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19 Maggio 2026
19 Maggio 2026
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Processo al clan dei Piscopisani, la Procura di Catanzaro chiede la conferma delle condanne nell’appello bis (NOMI)

La pubblica accusa sollecita la conferma delle pene già inflitte ai cinque imputati del processo “Rimpiazzo”, tornato in appello dopo l’annullamento parziale della Cassazione

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Confermare senza sconti il verdetto di secondo grado già pronunciato. È la richiesta avanzata dalla Procura generale di Catanzaro nel processo “Rimpiazzo”, tornato davanti ai giudici d’appello dopo l’annullamento parziale disposto dalla Corte di Cassazione il 18 marzo dello scorso anno. Il procedimento riguarda il filone ordinario dell’inchiesta, mentre altre 14 posizioni risultano già definitive.

Chi è a giudizio

Davanti alla Corte d’Appello siedono cinque imputati, tutti originari di Vibo Valentia: Angelo David, Stefano Farfaglia, Salvatore Giuseppe Galati, Benito La Bella e Michele Rinaldo Emilio Staropoli. Sono difesi da un articolato collegio di avvocati composto, tra gli altri, da Francesco Muzzopappa, Giuseppe Cutrullà, Vincenzo Gervasi, Antonio Rocco, Vincenzo Sorgiovanni, Walter Franzè e Francesco Lojacono. Le contestazioni mosse dall’accusa riguardano, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione e altri reati.

Le pene chieste

Nel corso dell’udienza, la Procura ha sollecitato la conferma integrale delle condanne già inflitte nel precedente giudizio di secondo grado: 10 anni di reclusione per Farfaglia e David, 12 anni per Galati, 13 anni e 8 mesi per La Bella e 7 anni e 2 mesi per Staropoli. Una richiesta che punta a ribadire la tenuta dell’impianto accusatorio nonostante i rilievi della Suprema Corte.

Lo stop della Cassazione

La Cassazione, con la decisione del 18 marzo scorso, aveva annullato in parte la sentenza emessa il 28 marzo 2024, rinviando il processo a un’altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo esame limitato a specifici capi d’imputazione. In particolare, per Galati e La Bella il nuovo giudizio riguarda solo alcune contestazioni, mentre per Staropoli l’annullamento è circoscritto al capo 42, relativo all’estorsione al bar “Il Gabbiano” di Vibo Marina.

Le parti civili

Nel procedimento restano ammesse numerose parti civili, tra cui cittadini, imprenditori e istituzioni. Figurano l’Associazione Antiracket e Antiusura della Provincia di Vibo Valentia, il Comune e la Provincia di Vibo Valentia, la Regione Calabria, oltre a soggetti privati e società che hanno chiesto il risarcimento dei danni. (mi.fa.)

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