Sedici condanne e trentaquattro assoluzioni per i 50 imputati che hanno scelto il riro abbreviato nell’ambito del processo “Ostro-Amaranto”, nato da un’inchiesta della Dda, che aveva portato il gip distrettuale a firmare 29 misure cautelari in un blitz che aveva decapitato i vertici dell’amministrazione di Badolato ritenuta dagli inquirenti asservita al volere di Antonio Paparo, l’imprenditore considerato espressione della cosca di Guardavalle. Un’inchiesta che ruota intorno ad appalti pilotati, elezioni politiche decise a tavolino dalla ‘ndrangheta di Guardavalle, minacce e ritorsioni assicurate per chi avesse osato non pagare il pizzo, aziende messe in piedi dalla cosca attraverso prestanomi e che in primo grado non ha retto, come è crollata al vaglio del gup il presunto sodalizio criminale pronto a favorire la latitanza del boss Cosimo Damiano Gallace, garantendo vitto e alloggio in bunker, dotati di videosorveglianza, con tanto di allarme, nonché il trasporto per i suoi spostamenti e quello dei familiari. Una presunta organizzazione dedita alle estorsioni, ai furti, al traffico di droga e di armi, anche da guerra, provenienti da Serbia, Montenegro e altri Paesi. Tra gli assolti anche il boss di Guardavalle Cosimo Damiano Gallace.
Le condanne e le richieste di pena
Il gup distrettuale ha condannato Giuseppe Antonio Fiorenza, di Badolato, 6 anni e 8 mesi (la Dda ha chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione); Pasquale Franco, di Roma, 1 anno, 8 mesi, 344 euro di multa (la Dda ha chiesto 8 anni e 16mila euro di multa); Angelo Gagliardi, di Guardavalle, 5 anni, un mese, 10 giorni, 6.889 euro di multa (18 anni); Bruno Gagliardi, di Guardavalle, 1 anno e 8 mesi di reclusione (8 anni e 16mila euro di multa); Antonio Galati, di Guardavalle, 8 mesi e 2mila euro di multa(6 anni e 13mila euro di multa); Francesca Galati, di Guardavalle, 8 mesi e 2mila euro di multa(6 anni e 13mila euro di multa); Francesco Galati, alias fascista, di Guardavalle, 1 anno, un mese, 10 giorni e 222 euro di multa (15 anni e 8mila euro di multa); Domenico Geracitano, di Guardavalle, 2 anni, 4 mesi e 3mila euro di multa (2 anni, 8 mesi e 4mila di multa); Antonella Giannini, di Badolato, 4 anni, 5 mesi, 10 giorni (10 anni di reclusione); Vincenzo Grupico, di Marina di Gioiosa Ionica, 1 anno, 8 mesi e 344 euro di multa(6 anni e 13mila euro di multa); Ernesto Maria Menniti, di Badolato, 6 anni e 8 mesi di reclusione (10 anni); Angelo Paparo, di Badolato, 2 anni (8 anni; Nicola Paparo, di Badolato 2 anni (8 anni); Pasquale Paparo, (27enne), di Badolato, 2 anni (la Dda ha chiesto 6 anni); Giuseppe Riitano, di Guardavalle, 3 anni e 4 mesi (6 anni e 13mila euro);
Le assoluzioni e le richieste della Dda
Sono stati assolti Loredana Abate, di Isca sullo Ionio, ( la Dda in aula ha chiesto 3 anni di reclusione), difesa dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Varano; Antonio Afflitto, di Badolato, (3 anni di reclusione),difeso dall’avvocato Vincenzo Varano; Maria Altamura, di Badolato, (3 anni) difeso dall’avvocato Vincenzo Varano; Cosimo Andreacchio, di Guardavalle, (2 anni, 8 mesi di reclusione e 4mila euro di multa), difeso Dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giuseppe Germanò; Cesare Antonio Arcorace, di Aschaffenburg (Germania), (20 anni), difeso dall’avvocato Giuseppe Gervasi; Fernando Grande, di Isca sullo Ionio, (3 anni), difeso Vincenzo Varano; Francesco Aloi, di Guardavalle, (16 anni), difesi dagli avvocati Mauro Ruga e Anselmo Torchia; Giuseppe Bava, di Anzio, (16 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Vincenzo Garruba; Andrea Bressi, di Badolato, (10 anni), difeso dall’avvocato Vincenzo Maiolo Staiano; Cosimo Damiano Gallace, di Guardavalle, (20 anni), difeso dagli avvocati Mauro Ruga e Giuseppe Gervasi; Moreno Rocco Riitano, di Guardavalle, (11 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e natale Ferraiuolo; Cosimo Sorgiovanni, di Monasterace, (16 anni di reclusione), difeso dagli avvocati Alfredo Arcorace e Francesco Lojacono; Agazio Andreacchio, di Giaveno, (6 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Carmen Chiefari; Ilario Comito, di Stilo, (6 anni), difeso dagli avvocati Guido Maria Crea e Alfredo Arcorace; Francesco Giorgi, di Bovalino, (6 anni di reclusione), difeso dall’avvocato Natale Polimeni; Pasquale Paparo, (33enne) di Badolato (6 anni), difeso dagli avvocati Lucrezia Staiano e Vincenzo Varano; Giovanni Renda, di Santa Caterina dello Ionio (6 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Cesare Larocca e Domenico Pietragalla; Antonio Ussia, di Guardavalle, (6 anni), difeso dagli avvocati Francesco Marzano e Francesca Buonopane; Antonio Bressi, di Davoli, (2 anni, 8 mesi e 4mila di multa), difeso dall’avvocato Sergio Callipari; Nicola Chiefari, di Bucine, (3 anni 4mila di multa), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino; Giuseppe Foti, di Stefanaconi, (8 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giuseppe Di Renzo; Domenico Gallelli, di Badolato, (3 anni di reclusione), difeso dall’avvocato Salvatore Staiano; Carmela Russo, di Badolato (3 anni di reclusione), difeso dall’avvocato Salvatore Staiano e Lucrezia Staiano; Massimiliano Giorgio, di San Sostene,(3 anni e 5mila euro di multa), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Varano; Gregorio Grande, di Isca sullo Ionio, (8 anni di reclusione), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Varano; Saverio Grande, di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, (3 anni), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Varano; Marco Ottaiano, di Rho, (1 anni, 4 mesi e mille euro di multa), difeso dagli avvocati Valentina Romagnoli e Costanza Pedrotti; Antonio Paparo, di Isca sullo Ionio, 8 anni e 4 mesi di reclusione (20 anni di reclusione), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Giuseppe Mussari; Gregorio Paparo, di Badolato, (8 anni), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Varano; Rosa Maria Paparo, di Isca sullo Ionio, (3 anni), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Giuseppe Mussari; Antonio Cosimo Perronace, di Guardavalle, (3 anni e 4 mila di multa), difeso dall’avvocato Alfredo Arcorace; Ivano Piperissa, di Isca Marina, (14 anni), difeso dagli avvocati Vincenzo Sorgiovanni e Giuseppe Gervasi; Bruno Vitale, di Sedriano, (14 anni e 7 mesi), difeso dagli avvocati Eleonora Ferrillo e Alfredo Arcorace; Domenico Vitale, (56enne), di Terricciola, (la Dda ha chiesto 20 anni), difeso dall’avvocato Eleonora Ferrillo; Domenico Vitale, (49enne) di Guardavalle, (la Dda ha chiesto 18 anni di reclusione), difeso dagli avvocati Alessandro Bavaro e Natale Ferraiuolo.
Il filone dell’ordinario
Sono stati invece rinviati a giudizio sei imputati che hanno scelto di proseguire l’ordinaria udienza preliminare. Si Tratta dell’ex sindaco di Badolato Giuseppe Nicola Parretta, 69 anni; Enrico Cacciotti, 40 anni, di Roma; Massimo Carè, 43 anni, di Guardavalle; Roberto Ferrara, 72 anni, di Roma; Domenico Gagliardi, 36 anni, di Guardavalle; Liberato Riitano, 31 anni, di Guardavalle; di Badolato. Per loro è in corso l’udienza dibattimentale
Il dominio del boss anche dietro una cella
Crollano le accuse sul boss Cosimo Damiano Gallace, che avrebbe continuato a gestire le attività della cosca, anche dopo la emissione dell’ordine di carcerazione datata 25 novembre 2020, dettando le principali linee operative, dando disposizioni per intessere alleanze, per gestire il traffico internazionale di stupefacenti, pianificando le attività estorsive e d’intesa con Domenico Vitale, 56 anni, avrebbe dato disposizioni per il sostegno della detenzione in Brasile di Pasquino Vincenzo, oggi collaboratore di giustizia e dato ordini per curare la latitanza di Cosmo Leotta. Il suo braccio destro Domenico Vitale, 56 anni, avrebbe impartito gli ordini agli accoliti per la distribuzione di risorse finanziarie per il sostegno delle famiglie dei carcerati, concorrendo a curare la bacinella del clan, mentre il suo omonimo, di 46 anni, avrebbe provveduto a sostenere la carcerazione di Vincenzo Pasquino, coadiuvando il boss nel dirimere controversie quale quella occorsa. Ma partecipi della cosca per la Dda sarebbero anche Cesare Antonio Arcorace, Bruno Vitale, preposti al recupero crediti e a fornire documenti contraffatti per assicurare le latitanze degli accoliti, mentre Cosimo Sorgiovanni e Giuseppe Bava, avrebbero concorso nella procurata inosservanza della pena del boss e di Cosmo Leotta.
Francesco Aloi e Angelo Gagliardi, avrebbero monitorato e segnalato la presenza a Guardavalle e territori limitrofi di auto, appartenenti alle Forze dell’ordine. L’imprenditore Antonio Paparo si sarebbe messo a disposizione della cosca favorendo la procurata inosservanza di pena del boss nell’impianto della Bad. E. Strass Srl, ad Isca sullo Ionio. Sarebbe stato proprio lui a curare gli interessi imprenditoriali della famiglia di ‘ndrangheta, ottemperando alle direttive di Cosimo Damiano Gallace, attraverso conversazioni riservate, ricorrendo a un criptofonino per l’esecuzione dei lavori appaltati da una società riconducibile allo stesso Antonio Paparo.
Voto di scambio
La Dda ha ricostruito il presunto scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali di Badolato dell’ottobre 2021. Secondo le ipotesi di accusa, Antonio Paparo, in concorso con Ernesto Maria Menniti, Bressi, Maicol Paparo, l’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta e gli ex assessori Fiorenza e Giannini, previo accordo tra di loro avrebbero organizzato riunioni in occasione delle elezioni amministrative del Comune di Badolato, indette per il 3 e il 4 ottobre 2021, per far vincere i loro prescelti: Giuseppe Nicola Parretta, sindaco con la lista “Vivi Badolato”, Ernesto Maria Menniti con la lista civetta “Uniti per Badolato”, Antonella Giannini, Maicol Paparo e Andrea Bressi quali consiglieri comunali, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla vicinanza al sodalizio mafioso dei Gallace.
Nomine e incarichi
Giuseppe Nicola Parretta è stato poi eletto sindaco con la lista Vivi per Badolato con 1007 voti, mentre Ernesto Maria Menniti con la lista Uniti per Badolato ha ottenuto 86 preferenze, nominato assessore e vicesindaco. Micol Paparo, figlio di Antonio Paparo, è stato eletto consiglierecon il più alto numero di preferenze 170 voti ed è stato nominato assessore con delega in materia di Bilancio, Tributi, Attuazione programmatica, Sistemi informatici, mentre Andrea Bressi, candidato eletto alla carica di consigliere comunalenella lista Vivi Badolato è stato nominato assessore, così come Antonella Giannini malgrado i pochi voti ottenuti, 29 con la lista vincitrice, su imposizione di Paparo sarebbe stata nominata da Parretta assessore esterno con delega alla Scuola e alla Pubblica istruzione. Un terremoto giudiziario che ha fatto cadere il Comune di Badolato, nonostante la Cassazione abbia negato l’esistenza di un patto politico-mafioso.















