15 Ottobre 2026
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’Ndrangheta in Piemonte, cinque colpi di pistola per uno “sgarro”: padre e figlio originari di Soriano arrestati. Ecco chi sono

I due calabresi sono accusati del tentato omicidio di Francesco Ilacqua, aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Telecamere e intercettazioni avrebbero svelato l’attacco e il rischio di nuove violenze

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Cinque colpi di pistola in pieno giorno, un uomo ferito mentre raggiunge il bar e propositi di vendetta pronunciati dal letto d’ospedale. La polizia ha arrestato Gaetano Ciconte, 72 anni, e il figlio Andrea, 41, originari di Soriano, provincia di Vibo Valentia, accusati del tentato omicidio di Francesco Ilacqua, avvenuto il 30 giugno nel centro di Chivasso, nel Torinese. Il padre è stato posto agli arresti domiciliari, il figlio è finito in carcere. Gli investigatori avrebbero individuato dietro la sparatoria uno “sgarro” maturato negli equilibri della ’ndrangheta torinese. A entrambi gli arrestati viene infatti contestato il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso.

L’attesa sotto casa e i cinque spari

La mattina del 30 giugno Ilacqua esce di casa per raggiungere il bar Due Re. È figlio di Pietro Ilacqua, detto “Petru”, che secondo gli inquirenti, apparterrebbe a una famiglia storica della criminalità calabrese radicata in Piemonte. Ad attenderlo un uomo armato. Ilacqua viene raggiunto dagli spari in via Paleologi, riportando ferite alle gambe e al braccio sinistro. L’aggressore si allontana e raggiunge un’auto parcheggiata poco distante. Secondo l’accusa, a sparare sarebbe stato Andrea Ciconte, mentre il padre avrebbe avuto il compito di accompagnarlo, aspettarlo e garantirgli la fuga.

La Fiat Punto ripresa dalle telecamere

Un passaggio centrale dell’indagine riguarda una Fiat Punto grigio metallizzato. Le telecamere la avrebbero ripresa intorno alle 10.25 nel parcheggio tra via Orti e via Torino, vicino all’abitazione della vittima. L’auto rimane nella zona per circa quaranta minuti. Alle 11.07 Ilacqua compare nelle immagini mentre cammina verso via Paleologi. Dalla vettura scende un uomo vestito di scuro, con scarpe bianche, occhiali da sole e un cappellino mimetico, che comincia a seguirlo. Un minuto dopo, la stessa persona viene ripresa mentre torna verso il parcheggio e risale sulla Punto. In un’altra sequenza, il passeggero compie con la mano un gesto che richiama una pistola. Le immagini avrebbero consentito di leggere la targa della vettura, risultata intestata a Gaetano Ciconte.

Le parole dall’ospedale: “Qui inizia una guerra”

Alle riprese si aggiungono le intercettazioni, che avrebbero fatto emergere anche il rischio di una ritorsione. Nella camera d’ospedale in cui è ricoverato, Ilacqua indica padre e figlio come le persone chiamate a “pagare” per l’agguato. “Li avevo avvertiti: se mi toccate qui inizia una guerra”, avrebbe detto, secondo quanto riportato dalla Stampa nell’edizione odierna in un articolo a tutta pagina che racconta i retroscena dell’agguato. Anche nelle conversazioni dei Ciconte emergerebbe il timore di una vendetta. Il padre invita il figlio a prestare attenzione quando si muove. Per gli investigatori, quelle parole sarebbero parte di un quadro nel quale la sparatoria rischiava di aprire la strada ad altre violenze.

Il presunto movente e i legami con la ’ndrangheta

Il movente sarebbe riconducibile a uno screzio e a una presunta mancanza di rispetto. Le conversazioni intercettate avrebbero inoltre fornito elementi sui rapporti dei protagonisti con ambienti della criminalità organizzata. La Stampa riporta che Gaetano Ciconte avrebbe descritto le famiglie coinvolte come persone da sempre interne a quel contesto. Il quotidiano ricorda inoltre un controllo durante il quale il settantaduenne era stato trovato in compagnia di Rocco Schirripa, condannato per l’omicidio del procuratore Bruno Caccia .

La conversazione di settembre e gli arresti

Un ulteriore elemento sarebbe arrivato il 17 settembre. Durante una conversazione intercettata, Andrea Ciconte avrebbe ricostruito le fasi dell’agguato, descrivendo l’avvicinamento alla vittima, gli spari e i movimenti di Ilacqua nel tentativo di sottrarsi ai colpi. Un racconto che, insieme alle immagini e agli altri ascolti, avrebbe rafforzato l’ipotesi investigativa e consentito di intervenire mentre si temevano nuove ritorsioni.

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