Ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado il sostituto procuratore generale Salvatore Di Maio, per quattro imputati, giudicati con rito ordinario nel processo stralcio Reventinum, nato da un’inchiesta della Dda che ha inferto un duro colpo a capi e gregari della cosca del “gruppo storico della montagna”, operante nella Sila Catanzarese e comprendente i territori di Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta e zone limitrofe, ricostruendo la faida tra le cosche rivali dei Mezzatesta e degli Scalise. Il pg ha invocato davanti ai giudici della Corte di appello, presieduta da Alessandro Bravin la condanna a 15 anni per Marco Gallo; per Pino Scalise 11 anni e 9.500 euro di multa; per Luciano Scalise 12 anni, 11 mesi e 15mila euro di multa e per Angelo Rotella 6 anni, 7 mesi e 6.250 euro di multa, chiedendo di lasciare invariato il verdetto emesso dal Tribunale collegiale di Lamezia Terme il 19 ottobre del 2023 .
“Gallo partecipe della cosca Scalise”
Richieste di pena alla quali si sono associati i difensori delle parti civili Salvatore Staiano, Aldo Ferraro, Enzo Galeota, Nunzio Raimondi, Pino Zofrea, Pietro Agapito, la Camera penale di Lamezia, l’associazione antiracket Ala di Lamezia, la Regione Calabria, la Provincia di Catanzaro, i Comuni di Lamezia, Decollatura e Soveria Mannelli. Il pg, nel corso della requisitoria ha ripercorso gli atti processuali, definendo Gallo partecipe della cosca Scalise con il ruolo di killer del clan che avrebbe posto le proprie capacità criminali a disposizione della cosca di ‘ndrangheta di appartenenza eseguendo l’omicidio del noto avvocato penalista Francesco Pagliuso, ucciso il 9 agosto 2013 mentre si trovava a bordo della sua auto appena parcheggiata nel giardino della sua abitazione lametina e del delitto di Gregorio Mezzatesta, dipendente delle Ferrovie della Calabria, fratello del capoclan della cosca rivale Mezzatesta, vittima di un agguato il 24 giugno 2017 in via Milano a Catanzaro, appena arrivato sul posto di lavoro.
La richiesta di ricusazione
Due omicidi efferati rispetto ai quali Gallo è stato condannato all’argastolo con sentenza passata in giudicato e il sostituto procuratore generale ha prodotto in aula le sentenze della Corte di Cassazione che ne suggellano la definitività e che hanno consacrato l’esistenza della cosca Scalise. Gli avvocati difensori di Gallo, Francesco Siclari e Antonello Mancuso hanno chiesto la ricusazione del presidente della Corte di appello Alessandro Bravin, per aver già giudicato l’imputato per l’omicidio Pagliuso, richiesta però ritenuta inammissibile dal momento che in questo processo Gallo deve rispondere non di omicidio, ma di associazione a delinquere per aver agevolato la cosca Scalise in qualità di killer di Pagliuso e Mezzatesta.
Le estorsioni e l’illecita concorrenza
Gli altri tre imputati rispondono a vario titolo di estorsione tentata e consumata e di illecita concorrenza con violenza e minaccia nei confronti di imprenditori e commercianti. In particolare a Pino Scalise, difeso dall’avvocato Antonio Larussa, vengono contestate due estorsioni consumate con l’aggravante mafiosa, a Luciano Scalise, difeso dall’avvocato Piero Chiodo quattro estorsioni consumate, due tentate e un capo di incolpazione relativo all’ illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa, mentre a Rotella, assistito dal legale Chiara Penna due tentate estorsioni e un capo di accusa di illecita concorrenza con violenza e minaccia con l’aggravante del metodo mafioso. L’udienza è stata aggiornata al prossimo1dicembre, giorno in cui avranno inizio le arringhe difensive.















