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3 Aprile 2026
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Oculistica truccata alla Dulbecco di Catanzaro, indagini chiuse per 12 indagati (NOMI)

Nei loro confronti si ipotizzano a vario titolo l’ associazione a delinquere, peculato, concussione, truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio, falsità ideologica e autoriciclaggio

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Un sistema strutturato, costruito all’interno della sanità pubblica e piegato a interessi privati. Un meccanismo sistematico di visite private, al termine delle quali ai pazienti veniva prospettata la necessità urgente di interventi chirurgici, trapianti di cornea, cataratte, glaucoma, cheratocono, da effettuare in ospedale. Ma per finire in lista d’attesa bisognava pagare in nero: 500 euro era la “tariffa fissa” per il trapianto. Il denaro veniva incassato spesso davanti ai familiari spaventati, con la falsa giustificazione di “spese per i tessuti” o “iscrizione alla banca dei trapianti”, anche se tutte le voci in realtà erano coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. I sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro hanno chiuso l’inchiesta nei confronti di 12 indagati. Tra questi il primario di Oculistica Vincenzo Scorcia, 48 anni, di Catanzaro, la segretaria Maria Battaglia, 50 anni, di Catanzaro, Eugenio Garofalo, professore ordinario di Anestesia nonché presidente del comitato etico regionale e Andrea Bruni, direttore della scuola di specializzazione in Anestesia Umg-Unical.

I nomi di tutti gli indagati

Si tratta di Maria Aloi, 62 anni, di Catanzaro; Maria Battaglia, 50 anni, di Catanzaro; Andrea Bruni, 38, di Aiello Calabro; Adriano Carnevali, 37 anni, di Catanzaro; Eugenio Garofalo, 38 anni, di Santo Stefano di Rogliano; Giuseppe Giannaccare, 40 anni, di Bologna;Laura Logozzo, 53 anni, di Catanzaro; Andrea Lucisano, 45 anni, di Crotone; Rocco Pietropaolo, 44 anni, di Gioia Tauro, Giorgio Randazzo, 59 anni, di Lamezia Terme; Vincenzo Scorcia, 48 anni, di Catanzaro; Giovanna Lionetti, 41 anni, di Cirò 

Vertici e complici

Secondo le ipotesi accusatorie una vera e propria “struttura parallela” sarebbe stata costruita all’interno del Reparto di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” (ex “Mater Domini”) di Catanzaro, capeggiata dal primario Vincenzo Scorcia, coadiuvato dalla sua segretaria Maria Battaglia, detta Carmen. E tra i complici anche altri medici e professionisti: Laura Logozzo,la caposala, la coordinatrice del reparto, che avrebbe curato un registro “parallelo” delle liste di attesa; Rocco Pietropaolo, dirigente medico, che avrebbe acquisito i nomi dei pazienti privati per costruire le liste operatorie falsate.

La corsia preferenziale, escluso chi non pagava

Un sistema extra-istituzionale per agevolare pazienti “privati” a discapito di chi, invece, aveva seguito la procedura pubblica, allungando i tempi di attesa per gli altri. L’indagine rivela che il 77% degli interventi chirurgici effettuati nel periodo monitorato sarebbe stato riservato a pazienti privi di regolare accesso Cup. I turni operatori sarebbero stati falsificati e la priorità assegnata in base alla disponibilità economica del paziente. In sostanza, chi aveva i soldi trovava una porta sul retro per entrare nel sistema pubblico, con il benestare di chi avrebbe dovuto tutelarne l’imparzialità. Decine le vittime, anziani in lacrime, spinti a pagare per paura di “perdere la vista”, un giovane minorenne affetto da cheratocono, per cui il padre ha versato 1.000 euro in due tranche, pazienti affetti da gravi disabilità, quasi ciechi, che hanno dovuto sborsare denaro pur essendo curati in struttura pubblica. Ogni operazione, sebbene condotta con strumentazione ospedaliera, era preceduta da una visita privata a pagamento, spesso senza autorizzazione.

Il modo per truffare Ateneo e ospedale

C’è chi avrebbe usato per i pazienti privati kit sanitari, strumentazioni, tessuti e lenti intraoculari pagati dallo Stato e chi come Scorcia, Giuseppe Giannaccare, Andrea Bruni, Adriano Carnevali ed Eugenio Garofalo, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbero dichiarato falsamente il regime di lavoro esclusivo a tempo pieno, continuando in realtà a svolgere attività privata, talvolta anche in malattia simulata. Vincenzo Scorcia, ricercatore e successivamente professore all’Università Magna Graecia di Catanzaro, attivato assistenzialmente all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Mater Domini di Catanzaro ora Dulbecco con opzione di lavoro esclusivo con artifici e raggiri avrebbe dichiarato falsamente di optare per il regime di impiego a tempo pieno, non comunicando lo svolgimento di attività incompatibili, comunque non autorizzate, occultando i compensi inerenti l’attività professionale. Avrebbe indotto in errore l’Ateneo di appartenenza sul tempo pieno e l’azienda Ospedaliero-Universitaria sull’esclusività del rapporto di impiego con quest’ultima. 

Le assenze ingiustificate retribuite 

Un sistema che gli avrebbe consentito di percepire indebitamente dalla Dulbecco ex Mater Domini le indennità collegate al regime di lavoro a tempo esclusivo un importo complessivo nel periodo 2015-2024 pari a 511.209,87 euro e dall’Università degli studi Magna Graecia le indennità per il regime di tempo pieno per 193.644,30, per un totale di ben di 704.854, 18 euro dal 2015 a febbraio 2024. Ma c’è di più. Secondo le ipotesi accusatorie avrebbe dichiarato il falso, di avere necessità di assentarsi dal lavoro per regioni di malattia, mentre al contrario si assentava dal lavoro per svolgere attività professionale non autorizzata e incompatibile con il regime contrattuale a tempo pieno, percependo ugualmente dall’Università degli Studi Magna Grecia e dalla ex Mater Domini la retribuzione giornaliera di 6.557,15 euro corrispondente a 42 ore e 35 minuti. 

I soldi reimpiegati in attività finanziarie

Avrebbe reimpiegato 110.070,54 euro proveniente dal “doppio lavoro illecito”, in attività economiche, finanziarie e speculative per ostacolarne la provenienza: denaro investito  in polizze sulla vita e sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento, giroconti su un altri conti correnti personali. 

Il diritto alla difesa

Gli indagati, assistiti dagli avvocati Eugenio Felice Perrone, Nicola Catafora, Carlo Petitto, Ermenegildo Massimo Scuteri, Francesco Gambardella, Enrico Morcavallo, Francesco Ferri, Roberto Coscia, avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal pubblico ministro, depositare memorie difensive, rilasciare dichiarazioni spontanee e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che la Procura proceda oltre con una richiesta di rinvio a giudizio. 

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