La riforma della giustizia e la discussa separazione delle carriere tornano al centro del dibattito istituzionale. A intervenire è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che, dal palco dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, prova a smontare le accuse di una riforma a fini politici o punitivi nei confronti della magistratura.
“Non è una riforma contro qualcuno”
Nordio è netto: la riforma che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non nasce per colpire nessuno, né per rafforzare l’esecutivo.
Secondo il ministro, parlare di una legge pensata per punire la magistratura o per consolidare il potere del Governo è una lettura fuorviante.
La riforma, spiega, non solo non avrà effetti politici, ma non deve averne. L’obiettivo dichiarato è esclusivamente ordinamentale e tecnico.
Il richiamo al codice Vassalli del 1988
Nel suo intervento, il ministro colloca la riforma in una prospettiva storica, definendola come l’epilogo naturale del codice di procedura penale del 1988, voluto da Giuliano Vassalli.
Un passaggio che, nelle intenzioni di Nordio, serve a sottrarre la riforma allo scontro ideologico e a ricondurla a una coerenza sistemica con l’impianto normativo esistente.
Referendum di marzo: “Rispetteremo il voto”
Il ministro affronta anche il nodo del referendum del 22 e 23 marzo, chiarendo la posizione del Governo in entrambi gli scenari possibili. Se dovessero prevalere i no, assicura, l’esecutivo accetterà la volontà popolare senza forzature.
Se invece a vincere saranno i sì, respinge con decisione l’idea di un disegno punitivo: nessun regolamento di conti, nessuna deriva persecutoria.
“Subito un confronto con magistrati e avvocati”
In caso di vittoria dei sì, Nordio annuncia l’avvio immediato di un confronto con la magistratura, l’avvocatura e il mondo accademico per affrontare il tema delle norme attuative. Un passaggio che il ministro presenta come imprescindibile per tradurre la riforma in pratica senza strappi istituzionali.
Il messaggio politico è chiaro: la riforma, nelle intenzioni del Guardasigilli, non nasce contro qualcuno, ma chiede di essere costruita insieme a tutti gli attori del sistema giustizia.









