23 Ottobre 2026
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Vibo aspetta (ancora) il nuovo procuratore, Palamara accusa il Csm e le correnti: “Non ci si è messi d’accordo sul nome”

Tribunale di Catanzaro sotto pressione, tra troppi fascicoli e pochi magistrati. L'ex presidente di Anm chiama in causa Ministero. Poi l’elogio a Gratteri: “un modello virtuoso per una terra di Calabria”, fuori dalle dinamiche delle correnti

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La domanda riguarda la Procura di Vibo Valentia, ma la risposta chiama in causa il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Perché la scelta del nuovo procuratore richiede tanto tempo? Luca Palamara offre una spiegazione che pesa: “Perché evidentemente non hanno funzionato gli accordi, non ci si è messi d’accordo sul nome, si deve coprire un altro luogo”. È la lettura dell’ex presidente dell’Anm ed ex componente del Csm, ospite a Vibo Valentia del Festival del Sud, per la presentazione di Il sistema colpisce ancora, il libro scritto con Alessandro Sallusti. Nel confronto moderato dal direttore di Calabria7 Mimmo Famularo, con l’intervento dell’avvocata Maria Daniela Renda per l’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia, il racconto dei meccanismi di potere incrocia i problemi della giustizia. Le nomine che si fanno attendere, gli uffici sotto pressione, il peso delle appartenenze.

Il dopo Falvo e l’attesa di Vibo

La successione a Camillo Falvo, che da aprile guida la Dda di Potenza, resta una questione aperta. La Procura vibonese è affidata alla guida facente funzioni di Concettina Iannazzo. Dieci i magistrati che hanno presentato domanda per il vertice dell’ufficio; Calabria7 ha già raccontato una procedura per la quale si guarda al 2027, pur senza un rinvio automatico imposto dal rinnovo del Csm. Palamara viene sollecitato proprio sui tempi di questa scelta. E interpreta l’attesa come “una spia che qualcosa non funziona”, riconducendola alla difficoltà di trovare un accordo sul nome. È una valutazione che riporta al centro il rapporto tra merito, correnti e incarichi direttivi. Per chi aspetta giustizia, intanto, contano l’organizzazione degli uffici e la capacità di dare risposte. Anche da questo dipende la credibilità delle istituzioni in un territorio come il Vibonese.

Le correnti pesano ancora: “Lo è ancora di più dopo l’esito referendario”

Le correnti comandano ancora?: “Pesano ancora di più dopo l’esito referendario”. Giudizio chiaro con una precisazione: Non bisogna demonizzare tutto ciò che in qualche modo è intorno al mondo delle correnti”. Il punto, nel suo ragionamento, è capire dove il sistema di organizzazione interna della magistratura abbia smesso di funzionare e quali correttivi possano impedire che le appartenenze prevalgano sulle esigenze degli uffici. Sul referendum, Palamara riconosce l’esito: “Il referendum ha dato una risposta, ha vinto il no”. Quel risultato, sostiene, va accettato. Resta però aperta la domanda di cambiamento e resta necessario discutere di organizzazione, responsabilità e selezione dei vertici. Con una premessa: “Quando si parla di cambiamento non si deve fare un discorso contro la magistratura, perché sarebbe la premessa più sbagliata”.

Catanzaro, i fascicoli e gli organici: il conto arriva ai cittadini

Il confronto entra poi nell’emergenza degli organici giudiziari, partendo dall’allarme sulla mole di lavoro al Tribunale di Catanzaro richiamato durante l’incontro. Per Palamara, “dal punto di vista organizzativo c’è molto da fare”. Quando i fascicoli superano le capacità degli uffici, la pressione ricade sui magistrati e si traduce in un problema per cittadini e avvocati, costretti a misurarsi con tempi e difficoltà nell’ottenere giustizia. Da qui la richiesta di un intervento che coinvolga Ministero della Giustizia e Csm: individuare le sedi nelle quali la carenza è più grave, rivedere la distribuzione delle risorse e interrogarsi sui meccanismi dei trasferimenti. La riforma della giustizia passa anche da queste scelte, che incidono ogni giorno sul lavoro nei tribunali.

Su Gratteri: “Un modello virtuoso per una terra di Calabria”

Nel ragionamento sulla magistratura e sulle sue dinamiche interne arriva un riconoscimento esplicito a Nicola Gratteri, anche lui tra gli ospiti del Festival. Palamara lo indica come “un modello virtuoso per una terra di Calabria” e richiama il valore dell’affermazione del principio di legalità. Lo descrive inoltre come una figura rimasta fuori dalle dinamiche correntizie delle quali si sta discutendo. Parole che arrivano mentre l’ex presidente dell’Anm torna sulla propria vicenda e sulle resistenze al cambiamento. Nella sua analisi, la difficoltà di depoliticizzare il ruolo del magistrato alimenta una magistratura che definisce “corporativa, autoreferenziale”, timorosa delle trasformazioni al proprio interno.

Caso Rossi, il richiamo alla presunzione d’innocenza

Sul caso David Rossi, il tema diventa il rapporto tra ricerca della verità, attività delle commissioni parlamentari e presunzione d’innocenza. Palamara richiama i poteri delle commissioni d’inchiesta, aggiungendo un limite: “Il che non significa che però la commissione d’inchiesta può automaticamente sostituirsi a quello che è compito dell’autorità inquirente”. Il suo rilievo riguarda anche lo spazio riconosciuto alle persone chiamate in causa: “Non mi sembra ci sia stata la possibilità per chi è stato accusato di potersi difendere o contraddire sullo stesso piano di chi lo ha accusato”. Una critica al modo in cui determinate informazioni sono state rese pubbliche: “Sicuramente era un’informazione che andava meglio calibrata”.

Borsellino e mafia-appalti, Palamara contro Scarpinato

L’ultima parte del confronto tocca Paolo Borsellino, le ricostruzioni sulle stragi e il dossier mafia-appalti. Palamara sostiene che la famiglia Borsellino ha diritto di conoscere tutta la verità, senza escludere alcuna pista. Contesta inoltre un rispetto della magistratura condizionato dal contenuto dei provvedimenti. “Io penso che si possano criticare i provvedimenti giudiziari nel rispetto”, afferma. Poi, riferendosi a Scarpinato, aggiunge: “Non è che [Scarpinato] abbia delle verità rivelate in tasca e quando parla lui è come se parlasse un oracolo”.

Palamara critica l’attacco di Scarpinato all’attività della Procura di Caltanissetta e al provvedimento del gip Santi Bologna: a suo giudizio, significa dire ai cittadini di non avere fiducia nella giustizia. “Secondo Scarpinato, invece, dovrebbero averla quando si indaga su piste che lui ritiene giuste. Ma la giustizia non può funzionare così. Sono curioso di sapere che cosa dirà Giuseppe Conte, quando verrà questa sera al Festival”.

Prima dei saluti, Palamara torna al legame personale con Vibo: “Mio padre studiò qui quando era un giovane studente”. Poi lascia ai ragazzi presenti un messaggio che attraversa anche il racconto della sua storia: “Ognuno deve essere artefice del proprio destino e avere anche la forza di poter ribaltare il tavolo”.

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