione sull’interrogatorio che ho svolto con lei, ma io non l’ho fatta. Ho mantenuto il riserbo assoluto sui contenuti, non sapevo come comportarmi ma per non rischiare non l’ho fatta”, ha dichiarato.

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