Una vicenda risalente a oltre vent’anni fa, riesumata dalle pieghe dell’inchiesta antimafia “Portosalvo” e tornata davanti ai giudici dopo il recupero di una vecchia intercettazione e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha condannato Michele Fiorillo, difeso dall’avvocato Diego Brancia, alla pena di 11 anni di reclusione per la vicenda relativa al quadruplice tentato omicidio di Bellissimo, Pistininzi e Cannatelli, commesso secondo l’accusa a Piscopio il 3 ottobre 2004, durante i festeggiamenti per il Santo Patrono. La Procura aveva chiesto una pena decisamente più pesante: 20 anni di reclusione.
Lo stralcio dall’inchiesta “Portosalvo”
La contestazione era una delle imputazioni principali dell‘operazione antimafia “Porto-Salvo” poi sfociata in un processo il cui filone principale si sta celebrando dinnanzi alla Corte d’assise d’appello di Catanzaro (LEGGI QUI). La posizione relativa al quadruplice tentato omicidio aveva però seguito un percorso processuale autonomo. Era stata infatti la gup distrettuale Gilda Danila Romano, nel corso del procedimento “Portosalvo”, a disporre lo stralcio dell’imputazione, separandola dalle altre contestazioni e trasmettendo gli atti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia per il giudizio ordinario relativo esclusivamente al fatto di sangue.
L’agguato durante la festa del Santo Patrono
Al centro del procedimento vi sono i fatti avvenuti a Piscopio il 3 ottobre del 2004, nel corso della festa patronale. Secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbe trattato di un tentato omicidio plurimo, con più persone individuate come obiettivi dell’azione. Una vicenda rimasta per anni senza una definitiva ricostruzione giudiziaria e successivamente riportata all’attenzione degli investigatori attraverso la rivalutazione di elementi già acquisiti e nuove dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini antimafia.
L’intercettazione riascoltata e le dichiarazioni di Moscato
Un passaggio decisivo nella riapertura del caso sarebbe arrivato dal riascolto di un’intercettazione ambientale e dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Raffaele Moscato. Il collaboratore, secondo quanto confluito negli atti, avrebbe riferito circostanze apprese “de relato” da Rosario Battaglia, contribuendo così alla ricostruzione investigativa di quanto sarebbe accaduto quella sera a Piscopio. Elementi che hanno consentito agli inquirenti di riportare il vecchio episodio all’interno del più ampio quadro investigativo emerso con “Portosalvo”.
Esclusa la premeditazione, riconosciuta l’aggravante mafiosa
Il Tribunale non ha però accolto integralmente la prospettazione dell’accusa. I giudici hanno infatti escluso l’aggravante della premeditazione, circostanza che ha inciso sulla determinazione della pena, riconoscendo invece l’aggravante mafiosa contestata in relazione al fatto. Da qui la condanna finale a 11 anni di reclusione, sensibilmente inferiore ai 20 anni richiesti dal pubblico ministero nel corso della requisitoria.
La posizione di Rosario Battaglia
Nella stessa ricostruzione processuale compare anche Rosario Battaglia, la cui posizione aveva però già trovato definizione separatamente. Battaglia era stato infatti giudicato con rito abbreviato nel segmento del procedimento celebrato davanti alla gup di Catanzaro e conclusosi con una sentenza di condanna. Il procedimento celebrato davanti al Tribunale collegiale di Vibo ha riguardato invece la posizione di Michele Fiorillo e la specifica imputazione relativa al tentato omicidio plurimo del 2004.
Chi è Michele Fiorillo
Michele Fiorillo, classe 1986, detto “U Zarrillu”, è uno dei nomi che ricorrono con maggiore frequenza nelle principali inchieste antimafia che negli ultimi anni hanno interessato Piscopio e il Vibonese. Figlio di Pino Fiorillo, rimasto ferito nell’agguato del 1995 a Briatico insieme a Saverio Razionale, Fiorillo è stato indicato dagli investigatori come esponente di rilievo del locale di ’ndrangheta di Piscopio, articolazione criminale che nelle ricostruzioni giudiziarie viene collegata alla struttura riconosciuta dal “Crimine” di Polsi.
Sul suo conto si sono accumulati negli anni diversi procedimenti giudiziari. Nel processo “Rimpiazzo”, incentrato proprio sulla cosiddetta “Società” di Piscopio, è arrivata nel luglio 2025 una condanna definitiva a 12 anni di reclusione. In precedenza, nel gennaio 2023, la Corte d’Appello di Catanzaro lo aveva assolto, ribaltando la sentenza di primo grado, prima del successivo passaggio in Cassazione.
Per Fiorillo si sono inoltre aperte le porte del regime di 41-bis. La sua posizione giudiziaria resta però articolata: oltre alla vicenda del quadruplice tentato omicidio di Piscopio, è imputato davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per altre contestazioni omicidiarie ricomprese sempre nell’operazione “Portosalvo”, tra cui l’omicidio Palumbo, l’omicidio Pugliese Carchedi, il tentato omicidio Pugliese Carchedi e il tentato omicidio Macrì.












