La tensione a Montecitorio è palpabile sin dall’apertura dei lavori della Camera, convocata per riprendere l’esame degli emendamenti alla nuova legge elettorale. In una seduta scandita da un fitto ricorso allo scrutinio segreto, si registra un terremoto politico che colpisce direttamente il cuore della coalizione di governo. L’emendamento sulle preferenze caldeggiato da Fratelli d’Italia e sul quale la stessa premier Giorgia Meloni si era spesa in prima persona non supera lo scrutinio dell’Aula, venendo bocciato con uno scarto di una sola preferenza. Poco prima, la Camera aveva respinto anche l’emendamento sul medesimo tema presentato dai deputati vicini a Roberto Vannacci, sul quale il relatore di maggioranza si era rimesso all’Aula, raccogliendo solo 139 voti favorevoli a fronte di 233 contrari.
La delicatezza del passaggio parlamentare era emersa già nelle prime ore della mattina. Il relatore Angelo Rossi (FdI) aveva infatti formalizzato la remissione all’Aula su due proposte emendative relative alle preferenze: una a firma del deputato Edoardo Ziello e l’altra presentata da Francesco Gallo e Luigi Marattin del Gruppo Misto. Nonostante il cambio di orientamento rispetto al parere inizialmente contrario, i franchi tiratori hanno affossato la misura, innescando una durissima polemica sulla tenuta della coalizione.
La linea del governo: avanti senza scossoni fino al Senato
Nonostante l’incidente parlamentare, i vertici dell’esecutivo tentano di depotenziare la portata dello scontro e di rassicurare l’opinione pubblica sulla stabilità del quadro politico. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, esclude categoricamente ripercussioni sulla tenuta della maggioranza.
“Noi non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo e siamo orgogliosi della stabilità che abbiamo dato al Paese”. Il ministro delinea poi il percorso legislativo della riforma, confermando l’intenzione di chiudere la partita a Montecitorio per poi trasferire il dibattito a Palazzo Madama. “Il programma prevedeva il voto domani sera, ora vediamo stamattina come lavora il Parlamento e capiremo. La priorità è chiudere alla Camera e poi la legge andrà al Senato senza le preferenze. E’ normale che in un sistema bicamerale l’altro ramo possa modificare il testo ma ne parleremo quando la legge arriverà al Senato”. Ciriani fissa inoltre la possibile tabella di marcia per la ripresa autunnale. “Un passo alla volta, ora chiudiamo la legge alla Camera. Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se riusciamo prima della pausa estiva ad approvare la legge elettorale al Senato ma sicuramente a settembre sarà fra i primi se non il primo provvedimento all’esame del Senato”.
Sulla stessa linea di fermezza si colloca anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sceglie di non commentare direttamente i numeri dell’Aula e preferisce rivendicare i risultati ottenuti sul fronte della sicurezza con il disegno di legge approvato a Palazzo Chigi. “Avevano preso un impegno con gli italiani: riportare lo Stato dalla parte delle persone perbene. Continuiamo a mantenerlo, un provvedimento dopo l’altro”.
Dal canto suo, il titolare del dicastero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, liquida con fermezza le ipotesi di crisi paventate dai cronisti a margine dell’assemblea annuale dell’Abi. “Ma cosa c’entra? Ci sono cose peggiori di questa, ci sono le guerre”.
Le opposizioni all’attacco: Schlein sfida il centrodestra
Di segno diametralmente opposto la lettura delle minoranze, che vedono nell’esito del voto segreto la prova di una frattura insanabile all’interno della compagine di governo. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, lancia una sfida aperta all’esecutivo, dichiarando la piena mobilitazione del centrosinistra nell’eventualità di uno scioglimento anticipato delle Camere.
“Noi saremo pronti con le opposizioni in qualunque momento, perché la vera notizia di ieri è che è crollata tutta la narrazione di questo governo che si basava sull’idea di una maggioranza solida e compatta e di divisioni presunte tra le opposizioni”. Secondo la leader del Nazareno, la votazione ha svelato la debolezza strutturale del centrodestra. “Ieri la fotografia chiara è stata al contrario, c’è stata una maggioranza divisa: è bastata la prima prova di un voto segreto”.
Schlein esprime inoltre dure riserve sul merito del testo in discussione e attacca frontalmente la presidente del Consiglio sulla gestione degli equilibri interni e sulle questioni di genere.
“La legge elettorale era piena di problemi, con un premio di maggioranza abnorme, stanno cercando di far passare il premierato”. Secondo la segretaria del Pd, Giorgia Meloni “pur di difendere il suo potere era pronta a sacrificare le altre donne”. “Ieri e’ stata punita un’altra arroganza. L’emendamento cancellava completamente la parita’ di genere anche nei capilista. Ieri si è fratturata la maggioranza e Meloni ha imposto ai suoi di andare avanti ma evidentemente il problema ce l’ha tra i suoi alleati. E’ chiaro che dovrebbe trarne le conseguenze”, mentre al contrario “siamo all’assurdo in cui la maggioranza cerca di andare avanti fischiettando come se non fosse accaduto niente. E’ incredibile che per questo governo la priorità sia cambiare la legge elettorale perchè hanno paura di perdere il potere”.










