17 Agosto 2026
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Autonomia differenziata, la Cgil avverte Occhiuto: “La Calabria rischia di essere condannata alla marginalità”

Il sindacato aderisce alla petizione contro le pre-intese e chiede alla Regione di fermare il procedimento: "Difendere la Costituzione significa difendere i diritti dei calabresi"

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La Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia aderisce alla petizione popolare contro le pre-intese sull’autonomia differenziata. Una scelta che, nelle parole del segretario generale Enzo Scalese, si inserisce nel percorso di difesa dell’uguaglianza, della coesione nazionale e del diritto di tutti i cittadini ad accedere agli stessi servizi.

“La Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia aderisce alla petizione popolare contro le pre-intese sull’autonomia differenziata. È una scelta politica e sindacale coerente con la nostra storia e con l’impegno quotidiano in difesa dell’uguaglianza, della coesione nazionale e del diritto di ogni cittadino ad accedere agli stessi servizi, indipendentemente dal luogo in cui nasce o vive”, afferma Scalese.

La petizione è promossa dal Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme e dal Tavolo regionale No Ad.

Autonomia differenziata, la Cgil: “Rischia di accentuare i divari”

Nel mirino della Cgil Area Vasta ci sono le pre-intese avviate con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, che secondo Scalese potrebbero aggravare disparità territoriali già esistenti. “Le pre-intese avviate con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria rischiano di accentuare divari che la Calabria paga già duramente”, sostiene il segretario generale.

Per il sindacato, non si tratterebbe di una semplice contrapposizione istituzionale, ma di una questione destinata a incidere concretamente sulla vita quotidiana dei cittadini, dalla sanità alla scuola, dai trasporti alle infrastrutture, fino al lavoro e alle possibilità di sviluppo delle aree interne. “Se aumentano le distanze tra territori ricchi e territori fragili, a pagare saranno ancora una volta lavoratori, pensionati, giovani e famiglie”, sottolinea Scalese.

“Prima risorse e diritti uniformi in tutto il Paese”

La Cgil Area Vasta ritiene che qualsiasi percorso di autonomia differenziata debba essere preceduto dalla definizione e dal finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dall’attivazione di adeguati strumenti perequativi. “Non è accettabile trasferire ulteriori competenze senza avere prima garantito risorse e diritti uniformi in tutto il Paese”, afferma Scalese.

Il timore espresso dal sindacato è che, in una regione già alle prese con difficoltà nell’accesso ai servizi, con la partenza dei giovani e con carenze infrastrutturali e di collegamento, l’autonomia possa rendere strutturali le disuguaglianze esistenti. “L’autonomia differenziata rischia di trasformare le disuguaglianze esistenti in condizioni permanenti”, sostiene il segretario generale.

Sanità pubblica, l’allarme della Cgil: “La salute non può dipendere dal codice di avviamento postale”

Particolare attenzione viene riservata alla sanità pubblica calabrese. Secondo la Cgil Area Vasta, la Calabria continua a perdere risorse economiche e professionalità, mentre migliaia di cittadini sono costretti a spostarsi fuori regione per ottenere cure adeguate. “La Calabria perde ogni anno risorse economiche e professionalità, mentre migliaia di cittadini sono costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate”, afferma Scalese.

Il rischio, secondo il sindacato, sarebbe quello di mettere in competizione sistemi regionali caratterizzati da capacità finanziarie profondamente differenti, rafforzando ulteriormente i territori più forti. “La salute, però, non può dipendere dal codice di avviamento postale”, ribadisce il segretario generale.

“Il Mezzogiorno non chiede privilegi, ma condizioni uguali per competere”

La Cgil Area Vasta estende la propria critica anche alle possibili conseguenze dell’autonomia differenziata sul sistema dei diritti, sul lavoro e sulle politiche di sviluppo. “L’autonomia differenziata rischia inoltre di frammentare il sistema dei diritti e di rendere più difficile una politica nazionale capace di riequilibrare le opportunità di lavoro e di sviluppo”, sostiene Scalese.

La posizione della Cgil è che il Mezzogiorno non debba essere considerato destinatario di misure assistenziali, ma di investimenti capaci di ridurre il divario con il resto del Paese. “Il Mezzogiorno non chiede assistenza o privilegi, ma investimenti, infrastrutture, servizi efficienti e condizioni uguali per competere. L’unità del Paese si difende riducendo le distanze, non istituzionalizzandole”.

L’appello a Occhiuto e al Consiglio regionale

Da qui la richiesta rivolta direttamente alla Regione Calabria, al presidente Roberto Occhiuto e al Consiglio regionale. “Non possono limitarsi ad assistere”, afferma Scalese, chiedendo la sospensione del procedimento sulle pre-intese fino a una verifica costituzionale, finanziaria e amministrativa.

La Cgil Area Vasta chiede inoltre che la Regione assuma l’impegno a impugnare davanti alla Corte costituzionale eventuali intese che dovessero risultare lesive dei diritti e degli interessi dei cittadini calabresi.

La petizione: “Una Calabria che non accetta la marginalità”

L’adesione alla petizione viene infine presentata come uno strumento per dare voce alla parte della Calabria contraria a un ulteriore ampliamento dei divari territoriali. “Aderire alla petizione significa dare voce a una Calabria che non accetta di essere condannata alla marginalità”, conclude Scalese.

L’invito è rivolto a lavoratrici, lavoratori, pensionati, giovani e cittadini affinché sottoscrivano la petizione. “Difendere la Costituzione e l’unità della Repubblica significa difendere il diritto a curarsi, studiare, lavorare e costruire il proprio futuro nella propria terra”.

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