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19 Maggio 2026
19 Maggio 2026
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‘Ndrangheta e telefoni in cella: perquisiti affiliati a Morabito, Molè, Grande Aracri e Gallico-Frisina

L’indagine della Dia di Genova svela un presunto sistema di telefoni clandestini. Tra gli indagati figure ritenute legate ai principali clan calabresi e un esponente della famiglia Spada

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La Direzione investigativa antimafia di Genova ha eseguito una serie di perquisizioni nei confronti di dodici detenuti nell’ambito di un’indagine sull’introduzione e l’uso di microcellulari all’interno di istituti penitenziari. Tra i soggetti controllati figura anche Ottavio Spada, 36 anni, ritenuto vicino al clan Spada di Ostia, già arrestato nel 2018 nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Roma che aveva disarticolato il gruppo criminale.

Secondo gli investigatori, Spada avrebbe utilizzato piccoli telefoni portatili per comunicare con alcuni familiari, violando così le regole che disciplinano le comunicazioni dall’interno del carcere.

Un sistema strutturato di telefonate clandestine

L’inchiesta – coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti – affonda le sue radici nel 2021, quando gli inquirenti si accorsero che una persona già sotto osservazione stava parlando con un detenuto. Da quel momento è stato aperto un fronte investigativo che ha portato al monitoraggio dell’uso di oltre 150 telefoni cellulari e 115 schede SIM riconducibili a detenuti ristretti per reati di mafia nelle sezioni di Alta Sicurezza.

Secondo la ricostruzione, nelle conversazioni captate c’era chi parlava con la moglie o la madre, chi cercava il conforto del cappellano, ma soprattutto chi trasmetteva “ambasciate”: messaggi, ordini e istruzioni per continuare la gestione delle attività delle diverse cosche dall’interno del carcere.

Il “centro operativo” dei contatti sarebbe stato il carcere di Genova Marassi, in particolare la sezione AS3, da cui partivano telefonate dirette a parenti, prestanome, altri detenuti e persone di fiducia.

I clan coinvolti nelle verifiche

Tra gli indagati figurano persone ritenute legate a diverse organizzazioni criminali calabresi: le cosche Morabito di Africo, Grande Aracri di Cutro, Molè di Gioia Tauro e Gallico-Frisina di Palmi. Un quadro investigativo articolato, che punta a chiarire eventuali connessioni e modalità con cui questi dispositivi riescono a raggiungere alcune sezioni detentive.

Gli investigatori ritengono che i microtelefonini siano stati introdotti durante i colloqui familiari, attraverso pacchi consegnati agli incontri o spediti, mentre le schede SIM venivano attivate in negozi compiacenti del centro storico di Genova e intestate a cittadini inesistenti o ignari, spesso stranieri.

Le perquisizioni sono scattate nei penitenziari di: Fossano, Ivrea, Alessandria, Cuneo, Tolmezzo, Chiavari, La Spezia, Parma, San Gimignano, Lanciano, Rossano e Santa Maria Capua Vetere.

I risultati dei controlli

Al termine dei controlli, i microcellulari sono stati trovati solo in due dei dodici detenuti sottoposti a perquisizione. Un dato che non ridimensiona l’indagine ma che costituisce un primo riscontro sulle modalità di introduzione e sulla reale diffusione dei dispositivi.

L’inchiesta della Dda e della Dia si concentra ora sul completamento della ricostruzione della presunta rete esterna che avrebbe supportato la logistica dei telefoni e sull’individuazione delle singole responsabilità. Secondo la Procura, i 31 indagati hanno ora 20 giorni per chiedere di essere interrogati, prima che venga eventualmente richiesto il rinvio a giudizio.

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