C’è un nuovo filone d’indagine che scuote la Regione Calabria e coinvolge la struttura del Sub Commissario nazionale alla Depurazione, diretta da Antonino Daffinà, 63 anni, esponente di punta di Forza Italia. Al centro dell’inchiesta – coordinata dalla Procura di Catanzaro e condotta dalla Guardia di Finanza – vi sarebbero gli incarichi di consulenza che, secondo gli investigatori, non sarebbero supportati da attività effettivamente svolte.
Tra gli indagati, oltre allo stesso Daffinà, figurano Veronica Rigoni, 35 anni, segretaria particolare del presidente Roberto Occhiuto, Giulio Nardo, docente universitario dell’Unical, e il giornalista Antonino Fortuna.
Il cuore dell’inchiesta: contratti e compensi senza risultati
La Procura contesta agli indagati il reato di peculato, sostenendo che denaro pubblico sia stato erogato indebitamente sotto forma di compensi. Daffinà, in qualità di sub commissario alla Depurazione, avrebbe avuto la disponibilità dei fondi e – secondo l’ipotesi accusatoria – si sarebbe adoperato per destinarli a professionisti non operativi.
I contratti oggetto d’indagine sono quelli stipulati con Sogesid S.p.A., società in house del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e di altri ministeri e pubbliche amministrazioni italiane (il suo nome completo significa Società di Gestione degli Interventi per la Salvaguardia Idraulica del Territorio) e la Eutalia Srl, società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha affidato a diversi consulenti incarichi nell’ambito della comunicazione e gestione digitale della struttura commissariale.
Il ruolo di Veronica Rigoni: segretaria e consulente
Secondo la ricostruzione investigativa, Veronica Rigoni avrebbe svolto attività parallele come consulente per la comunicazione, nonostante già impegnata nella segreteria particolare del presidente Occhiuto. Il suo contratto – della durata iniziale di un anno – prevedeva un compenso massimo di 38.400 euro (oltre Iva, se dovuta), prorogato successivamente.
Stando alle intercettazioni, la dirigente Sogesid Spa (collaboratrice della struttura commissariale) avrebbe espresso perplessità sull’effettivo contributo di Rigoni, accompagnando le parole con un gesto eloquente – secondo gli inquirenti – a indicare la scarsa operatività. Le mansioni previste includevano: gestione dei social, rapporti con la stampa, attività di ufficio stampa e reportistica mensile.
Il docente universitario: “Che c’entra lui?”
Nel mirino anche Giulio Nardo, 61 anni, professore ordinario di procedura civile all’Università della Calabria. Il suo nome emerge in una conversazione registrata il 12 giugno 2025 tra Daffinà e una collaboratrice. L’interlocutrice, parlando a bassa voce, avrebbe detto: “Stiamo attenti”, per poi aggiungere: “Niente che quello che cazzo c’entra?”, riferendosi proprio al docente. Alla richiesta di Daffinà se fornisse relazioni o consigli, la risposta sarebbe stata: “E certo, eheh”. Ma subito dopo lo stesso sub commissario avrebbe ordinato di bloccare tutto.
Antonino Fortuna: il ruolo marginale e la rendicontazione su Eutalia
Per quanto riguarda il giornalista Antonino Fortuna, la sua è la posizione più marginale tra i soggetti coinvolti. Fortuna viene chiamato in causa da una collaboratrice di Daffinà: “Quella cazzo di relazione… ha scritto che ha fatto video… gli ho chiesto: ‘dove sta il video?’”. C’è da precisare che l’incarico di Fortuna non prevedeva alcuna rendicontazione di video ma la supervisione dei contenuti digitali, la gestione del sito, la comunicazione interna ed esterna, l’organizzazione di eventi e la predisposizione della rassegna stampa. Il suo incarico – secondo quanto apprende Calabria7 – sarebbe stato regolarmente rendicontato sulla piattaforma di Eutalia Srl, società “in house” per le amministrazioni centrali e Fortuna sarebbe stato selezionato proprio per le attività di comunicazione istituzionale, curando contenuti, rassegne stampa ed eventi. Tutto documentato e in attesa di riscontro della Guardia di Finanza.
Il post di Fortuna: “Fiducia nella magistratura, il mio lavoro è documentato”
A poche ore dalla diffusione della notizia, è stato lo stesso Antonino Fortuna a rompere il silenzio sui propri profili social. In un post pubblico, il giornalista vibonese ha ribadito la sua fiducia nell’operato degli inquirenti e nella correttezza del proprio operato. “Io credo fermamente nella giustizia e ho una fiducia incondizionata nella magistratura. Non basterà un’intercettazione, peraltro indiretta, a farmi cambiare idea. Sarà tutto chiaro a brevissimo. Il mio lavoro c’è, è ampio e documentato, fatto con scrupolo, passione e (credo) una certa competenza. Ritengo sia sufficiente esibirlo per mettere fine a questo incubo“.






