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28 Aprile 2026
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Sanità, Aterp, incarichi e consulenze d’oro: tutti i filoni investigativi che fanno tremare Occhiuto e gli “amici” del centrodestra

La Finanza indaga su più fronti. Intercettazioni, sequestri, perquisizioni e accuse pesanti: corruzione, turbativa d’asta, incarichi fantasma e bandi Pnrr gestiti in modo opaco. Ecco tutto quello che sta succedendo

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C’è un terremoto giudiziario che scuote dalle fondamenta la Regione Calabria. E stavolta non si tratta di un’inchiesta qualunque. Le intercettazioni captate dalla Guardia di Finanza su delega della Procura di Catanzaro stanno tracciando una mappa inquietante di relazioni opache, incarichi pilotati e consulenze dorate e bandi Pnrr sotto osservazione. Il cuore pulsante dell’indagine è la Cittadella regionale di Germaneto, ma le scosse si avvertono fino a Vibo Valentia, terra d’origine di molti dei protagonisti finiti nel mirino degli investigatori.

Al centro della scena, in questa fase, c’è Tonino Daffinà, subcommissario alla Depurazione e fedelissimo del governatore Roberto Occhiuto, esponente di punta di Forza Italia, sospettato di corruzione e turbativa d’asta. Accanto a lui, un coro di nomi vicini al mondo del centrodestra calabrese, tecnici e professionisti che avrebbero beneficiato di nomine e incarichi. I fascicoli si moltiplicano, i sequestri aumentano, i telefoni vengono passati al setaccio. E mentre i magistrati mantengono il silenzio, lo scandalo dilaga.

Il cuore dell’inchiesta: Daffinà e le intercettazioni sospette

Nelle ultime ore, il nome Tonino Daffinà, subcommissario nazionale alla Depurazione della Regione Calabria, è finito al centro della cronaca giudiziaria, quasi ad assurgere il ruolo di principale indagato dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Catanzaro e portata avanti dagli uomini della Guardia di Finanza. Al centro dell’indagine, una fitta rete di intercettazioni ambientali e telefoniche acquisite nei mesi scorsi che hanno fatto scattare una raffica di perquisizioni, in particolare, nella sede della Regione Calabria a Germaneto, negli uffici dell’Aterp, al Dipartimento Salute e nelle abitazioni private degli indagati.

Il sospetto è che attorno alla figura di Daffinà, già commissario straordinario dell’Aterp e ex vicesindaco di Vibo Valentia, si sia costruito un sistema di favori, incarichi, consulenze e nomine retribuite, con soldi pubblici e soprattutto fondi del Pnrr.

Aterp e Pnrr, il nodo dei bandi per l’edilizia popolare

Uno dei primi filoni investigativi riguarda l’Aterp Calabria, l’ente che gestisce l’edilizia residenziale pubblica. Gli investigatori hanno messo le mani su documentazione relativa ai bandi di riqualificazione energetica degli alloggi popolari, in parte finanziati con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo quanto emerge da una intercettazione chiave, le gare sarebbero state avviate ma non ancora assegnate, sollevando dubbi sulla trasparenza delle procedure.

La Guardia di Finanza si è concentrata anche su nomine e consulenze conferite a professionisti dell’area vibonese, alcuni dei quali colleghi dello stesso Daffinà o funzionari pubblici: incarichi lautamente retribuiti ma in parte non portati a termine o rendicontati in modo irregolare.

Sanità sotto esame, sequestrato il telefono del dirigente Calabrò

Altro fronte incandescente è quello della sanità calabrese. La Finanza ha acquisito atti e dispositivi informatici anche presso il Dipartimento Tutela della Salute, con particolare attenzione su alcune strutture private accreditate con il Servizio Sanitario Regionale. Tra i nomi emersi, un dispaccio dell’Ansa dei giorni scorsi ha citato la figura di Tommaso Calabrò, dirigente generale ad interim del dipartimento, per il quale è stata disposta una perquisizione domiciliare. La Guardia di Finanza ha “visitato” per ben due volte nell’ultima settimana gli uffici della Cittadella soffermandosi su autorizzazioni e accreditamenti nel pianeta della sanità ora al vaglio degli investigatori attraverso il corposo materiale acquisito nel corso dell’attività delegata sempre su mandato della Procura di Catanzaro.

Il caso Grillo e il “ricordati di quell’incarico”

L’inchiesta si è nel frattempo allargata anche al Parco naturale delle Serre, dove a finire sotto i riflettori della Finanza è il commissario Alfonsino Grillo, altro esponente di Forza Italia, al quale è stato sequestrato il telefono cellulare. Secondo le indagini, una telefonata tra Grillo e Daffinà, risalente ai primi mesi del 2025, conterrebbe un passaggio ritenuto sospetto dagli inquirenti: Daffinà avrebbe promesso la riconferma di Grillo alla guida del Parco, chiedendogli però in cambio di “ricordarsi di quell’incarico”. Un dialogo che ha fatto scattare l’accusa di corruzione per entrambi.

La Film Commission e l’ombra della mancata trasparenza

Nel mirino degli inquirenti anche la Fondazione Calabria Film Commission, già oggetto di polemiche politiche per la scarsa trasparenza nella rendicontazione delle attività e delle spese. In particolare, viene contestata la mancata pubblicazione integrale delle determine, rendendo di fatto inaccessibile il controllo da parte dei cittadini e degli organismi di verifica. Anche in questo caso, i militari avrebbero acquisito documenti e ascoltato testimoni interni alla struttura.

Il “cerchio magico” di Occhiuto sotto pressione

Il denominatore comune di gran parte degli indagati è l’appartenenza o vicinanza al “cerchio magico” di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e commissario alla Sanità. Da Daffinà a Grillo, passando per dirigenti e professionisti legati a incarichi pubblici e consulenze pagate con fondi pubblici, tutti sembrano orbitare nella galassia politico-amministrativa costruita dal centrodestra in Regione.

Certo è che in appena trenta giorni, dal 6 giugno al 6 luglio, un fitto calendario di inchieste ha colpito il cuore dell’amministrazione regionale calabrese, coinvolgendo numerosi dirigenti pubblici, consulenti e figure legate, direttamente o indirettamente, al governatore Roberto Occhiuto con perquisizioni, acquisizioni documentali e analisi patrimoniali, avvisi di garanzia vari.

Occhiuto si dice pubblicamente tranquillo e invita gli inquirenti a “controllare tutto”. Di sicuro di cose da dire ne avrà tante e tante saranno le domande che gli inquirenti vorranno fare al governatore appena decideranno di sentirlo così come programmato nelle scorse settimane.

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