Nuova decisione nel procedimento per l’omicidio di Rocco Gioffrè, il 75enne ucciso il 14 febbraio 2023. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha parzialmente modificato la condanna inflitta in primo grado a Tiziana Mirabelli, rideterminando la pena in 15 anni e 6 mesi di reclusione, rispetto ai 17 anni precedenti. La decisione accoglie in parte le richieste della difesa, rappresentata dagli avvocati Cristian Cristiano e Martina Pellegrino, e respinge invece l’impugnazione della Procura, che aveva sollecitato una condanna all’ergastolo.
Assoluzione per l’occultamento di cadavere e pena rideterminata
La Corte, presieduta dal giudice Santese, con il giudice Commodaro a latere, ha accolto alcuni dei motivi presentati dai legali dell’imputata. In particolare, Mirabelli è stata assolta dall’accusa di occultamento di cadavere. I giudici hanno inoltre escluso l’aggravante della minorata difesa contestata per il reato di furto, dopo la riqualificazione dell’originaria accusa di rapina. Queste modifiche hanno comportato l’eliminazione di un anno di reclusione per il reato di occultamento e di altri sei mesi legati all’aggravante esclusa. La pena complessiva è stata così ridotta a 15 anni e 6 mesi, mentre le restanti statuizioni della sentenza di primo grado sono state confermate.
La Procura chiedeva l’ergastolo
La Corte ha respinto integralmente anche l’appello presentato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza e sostenuto dal Procuratore generale davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro. L’accusa aveva chiesto nuovamente l’ergastolo, insistendo sulla contestazione dell’aggravante dei motivi abietti e futili. A sostegno della richiesta erano stati richiamati, tra gli altri elementi, il presunto movente economico e la ricostruzione secondo cui il delitto sarebbe scaturito da un litigio. La Procura aveva insistito su questa impostazione anche nell’udienza d’appello, affiancata dalle parti civili, assistite dagli avvocati Antonio Quintieri e Francesco Gelsomino. La richiesta di aggravamento della pena non è stata accolta dai giudici.
La difesa: «Il rapporto era segnato da continue vessazioni»
Nel corso del giudizio, gli avvocati Cristiano e Pellegrino hanno contestato le argomentazioni dell’accusa, sostenendo anche l’inammissibilità dell’impugnazione della Procura per le modalità di deposito. Sul merito, i legali hanno ricostruito la relazione tra Mirabelli e Gioffrè come un rapporto caratterizzato, secondo la loro tesi, da continue ingerenze e vessazioni ai danni dell’imputata. La difesa ha sostenuto che il gesto sarebbe maturato dopo un ulteriore episodio verificatosi proprio il giorno di San Valentino. A sostegno della propria ricostruzione, i legali hanno richiamato messaggi, esiti di esami microscopici, intercettazioni in carcere e testimonianze raccolte nel corso del processo. Si tratta di elementi che la difesa ritiene rilevanti per valutare il contesto in cui si sono svolti i fatti.
I legali non sono soddisfatti: «Pronti a proseguire»
Pur prendendo atto della riduzione della pena e dell’accoglimento di alcune delle proprie richieste, la difesa ha dichiarato di non considerare pienamente soddisfacente la decisione. In una nota, gli avvocati hanno sottolineato che l’assoluzione dall’occultamento di cadavere rappresenta, a loro giudizio, il riconoscimento dell’infondatezza della ricostruzione accusatoria su quel punto. I legali hanno inoltre richiamato la tesi secondo cui Mirabelli non avrebbe approfittato di circostanze favorevoli per appropriarsi della somma di denaro contestata.
La difesa intende quindi proseguire nel successivo grado di giudizio, concentrando le proprie contestazioni soprattutto sul mancato riconoscimento della legittima difesa, anche nella forma dell’eccesso colposo. Secondo i legali, nel processo sarebbe emersa documentazione relativa a una presunta vessazione a sfondo sessuale subita dall’imputata. Gli avvocati contestano inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e auspicano, nell’eventualità di una conferma della condanna, una pena che ritengono più proporzionata alla dinamica complessiva dei fatti. La sentenza d’appello riduce dunque la condanna, ma lascia aperto il confronto giudiziario sui punti che la difesa intende sottoporre a ulteriore valutazione.













