9 Luglio 2026
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Neonato morto a Polistena, la madre chiese il cesareo ma le fu negato. Chiesto il rinvio a giudizio per due ostetriche

Secondo i periti della Procura, il cesareo d’urgenza avrebbe consentito al piccolo Matteo di nascere vivo. Nel mirino due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Maria degli Ungheresi

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Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l’indagine sulla morte del piccolo Matteo Russo, deceduto due anni fa durante la nascita all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L’accusa, nei confronti di due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. La richiesta porta la firma del procuratore aggiunto Santo Melidona.

Le contestazioni della Procura

Secondo quanto riportato nella richiesta, le due professioniste, “avendo la responsabilità di monitorare mediante cardiotocografo l’evoluzione del travaglio”, non avrebbero riconosciuto “chiari segni di sofferenza fetale” e non avrebbero richiesto l’intervento del ginecologo “in presenza di evidenti anomalie cardiotocografiche”. Sempre secondo l’impostazione accusatoria, le ostetriche avrebbero poi interrotto il tracciato cardiotocografico, nonostante una diversa indicazione medica.

La perizia: “Il cesareo avrebbe permesso al feto di nascere vivo”

Un passaggio ritenuto decisivo, ai fini della richiesta di rinvio a giudizio, è rappresentato dalla perizia tecnica affidata dalla Procura alla professoressa Alfonsa Pizzo e al dottor Giovanni Andò, consulenti esperti in materia. Nelle conclusioni, i periti scrivono che, “qualora le ostetriche avessero osservato le prescrizioni delle Linee guida, nonché le indicazioni del ginecologo, con elevato grado di probabilità prossimo alla certezza, sarebbe stato possibile procedere con un parto cesareo d’urgenza e ciò avrebbe permesso al feto di nascere vivo”.

La richiesta della madre e il dolore dei genitori

I genitori del piccolo Matteo, residenti a Taurianova, si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni di Lamezia Terme, gruppo specializzato nel risarcimento dei casi di malasanità, per ottenere giustizia e fare piena luce su quanto accaduto in quei tragici momenti. “Quella sera la mamma del piccolo Matteo lo aveva provato a chiedere più volte, tra crescente disperazione, il cesareo, ma purtroppo le era stato più volte negato”, sottolinea Mary Paolella, consulente di Giesse Lamezia Terme. “L’intero periodo della gravidanza era andato per il meglio, mamma e bimbo erano in ottime condizioni. Si tratta di una tragedia inaccettabile, da cui entrambi i poveri genitori non si sono più ripresi”.

Supplemento di indagine per un terzo sanitario

Per la stessa vicenda è in corso anche un supplemento di indagine nei confronti di un altro sanitario coinvolto, per il quale era stata inizialmente chiesta l’archiviazione. “Ritenendo che ci fossero elementi evidenti di colpa anche nei confronti di questa persona – conclude Mary Paolella – tramite il nostro legale fiduciario è stata avanzata una richiesta di opposizione all’archiviazione che il gip Francesca Mirabelli ha prontamente accolto, disponendo un supplemento di indagine. Attendiamo ora l’esito anche di questa ulteriore posizione”.

Processo possibile a ottobre

Il procedimento potrebbe prendere il via nel mese di ottobre. Al momento la richiesta di rinvio a giudizio riguarda le due ostetriche, ma l’esito del supplemento di indagine potrebbe incidere anche sulla posizione del terzo sanitario presente quella sera in reparto. Resta ferma, per tutte le persone coinvolte, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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