17 Agosto 2026
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Tragedia a Vibo Marina, medico di Bologna indagato per omicidio nautico: guidava il gommone che ha travolto la barca

Conferito l'incarico per l'autopsia che verrà effettuata domani. La Procura di Vibo ha affidato a un medico legale dell'Università di Catanzaro. Il professionista indagato ha nominato come consulente la dottoressa Katiuscia Bisogni

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L’inchiesta sulla morte di Domenico Campana entra nella sua prima fase scientifica. Non si tratta più soltanto di ricostruire rotte, velocità e manovre. Saranno le lesioni sul corpo del giovane a dover raccontare che cosa accadde in quei pochi drammatici secondi, intorno alle 19.30 del 14 agosto, davanti all’imboccatura del porto di Vibo Marina. La sostituta procuratrice Viviana Punzo, titolare del fascicolo aperto per omicidio nautico, ha conferito l’incarico per l’autopsia alla professoressa Isabella Aquila e al medico legale Domenico Matteo Sacco, dell’Università di Catanzaro. L’esame è in programma domani nel capoluogo calabrese e dovrà fornire i primi elementi oggettivi sulla causa e sulle modalità della morte del ventiseienne. Alla consulenza parteciperà anche la dottoressa Katiuscia Bisogni, nominata dal medico chirurgo e odontoiatra che si trovava alla guida del gommone e che risulta formalmente indagato con l’ipotesi di omicidio nautico. La famiglia Campana è assistita dall’avvocato Giovanni Castagnari, del Foro di Castrovillari.

Il medico indagato per omicidio nautico

Secondo quanto appreso da Calabria7, ai comandi del gommone si trovava un medico odontoiatra e chirurgo di 37 anni, originario della Calabria ma da tempo attivo professionalmente a Bologna. L’uomo era rientrato nella regione per trascorrere un periodo di vacanza. Il professionista era munito di patente nautica ed era quindi abilitato a condurre il gommone, lungo circa dieci metri e dotato di una motorizzazione da 300 cavalli. La sua iscrizione nel registro degli indagati per omicidio nautico consente alla difesa di partecipare con un proprio consulente agli accertamenti irripetibili, a cominciare dall’autopsia. Si tratta di un atto dovuto e di garanzia. Saranno gli accertamenti tecnici, le testimonianze e gli esiti delle consulenze a stabilire se vi siano state condotte penalmente rilevanti e quale incidenza abbiano avuto sulla tragedia.

Nelle ore immediatamente successive all’incidente, il trentasettenne è stato accompagnato all’ospedale di Vibo Valentia e sottoposto ad alcoltest e narcotest. Gli stessi esami tossicologici sono stati effettuati sulla donna che si trovava con lui sul gommone. Al momento non sono stati resi noti gli esiti e, dunque, non è possibile formulare alcuna valutazione sul loro contenuto.

L’ultima giornata sulla Costa degli Dei

Domenico Campana aveva 26 anni, era nato a Cariati e viveva a Mirto Crosia, nel Cosentino. Quello del 14 agosto era l’ultimo giorno di una breve vacanza di tre giorni trascorsa con un gruppo di amici lungo la Costa degli Dei. Avevano visitato Tropea e trascorso alcune ore in mare. Per l’ultima uscita avevano noleggiato a Vibo Marina una piccola imbarcazione con motore da 40 cavalli, conducibile senza patente nautica. Nel pomeriggio stavano rientrando verso il porto, pronti a ripartire per Mirto Crosia. Domenico aveva anche telefonato al padre. Gli aveva detto che sarebbe rientrato a casa per l’ora di cena. Quella promessa, poche ore più tardi, si è trasformata nella telefonata che nessuna famiglia vorrebbe ricevere. All’ingresso dello scalo vibonese, la piccola barca e il gommone sono finiti sulla stessa traiettoria. Secondo le prime ricostruzioni, ancora sottoposte alle verifiche della Capitaneria, il mezzo più potente avrebbe raggiunto e colpito violentemente il natante sul quale si trovavano Campana e i suoi amici.

L’autopsia e le ferite mortali

Domenico si trovava nella parte posteriore della barca quando si è verificato l’impatto. La collisione ha aperto un grosso squarcio nello scafo e il giovane ha riportato ferite devastanti. L’autopsia dovrà distinguere le lesioni prodotte dal primo urto da quelle eventualmente provocate dall’elica, ricostruirne la successione e indicare quale sia stata direttamente causa della morte. I medici legali dovranno verificare anche se il decesso sia stato immediato oppure se sia trascorso un intervallo temporale tra il ferimento e l’arresto delle funzioni vitali. Sono elementi destinati a essere incrociati con i danni riportati dalle due imbarcazioni, con la posizione occupata dal giovane e con le dichiarazioni delle persone che hanno assistito alla collisione o partecipato ai soccorsi. Il dato medico-legale, tuttavia, non potrà ricostruire da solo l’intera dinamica. Saranno necessari rilievi tecnici sugli scafi, misurazioni, testimonianze e verifiche sulla velocità e sulle traiettorie seguite dai due mezzi.

Le urla prima dello schianto

Le testimonianze raccolte nelle ore successive alla tragedia descrivono un gommone che avrebbe proceduto a velocità sostenuta, con la prua sollevata per effetto dell’accelerazione. Alcuni presenti hanno raccontato di averlo visto compiere manovre nello specchio d’acqua vicino ai pontili prima di dirigersi verso l’uscita. “È partito a razzo”, ha riferito uno dei testimoni. Dalla piccola imbarcazione, accortisi del pericolo, alcuni ragazzi avrebbero cercato di richiamare l’attenzione di chi si trovava ai comandi: “Fermo, fermo, fermo”.

Sono dichiarazioni che dovranno essere verificate e confrontate. Il punto centrale dell’inchiesta resta confinato in una manciata di secondi: dove si trovavano esattamente i due natanti, a quale velocità procedeva il gommone, quale fosse la visibilità dalla postazione di guida e se il conducente avesse avuto il tempo e lo spazio per evitare l’impatto. Gli accertamenti sono affidati alla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, guidata dal comandante Guido Avallone. Gli investigatori stanno ricostruendo anche ciò che è avvenuto prima e dopo lo schianto, acquisendo testimonianze e documentazione utile. I due mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro. Da una parte la piccola imbarcazione noleggiata dagli amici, con il motore da 40 cavalli e lo scafo devastato dall’urto. Dall’altra il gommone di circa dieci metri, molto più potente, condotto dal professionista oggi indagato. Le deformazioni degli scafi potranno indicare l’angolo della collisione, la posizione reciproca dei natanti e la forza dell’impatto. Gli investigatori dovranno stabilire anche se siano state rispettate le regole di navigazione previste in prossimità dell’imboccatura portuale, dove la velocità deve essere adeguata alla presenza di mezzi in entrata e in uscita. (mi.fa.)

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