Dal carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale di Crotone ha accolto l’istanza presentata nell’interesse di Vincenzo Affatato, imputato nel processo scaturito dall’operazione “Ultimo Atto” sulla presunta locale di ’ndrangheta di Cirò. Affatato, difeso dagli avvocati Gianni Russano e Mario Bombardiere, è accusato di associazione mafiosa per una condotta contestata a partire dal 9 gennaio 2018. Il pubblico ministero ha espresso parere favorevole alla sostituzione della misura cautelare. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione penale feriale del Tribunale di Crotone, composta dal presidente relatore Edoardo D’Ambrosio e dai giudici Alfonso Scibona e Vincenzo Corvino.
Oltre tre anni trascorsi nel carcere di Terni
Affatato si trova sottoposto alla custodia cautelare da circa tre anni e cinque mesi, trascorsi nella casa circondariale di Terni. Il Tribunale ha precisato che il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente, da solo, a giustificare la modifica della misura. Nel caso specifico, però, la durata della detenzione si accompagna ad altri elementi considerati favorevoli. Durante la permanenza in carcere l’imputato ha mantenuto una condotta priva di rilievi disciplinari. Il Collegio ha inoltre valorizzato la sua incensuratezza e la possibilità di eseguire la misura a una notevole distanza dai luoghi nei quali sarebbero stati commessi i fatti contestati.
I domiciliari lontano dalla Calabria
La sistemazione individuata in Puglia determina, secondo i giudici, un “incisivo allontanamento” di Affatato dal territorio calabrese e dai luoghi interessati dal procedimento. L’insieme di questi elementi dimostrerebbe un “ragionevole affievolimento delle esigenze cautelari”, che potranno essere adeguatamente tutelate attraverso i domiciliari fuori regione, il controllo elettronico e rigide limitazioni alle comunicazioni.











