“Esiste una stabile struttura organizzata, una struttura aziendale parallela a quella criminale”, dove ciascun sodale oltre a svolgere la propria mansione professionale”, si integra nel ruolo dell’altro associato per garantire al dominus Paolo Paoletti il reiterato sfruttamento dei lavoratori. Il gup del Tribunale di Catanzaro Mario Santoemma motiva il verdetto datato 17 novembre 2025, giorno in cui ha sentenziato cinque condanne e una assoluzione per i sei imputati giudicati con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta Ergon (LEGGI), che ruota attorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti nel Catanzarese, parlando di una associazione ben consolidata, in grado di garantire lunghi anni di sfruttamento, “senza denuncia da parte di capi e sodali, senza sosta nella imposizione del sistema Paoletti. Sarebbe bastata una mera falla, una qualunque rottura del ruolo di ciascuno per far saltare il banco”.
I diktat, le regole ferree e i metodi inumani
Un sistema, secondo quanto scrive il gup nelle 379 pagine di motivazioni, che ha avuto regole ferree di partecipazione dai vertici identificabili in Paolo Paoletti e Anna Valentino che hanno imposto i loro diktat avvantaggiandosene, a Vittorio Fusto che attraverso i metodi bruschi ed inumani ha garantito il costante regime di terrore, come descritto dalle vittime, nella sede principale di Montepaone, a Tiziana Nisticò che con silente ma fattiva partecipazione riceveva le restituzioni o erogava le differenze per il costante funzionamento degli accordi illeciti, a Vittorio Doria che sebbene in contatto con il solo Paolo Paoletti era a conoscenza della struttura, tanto che riceveva i verbali di conciliazioni già predisposti dagli appartenenti alla stessa e poi ratificava le conciliazioni capestro per i lavoratori e contemporaneamente li iscriveva al sindacato con esborsi inusuali del datore di lavoro, senza neppure renderli edotti della rinuncia ai loro diritti.
Il bieco paternalismo e il potere criminale
I ruoli, per il giudice, sono palesi: Paoletti è il promotore, il capo indiscusso, perché sostanziale proprietario delle imprese societarie.E’ lui che esercita il potere datoriale come potere criminale, è lui che assume le decisioni e che dirige e coordina l’attività di tutti gli altri associati, i quali a lui fanno riferimento per ogni decisione rilevante. E’ lui che si inerisce pesantemente anche nella vita privata dei lavoratori, concedendo con bieco paternalismo una sede di lavoro maggiormente favorevole ad un dipendente per un suo personale tornaconto. E’ lui che informa preventivamente i lavoratori di prossimi controlli e li redarguisce circa le dichiarazioni da rendere. E’ lui che per evitare controlli impone le dichiarazioni false in caso di infortunio. E’ lui che diffonde il regime di terrore di cui parlano più lavoratori e concorda le strategie per tenere lontani le associazioni sindacali esercitando rappresaglie nei confronti dell’unica lavoratrice iscritta.
“La padrona che trasforma i lavoratori in fac totum”
La Valentino in qualità di coniuge di Paoletti, riconosciuta come altrettanto padrona in grado di chiedere ogni servigio senza dissenso ai lavoratori, da quello di baby sitter, a quello di facchino in ogni ora del giorno. Fusto, definito dal giudice, autentico caporale, braccio destro di Paoletti, partecipa alle assunzioni con accordi illeciti e ne cura l’esecuzione, vigilando sulle ore lavorate, “pretendendone a volte anche di ulteriori oltre alle 50 di prassi, maltratta i lavoratori dinanzi a terzi, si inventa che i certificati medici redatti fuori regione non sono validi pur di perseguire le logiche criminali di sfruttamento. Redarguisce i lavoratori infortunati minacciandoli di accusarli al Paoletti se dichiareranno l’infortunio sul lavoro, impone loro mansioni inferiori e dequalificanti, esercita il controllo in modo da garantire la costante permanenza del timore della perdita del posto di lavoro, minacciando licenziamenti o comunque non rinnovi alla scadenza contrattuale”.
Il sistema costruito sul bisogno disperato di lavorare
Anche Nisticò in amministrazione e contabilità ha un ruolo importante, conseguendo la restituzione da parte dei lavoratori di parte della retribuzione o erogando le differenze in contanti garantisce il buon funzionamento del sistema e dell’accordo criminale in sede di esecuzione del rapporto lavorativo. E infine il sindacalista Doria, che pur al di fuori della struttura aziendale ha un ruolo chiave nell’auspicata garanzia di definitiva acquisizione dei profitti illeciti “sa chi redige le conciliazioni che giammai osa discutere, mette a disposizione il suo ruolo sindacale per consentire a Paoletti di continuare tranquillo l’imposizione del suo sistema e ne trae benefici personali non solo in termini di regalie ma anche della raccolta di nuovi iscritti, ahimeè ignari di tale iscrizione. Che fosse partecipe al sistema criminale risulta confermato dalla circostanza che i lavoratori non solo ignoravano la loro iscrizione, ma anche che il relativo sindacato di appartenenza non risulta aver speso un singolo intervento a tutela dei lavoratori prima e dopo la conciliazione”. Un sistema solido ben oliato, fondato sul bisogno spesso disperato di lavorare per mantenere sé stessi o nuclei familiari interi, “sulla frustrazione di una terra e di un contesto socio territoriale dove la negazione dei diritti è usuale ed il loro riconoscimento è l’eccezione”.
“Sottratti ai lavoratori i loro diritti fondamentali”
Un programma criminoso, portato avanti con modalità seriali, standardizzate e reiterate, diretto a sottrarre ai lavoratori in stato di bisogno i loro diritti fondamentali per perseguire i propri interessi economici. Condotte che sebbene alcuni imputati qualifichino come subite, a detta del gup, non possono ritenersi tali “visto che tra i dipendenti era ben chiara la posizione delle vittime e dei carnefici, di coloro che si sono schierati a fianco della proprietà, sia pure accontentandosi di privilegi non paragonabili all’arricchimento indebito del datore di lavoro e coloro che hanno subito per lunghi anni. Ed i reati erano necessariamente destinati a ripetersi tanto da assurgere a sistema e non poteva essere diversamente visto che il promotore era sordo a qualunque invito a ricondurre a liceità il suo modo di fare impresa”. Lo stabile vincolo associativo era orientato all’assunzione di lavoratori in stato di bisogno e disponibili ad accettare accordi di rinuncia ai propri diritti (retribuzione ferie malattia), alla stipula di reiterati contratti a termine in maniera tale che i lavoratori sentissero su di loro il peso immanente della perdita del posto di lavoro; al controllo a distanza con mezzi illeciti delle maestranze in modo da individuare il dissenso ed isolarlo, alla la stipula di conciliazione che rendessero definitivi i profitti illeciti.









