La complessa vicenda giudiziaria scaturita dalla nota operazione antimafia denominata Lampetra ha registrato un sostanziale punto di svolta dinanzi alla Corte d’appello di Reggio Calabria. I magistrati di secondo grado hanno proceduto alla rideterminazione della sanzione detentiva nei confronti di Salvatore Gentilesca, l’ultimo imputato la cui posizione risultava ancora pendente dopo il vaglio della legittimità. La nuova pronuncia stabilisce una pena finale pari a sei anni e dieci mesi di reclusione, segnando una netta contrazione rispetto alle precedenti statuizioni di merito.
Il percorso dopo il rinvio della Cassazione
Questo nuovo epilogo processuale giunge in stretta esecuzione della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione in data 21 novembre 2025. Gli ermellini, in quella sede, avevano confermato e reso definitive tutte le altre condanne strutturate nei precedenti gradi di giudizio, disponendo tuttavia l’annullamento con rinvio della sola posizione del Gentilesca al fine di una rinnovata valutazione del trattamento sanzionatorio. Nel corso del primo processo d’appello, l’uomo era stato infatti condannato a una pena di dodici anni e due mesi di reclusione, mentre in primo grado la condanna inflitta si attestava a quindici anni e due mesi.
Il bilanciamento delle circostanze attenuanti
Il collegio giudicante reggino ha accolto le tesi prospettate dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Maria Rossana Ursino e Fabio Tuscano. La Corte ha riconosciuto all’imputato la concessione delle circostanze attenuanti generiche, ritenute in rapporto di equivalenza rispetto alla recidiva e alle ulteriori aggravanti contestate nel capo d’accusa. Questo specifico bilanciamento tecnico-giuridico ha permesso l’applicazione di una sanzione sensibilmente inferiore rispetto ai minimi precedentemente computati.
Il contesto investigativo originario
Le imputazioni contestate rientrano nell’alveo della più vasta inchiesta condotta in sinergia dalla Procura antimafia e dai Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, i cui esiti investigativi erano culminati nel blitz scattato nel mese di luglio 2021. L’operazione originaria aveva consentito agli inquirenti di delineare la struttura di una rete deputata alla gestione delle piazze di spaccio nei territori comunali di Scilla e Bagnara, formulando accuse incentrate a vario titolo sui reati di detenzione, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti.









