Cinquanta panetti di cocaina, per un peso complessivo di 54,694 chili, nascosti nel portabagagli di un’Audi RS 3. È il cuore dell’accusa contestata a Luca Apriceno, 40 anni, originario di Tropea, detenuto per questa vicenda e assistito dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Angela Porcelli. Il procedimento approderà davanti al gup del Tribunale di Roma il prossimo 15 giugno 2026. L’udienza, secondo l’avviso di fissazione, sarà trattata nelle forme del giudizio abbreviato.
Il fascicolo nasce dall’arresto eseguito nell’agosto scorso e riguarda contestazioni pesanti: detenzione e trasporto di sostanza stupefacente ai fini di cessione, oltre alla resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta, allo stato, di accuse che dovranno essere valutate dal giudice nel contraddittorio tra le parti.
La droga nel portabagagli dell’Audi
Secondo quanto riportato nell’ordinanza di convalida dell’arresto e applicazione della misura cautelare in carcere, Apriceno sarebbe stato trovato in possesso di quasi 55 chili di cocaina. La sostanza, stando alla ricostruzione accusatoria, era custodita all’interno di due borse collocate nel portabagagli dell’Audi RS 3. La droga sarebbe stata suddivisa in 50 panetti, avvolti con guaine di gomma e scotch. Per la Procura di Roma la sostanza era detenuta e trasportata con finalità di cessione.
Nel capo di imputazione vengono inoltre indicate alcune aggravanti: quella dell’ingente quantità e quella dell’essersi avvalso, nel compimento del reato, del figlio minorenne, che secondo l’accusa si trovava seduto sui sedili anteriori della vettura.
L’alt sul Grande raccordo anulare e l’inseguimento
La seconda contestazione riguarda quanto sarebbe accaduto durante il controllo della Guardia di finanza. Secondo l’accusa, Apriceno avrebbe tentato di sottrarsi all’identificazione e all’arresto, non fermandosi all’alt imposto dai finanzieri sull’A90-Grande raccordo anulare. Nell’ordinanza si fa riferimento all’esibizione della paletta identificativa e all’utilizzo dei dispositivi luminosi lampeggianti. Nonostante ciò, l’uomo avrebbe proseguito la marcia, dando origine a un inseguimento con tre pattuglie.
La fuga, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe conclusa in via Appia Nuova, all’altezza di via Capannelle, dopo il tamponamento di altre autovetture. Una condotta che, sempre secondo l’accusa, avrebbe esposto a rischio l’incolumità fisica dei militari operanti. Alla contestazione di resistenza a pubblico ufficiale viene collegata anche l’aggravante di avere commesso il fatto per conseguire l’impunità rispetto al reato principale di detenzione e trasporto di sostanza stupefacente.






