Si apre con un duello tutto processuale il secondo grado del procedimento nato dall’operazione antimafia “Portosalvo”, l’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha ricostruito una lunga stagione di omicidi, tentati omicidi e regolamenti di conti maturati nel Vibonese. Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, la prima udienza è stata caratterizzata soprattutto dalle questioni preliminari sollevate dalle difese.
Gli avvocati Salvatore Staiano e Walter Franzè hanno discusso e posto all’attenzione della Corte una specifica questione relativa alla ammissibilità dell’appello proposto dalla Dda di Catanzaro contro la sentenza pronunciata in primo grado. La Corte, dopo avere ascoltato le parti, si è riservata di decidere. Le riserve saranno sciolte nella prossima udienza, fissata per il 20 ottobre, quando i giudici dovranno pronunciarsi anche sulle altre questioni preliminari emerse nel corso della prima udienza.
Il nuovo collaboratore e le dichiarazioni su Salvatore Tripodi
Nel corso dell’udienza è arrivata anche la richiesta della Procura generale di Catanzaro, rappresentata in aula da Andrea Buzzelli, di procedere alla riapertura dell’istruttoria dibattimentale. Al centro della richiesta vi è l’esame di un collaboratore di giustizia Francesco Bellusci che ha già deposto a Milano nel processo nato dall’operazione antimafia “Hydra” e che avrebbe reso dichiarazioni riguardanti Salvatore Tripodi, imputato anche nel procedimento “Portosalvo”. La Corte dovrà quindi valutare se acquisire queste nuove dichiarazioni nel processo d’Appello.
Il caso Commodaro e l’istanza di ricusazione
Un ulteriore fronte riguarda la posizione del giudice Domenico Commodaro, che ha dichiarato di astenersi dal processo poiché in passato si era già pronunciato su alcuni degli imputati, in particolare sui Patania di Stefanaconi. La dichiarazione di astensione è stata tuttavia respinta dalla Corte, che non ha ravvisato motivi di incompatibilità. A quel punto le difese hanno annunciato la volontà di munirsi di procura speciale da parte degli imputati per poter presentare una istanza di ricusazione nei confronti dello stesso magistrato. Anche su questo punto il quadro processuale dovrebbe chiarirsi nell’udienza del 20 ottobre.
La sentenza di primo grado: quattro ergastoli
Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, si era concluso il 21 novembre davanti al gup distrettuale di Catanzaro. La decisione aveva portato a quattro condanne all’ergastolo. La pena massima era stata inflitta a Francesco Alessandria, 56 anni, di Sorianello; Rosario Battaglia, 42 anni, di Piscopio, per l’omicidio di Mario Longo; Salvatore Patania, 48 anni, di Stefanaconi; e Saverio Patania, 50 anni, anch’egli di Stefanaconi. Per Battaglia, nella sentenza di primo grado, era emersa anche una divergenza tra dispositivo e motivazioni relativamente agli omicidi Palumbo e Stanganello: nelle motivazioni viene indicata l’assoluzione, mentre il dispositivo riporta la condanna.
Condannati inoltre Giuseppe Comito, 52 anni, di Vibo Marina, collaboratore di giustizia, a 10 anni; Nicola Figliuzzi, 36 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, anch’egli collaboratore, a 10 anni; Raffaele Moscato, 40 anni, di Vibo Marina, collaboratore di giustizia, a 8 anni; Salvatore Tripodi, 54 anni, di Portosalvo, a 12 anni per associazione mafiosa; Nazzareno Patania, 53 anni, di Stefanaconi, a 4 anni e 20 mesi; e Renato Marziano, 58 anni, di Piscopio, collaboratore di giustizia, a 4 anni, 5 mesi e 20 giorni.
Le assoluzioni
In primo grado erano stati invece assolti Angelo David, 43 anni, di Piscopio; Stefano Farfaglia, 43 anni, di San Gregorio d’Ippona; Nazzareno Felice, 65 anni, di Piscopio; Rosario Fiorillo, 37 anni, di Piscopio; Gregorio Gasparro, 55 anni, di San Gregorio d’Ippona; Giuseppe Patania, 46 anni, di Stefanaconi; e Antonino Francesco Staropoli, 50 anni, di Vibo Marina. Per diversi di loro la Procura aveva chiesto pene molto pesanti, in alcuni casi anche l’ergastolo.
L’omicidio Fortuna e la vendetta dei Patania
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda l’omicidio di Davide Fortuna, ucciso il 6 luglio 2012 sulla spiaggia del Pennello, a Vibo Marina. Secondo l’accusa, il delitto sarebbe stato deciso nell’ambito della vendetta seguita all’uccisione di Fortunato Patania, assassinato nel settembre 2011 nel piazzale del proprio distributore di carburanti nella Valle del Mesima. Per il delitto Fortuna vengono chiamati in causa, a vario titolo, Francesco Alessandria, Giuseppe Comito, Nicola Figliuzzi, Pantaleone Mancuso, processato con rito ordinario, e i componenti della famiglia Patania: Giuseppe, Salvatore, Saverio e Nazzareno.
Gli omicidi Longo, Palumbo e Stanganello
Il procedimento comprende poi l’omicidio di Mario Longo, avvenuto il 1° aprile 2012 a Triparni. Per questo delitto sono imputati Rosario Battaglia, Raffaele Moscato e Antonino Francesco Staropoli. Altro capitolo è l’omicidio dell’assicuratore Michele Palumbo, considerato dagli investigatori vicino a Pantaleone Mancuso nell’area delle Marinate di Vibo. Palumbo venne ucciso l’11 marzo 2010 nella propria villetta della frazione Longobardi. Per il delitto sono stati chiamati in causa Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Michele Fiorillo, giudicato con rito ordinario, Salvatore Tripodi, Franco D’Ascoli e Salvatore Vita, con le posizioni di questi ultimi due successivamente stralciate. Per Salvatore Tripodi, condannato in primo grado a 12 anni per associazione mafiosa, era stato chiesto l’ergastolo per l’omicidio Palumbo, contestazione dalla quale è stato assolto. A Stefano Farfaglia, Angelo David, Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo viene invece contestato l’omicidio di Massimo Stanganello, scomparso da Vibo Marina il 3 agosto 2008. Secondo la ricostruzione accusatoria, il cadavere sarebbe stato seppellito in una zona di campagna a Piscopio, ma il corpo non è mai stato ritrovato.
I tentati omicidi di Pugliese Carchedi e dei Bellissimo
La Dda contesta inoltre a Michele Fiorillo, Gregorio Gasparro e Nazzareno Felice il tentato omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi, avvenuto il 19 febbraio 2005 a Vibo Valentia. Gasparro e Felice sono stati assolti in primo grado. A Piscopio, il 3 ottobre 2004, si consumò invece il tentato omicidio di Rocco Bellissimo e Nicola Bellissimo. Dell’agguato sono accusati Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”, giudicato con rito ordinario, e Rosario Battaglia.
Le parti civili e il collegio difensivo
Nel procedimento si sono costituiti parte civile la moglie, i due figli e il fratello di Mario Longo, assistiti dall’avvocato Salvatore Sorbili. È stata invece esclusa come parte civile la Provincia di Vibo Valentia, mentre è stata ammessa l’Associazione antiracket, rappresentata dall’avvocato Giovanna Fronte. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Walter Franzè, Sergio Rotundo, Nicola Cantafora, Francesco Muzzopappa, Alice Massara, Gianni Puteri, Caterina De Luca, Gregorio Viscomi, Alessandro Diddi, Antonio Larussa, Salvatore Pronesti, Rosa Giorno, Giuseppe Bagnato, Eugenio Biamonte, Maria Teresa Battaglia, Edoardo Franzini, Antonio Rocco, Maria Teresa Larobina, Gabriella Riga, Giusida Sanseverino e Annalisa Pisano. Il primo vero snodo del processo d’Appello arriverà quindi il 20 ottobre, quando la Corte dovrà sciogliere le riserve sull’ammissibilità dell’impugnazione della Dda, sulle altre questioni preliminari e sulle richieste che potrebbero incidere in maniera significativa sul prosieguo del procedimento.












