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30 Gennaio 2026
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Naufragio Cutro, niente riprese in aula: il Tribunale blinda il processo. Parti civili: “Trasparenza a rischio”

L'organo conferma il divieto: solo registrazioni ministeriali. Le parti civili protestano e chiedono di sentire Salvini e Piantedosi. Scontro su trasparenza e diritto di cronaca

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Niente telecamere in aula per il processo sul naufragio di Cutro. Il Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Alfonso Scibona ha confermato il divieto di riprese nelle udienze, scatenando le polemiche di operatori dell’informazione e diverse parti civili. Consentita solo la registrazione ufficiale con apparecchiature ministeriali, con possibile acquisizione di file audio e video previa richiesta.

Tribunale: solo registrazioni ministeriali

Il Tribunale di Crotone ha confermato la decisione già adottata lo scorso 12 gennaio secondo la quale il diritto di cronaca potrà essere soddisfatto “oltre che con l’accesso in aula dei giornalisti, anche dalla fono e videoregistrazione ufficiale delle attività processuali eseguita dal personale tecnico in servizio presso il Tribunale”.

Previa richiesta, inoltre, “potrà essere autorizzata l’acquisizione di file audio e video registrati con le apparecchiature ministeriali”. Le aule in cui si terranno le udienze del processo resteranno quindi off limits per le telecamere dei mezzi di informazione.

Parti civili contro: “A rischio trasparenza”

La scelta del collegio penale è stata criticata oltre che dagli operatori dell’informazione anche da diversi rappresentanti di parte civile che sono intervenuti sulla questione. L’avvocato Francesca Cancellaro, che rappresenta Emergency, Sea Watch e SOS Mediterranee, ha sostenuto che “il fatto che i media siano messi nella condizione di offrire una integrale e tempestiva rappresentazione del contenuto del dibattimento costituisce un importante strumento di tutela rispetto ad eventuali strumentalizzazioni o ricostruzioni parziali o errate, nell’interesse di tutte le parti processuali”. Un argomento respinto dal collegio giudicante.

Parti civili: chiesta la testimonianza di Salvini e Piantedosi

Nel corso della prima udienza del procedimento penale, alcuni avvocati che assistono superstiti e familiari delle vittime hanno inoltre depositato le liste testi, chiedendo l’audizione anche dei ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, in relazione ai presunti ritardi nei soccorsi. La decisione sull’ammissione delle testimonianze sarà assunta dal Tribunale di Crotone nelle prossime udienze.

Nelle stesse liste è stata chiesta anche la testimonianza dell’equipaggio dell’aereo Eagle One di Frontex, che individuò il caicco Summer Love la sera precedente al naufragio. Al momento, il collegio ha ammesso esclusivamente la lista testi presentata dal pubblico ministero Matteo Staccini, riservandosi di valutare ulteriori richieste all’esito dell’istruttoria.

Procuratore Guarascio favorevole al divieto

Favorevole alla scelta del collegio giudicante si è detto il procuratore della Repubblica Domenico Guarascio. Una posizione che si contrappone a quella di gran parte delle parti civili e degli operatori dell’informazione, che vedono nella presenza diretta delle telecamere una garanzia di trasparenza e di corretta informazione pubblica su un processo che riguarda una delle più gravi tragedie dei migranti degli ultimi anni.

Scibona: “Trasparenza massima con strumenti ministeriali”

Alla fine il presidente Scibona ha rigettato la richiesta delle parti civili ribadendo che a giudizio del Tribunale “la trasparenza è massima e i giornalisti possono presenziare, ma si è voluto garantire che la registrazione e la divulgazione delle attività processuali sia semplicemente riservata agli strumenti che il ministero ci mette a disposizione”.

Una scelta che punta a garantire il controllo istituzionale sulle immagini diffuse, ma che secondo i critici rischia di limitare il diritto di cronaca e la piena informazione su un processo di grande rilevanza pubblica.

Sei imputati e 86 parti civili: i numeri del processo

Il processo è entrato nel vivo davanti al collegio penale composto dal presidente Alfonso Scibona e dai giudici Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni. Sei gli imputati, tutti militari della Guardia di finanza e della Guardia costiera, chiamati a rispondere di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per i presunti ritardi nell’attivazione delle procedure di soccorso.

La Procura ha citato 69 testimoni, tra cui gli imputati stessi e il capo del Centro operativo nazionale della Guardia costiera nonché responsabile dell’Italian maritime coordination center (Imrcc). Ammesse inoltre 86 costituzioni di parte civile tra superstiti, familiari delle vittime, ong e associazioni. Respinta, infine, la richiesta di esclusione di Consip e Sara Assicurazioni, citate come responsabili civili.

Il naufragio di Cutro e il processo

Il procedimento riguarda il naufragio avvenuto al largo di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un caicco carico di migranti si spezzò in due nei pressi di Steccato di Cutro, causando la morte di almeno 94 persone, tra cui numerosi bambini.

La vicenda ha sollevato pesanti polemiche anche sulla gestione dei soccorsi e sul ruolo delle autorità, rendendo il processo un passaggio di straordinario rilievo pubblico, giudiziario e politico.

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